Sono passati oltre 100 giorni dal terremoto che ha devastato il confine tra i due Paesi
Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio un devastante terremoto di magnitudo 7.7 ha devastato la terra al confine tra Turchia e Siria. Ci sono stati oltre 50mila morti, 43.556 nel sud est anatolico e oltre 36mila in Siria, un conteggio spaventoso, a cui si aggiungono i numeri degli sfollati: i bambini che aspettano di riavere una casa sono 2,5 milioni in Turchia, 3,7 milioni in Siria. Vivono ancora tra le macerie. Anche gli aiuti sono in ritardo.
A lanciare l’allarme – e il monito – è l’Unicef. Il portavoce Andrea Iacomini dichiara: «la cosa che colpisce è che c’è una totale assenza di narrazione. C’è bisogno di un evento catastrofico per parlare di questi Stati. Se non bussano alle porte delle nostre case, ci si sentiamo distanti. Non ci riguarda. Quante corpi ci vogliono sulle nostre spiagge, per svegliare le nostre coscienze?».
Un problema che non riguarda solo i terremotati nel medio oriente ma anche i bambini soldato, le spose bambine, in generale i minori in quelle zone del mondo devastate dalla guerra. Nel 2023 ci sono state 27mila violazioni sulla pelle dei bambini, rispetto alle 24mila dello scorso anno. Le Nazioni Unite hanno registrato 18mila bambini “non rispettati”, 8mila uccisi o mutilati.
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/ERDEM SAHIN