gorilla

Sal 1994 Riù vive nello zoo Safari di Fasano. Dal 2008, dopo la morte del suo compagno, vive da solo e rassegnato, gli animalisti chiedono pietà

Era un cucciolo quando è stato catturato e strappato dalla sua terra e dalla sua mamma. La storia del gorilla Riù inizia così, nel 1994, quando viene portato nello zoo Safari di Fasano e non tornerà mai più in Africa.

Da quasi 30 anni, dunque, il gorilla è un’attrazione, ma la tristezza gli si legge in volto. Dal 2008, poi, vive da solo a seguito della morte di Pedro, l’altro gorilla con una sorte come la sua che si è spento a causa di una malattia. Gli animalisti da anni chiedono che il gorilla venga salvato da questa vita che lo ha reso così infelice. «È solo ormai perché il suo compagno di sventura Pedro lo lasciò il 13 dicembre del 2008, morendo dopo una breve malattia. Ora dopo tanti anni è ormai anziano, rassegnato e infelice, così infelice da essere chiamato il gorilla triste» scrivono gli attivisti dell’associazione Meta Parma, che lancia una petizione per salvare l’animale su Change.org.

In poche ora sono stati in 50mila a firmare per la liberazione di Riù, il gorilla che “con il suo sguardo infelice e la sua espressione saggia, così dignitosa nonostante la sua tristezza, manda un messaggio forte e chiaro, che arriva a chi può recepirlo: il vero problema è la libertà negata. Riù è un primate, è un individuo, costretto a vivere in una campana di vetro. Crediamo possa definirsi vita, vivere sempre rinchiusi in uno zoo? Riù è rinchiuso da troppi anni, è anziano, ha diritto a poter vivere almeno i suoi ultimi anni, mesi o giorni fuori da quello zoo, glielo dobbiamo” scrivono gli attivisti al direttore dello zoo.

Secondo quanto ricostruito dagli animalisti la libertà è negata al gorilla dagli anni ’70: «era il 2 dicembre del 1975 e i due piccoli di gorilla vennero acquistati 850mila delle vecchie lire, questo fu il prezzo della loro schiavitù, destinati a essere messi in vetrina a vita. Da allora in poi Riù e Pedro non rividero mai più la libertà, e condivisero la stessa triste sorte rinchiusi fino al 1994 in un circo, e poi nello Zoo Safari di Fasano, in Puglia». Gli animalisti fanno poi appello a chi possa accogliere l’animale e donargli un ambiente consono, almeno per i suoi ultimi anni di vita, tra rifugi, santuari, aree protette, così che “non debba morirci, in quello zoo. Non c’è più tempo per temporeggiare o aspettare, Riù è anziano, doniamogli almeno questo gesto, siamo in debito con lui“.

Lo zoo di Fasano, però, assicura che le condizioni di Riù siano migliori di quanto gli animalisti non vogliano far passare e che “il suo habitat rinnovato e raddoppiato, ora di oltre 600 mq: gli alberi sono sempre accessibili insieme a tronchi e “castelli” di legno su cui arrampicarsi, con una cascata ad acqua corrente dove fare il bagno, con prato verde piantumato di essenze speciali da cui può brucare ad libitum come farebbe in una giungla, dove non esistono muri ma enormi vetrate perimetrali che permettono a Riù (ma solo se e quando lo desidera, avendo un’infinità di aree dove potersi isolare ed appartare se così preferisce) di stare a contatto ravvicinato con il pubblico, oltre agli ampi due box interni interconnessi, definibili veri appartamenti ora dedicati esclusivamente ad esso, non visibili al pubblico ma dotati di grandi vetrate aperte al mondo esterno, situazione in definitiva ben diversa da come sia stata dipinta“.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: PIXABAY