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    Home » Archivio Storico » 2022 » Trovato Alzehimer nei delfini
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    Trovato Alzehimer nei delfini

    Alice GemmaDi Alice GemmaDicembre 25, 2022
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    Fino ad ora, la malattia degenerativa non era mai stata trovata in specie diverse dall’essere umano

    Anche gli animali possono avere malattie come gli essere umani. Una recente scoperta ha infatti messo in luce come in tre diverse specie di delfini siano stati identificati i marcatori dell’Alzheimer tra cui disorientamento e confusione, motivi per cui spesso si perdono. Tra le specie di cetacei, c’è il delfino dal becco bianco, un tursiope e un pilota con pinne lunghe.

    La ricerca è stata portata avanti dal gruppo di scienziati dell’Università di Glasgow, delle università di St Andrews ed Edimburgo e del Moredun Research Institute in Scozia, in uno studio pubblicato sull’European Journal of Neuroscience.

    I risultati sono arrivati grazie a dei test fatti su 22 balene dopo la loro morte e sulle quali sono stati trovati cambiamenti cerebrali legati alla malattia degenerativa. Fino ad ora, l’Alzehimer non era mai stato trovato in specie diverse dall’essere umano.

    «Questi sono risultati significativi che mostrano, per la prima volta, che la patologia cerebrale negli odontoceti bloccati è simile al cervello degli esseri umani affetti da malattia di Alzheimer clinica» ha spiegato al Guardian Mark Dagleish, patologo e ricercatore capo dell’Università di Glasgow. «Sebbene in questa fase sia allettante ipotizzare che la presenza di queste lesioni cerebrali negli odontoceti indichi che possono anche soffrire dei deficit cognitivi associati alla malattia di Alzheimer umana, è necessario svolgere ulteriori ricerche per capire meglio cosa sta succedendo a questi animali quando sono ancora in vita» ha chiarito lo scienziato.

    «Siamo rimasti affascinati nel vedere cambiamenti cerebrali nei delfini anziani simili a quelli dell’invecchiamento umano e del morbo di Alzheimer. Se questi cambiamenti patologici contribuiscono allo spiaggiamento di questi animali è una domanda interessante e importante per il lavoro futuro» ha raccontato Tara Spires-Jones, docente dell’Università di Edimburgo.

    di: Alice GEMMA

    FOTO: ANSA/ELENA FONTANESI/ASSOCIAZIONE DELFINI DEL PONENTE

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    Alice Gemma

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