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Finora 13 esonerati nell’esercito, oggi un incontro coi vertici per ricucire i rapporti

Continua il giro di vite del governo brasiliano contro i militari e poliziotti conniventi con gli ultras dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro: il neo presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha licenziato altri 13 soldati che lavoravano nel Gabinetto di sicurezza istituzionale (Gsi), sotto la cui giurisdizione si trova il Palacio do Planalto, la sede del governo.

Alcuni erano impiegati al Planalto , mentre altri lavoravano presso un dipartimento del Gsi a Rio de Janeiro, dove Bolsonaro ha la sua residenza privata. Già ieri la Gazzetta ufficiale aveva pubblicato l’esonero di altri 40 militari dal Palacio da Alvorada, la residenza ufficiale del presidente della Repubblica a Brasilia.

Per non aumentare tuttavia il distacco tra la Presidenza della Repubblica e l’esercito il ministro della Casa civile, Rui Costa, ha annunciato che Lula dovrebbe incontrare in settimana i comandanti di Esercito, Marina e Aeronautica. Ieri, intanto, il ministro della Difesa José Mucio Monteiro ha pranzato con i vertici militari per cercare di ricucire i rapporti.

Nuovi arresti tra i manifestanti

Avanza in Brasile l’inchiesta per individuare i responsabili dei disordini dello scroso 8 gennaio, quando una folla di elettori del PL ha insavo i palazzi delle istituzioni a Brasilia. L’ufficio del procuratore generale ha emesso i primi mandati d’arresto nei confronti di 39 bolsonaristi.

I manifestanti sono stati accusati di associazione per delinquere armata, colpo di stato, gravi danneggiamenti con l’impiego di sostanze infiammabili contro i beni pubblici e tentata sovversione dello stato di diritto con la violenza.

Per tutti e 39 i bolsonaristi è scattato anche il congelamento dei beni, per un valore totale di 40 milioni di reais pari a circa 7,2 milioni di dollari. Il denaro servirà per coprire i danni della devastazione.

di: Marianna MANCINI

aggiornamento di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/EPA/ANDRE BORGES