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    Home » Archivio Storico » 2024 » Prisma Puccini
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    Prisma Puccini

    Francesca LasiDi Francesca LasiDicembre 15, 2024
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    GIACOMO PUCCINI
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    Tra i compositori italiani più importanti e più noti al mondo, Giacomo Puccini ha esordito in un momento di transizione per l’opera lirica. Ne abbiamo parlato con Virgilio Bernardoni, autore della più recente monografia pucciniana

    Concerti, eventi, workshop, fumetti, mostre, festival: tanti i modi in cui si è deciso di omaggiare Giacomo Puccini (1858-1924) nel centenario della morte. Tra i maggiori operisti italiani, è al terzo posto della classifica dei compositori più rappresentati, dopo Giuseppe Verdi e Wolfgang Amadeus Mozart, secondo le statistiche del sito Operabase. Le sue opere più note, come La bohème (1896), Tosca (1900) e Madama Butterfly (1904), sono tra le più rappresentate al mondo.

    Come scrisse nel 2023 Cesare Galla su Doppiozero “la vita teatrale contemporanea s’incarica insomma di confermare che Giacomo Puccini rimane operista come pochi in grado di intercettare il gusto del pubblico ancora oggi, di affermare l’universalità della sua arte all’incrocio fra una drammaturgia di grande forza comunicativa e la complessità di una scrittura consapevole dei percorsi della modernità”.

    La ricezione delle opere di Puccini, però, non è mai stata uniforme, basti pensare al fatto che inizialmente i suoi lavori non vennero completamente apprezzati dalla critica del primo Novecento, che in parte lo considerava “troppo popolare” (un esempio su tutti il critico musicale Fausto Torrefranca). Anche grazie agli studi musicologici, nel corso dei decenni la sua figura è stata rivalutata e ha acquisito centralità nel panorama operistico internazionale. Attraverso le ricerche sono venute alla luce parti del suo lavoro artistico a lungo rimaste sconosciute, come la produzione organistica, le composizioni vocali da camera e parte della produzione sinfonica, alcune composte in gioventù, altre a carriera già avviata.

    La produzione di Puccini è molto vasta: negli anni sono stati ritrovati (e continuano a venire scoperti) testi, partiture, lettere e indicazioni per la messa in scena del compositore grazie al lavoro dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini (ENOGP), istituita nel 2007 con un decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali su iniziativa del Centro Studi Giacomo Puccini. Sempre attraverso la ricerca è stato possibile scoprire altri lati di Puccini, potremmo dire “extra-musicali”, come la sua passione per la fotografia, immortalata nella mostra “Qual occhio al mondo”. Puccini fotografo, organizzata dalla Fondazione Ragghianti di Lucca con la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini e al Centro Studi Giacomo Puccini, conclusasi lo scorso aprile.

    Sono tutti tasselli che vanno a comporre un quadro sempre più sfaccettato del compositore che – come vedremo – esordì durante un particolare periodo di transizione per l’opera lirica – tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento – fino a diventarne uno dei protagonisti e a segnarla indelebilmente, con la sua sintesi tra espressività, modernità , sentimento e realismo psicologico (volendo riassumere in modo estremo).

    La “Turandot” rappresentata al Teatro de la Maestranza, a Siviglia, il 5 novembre 2024 – Credit Image: © Francisco J. Olmo/Contacto via ZUMA Press/ANSA

    Una breve “biografia musicale”

    Quando approda al suo primo vero successo grazie a Manon Lescaut, rappresentata per la prima volta l’1° febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino, Puccini ha alle spalle un percorso avviato già da tempo. Nato il 22 dicembre 1858 a Lucca, Puccini proviene da una famiglia di compositori: a impartirgli i primi insegnamenti musicali è il padre Michele, prematuramente scomparso nel 1864. Dopo diversi anni di studi, nel 1880 approda al Conservatorio di Milano. Subito dopo l’esame finale Puccini compone la sua prima opera lirica, Le Villi, rappresentata per la prima volta nel 1884. Gli anni della formazione milanese coincidono con l’incontro con l’editore Giulio Ricordi, che decide da subito di puntare su di lui. La seconda opera del compositore toscano, Edgar, non ha il successo sperato e per lungo tempo rimane a margine del canone pucciniano, così come Le Villi. Tre anni dopo il successo di Manon Lescaut – che segna l’inizio della collaborazione con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa – arriva la fama con La bohème (1896), che diventa consacrazione a livello internazionale con Tosca (1900) e Madama Butterfly, ambientata in Giappone (1904, tutte e tre con libretto di Illica e Giacosa). Puccini diventa il compositore vivente più noto (e ricco) e le sue opere iniziano ad essere rappresentate nei teatri internazionali. Dopo la  Butterfly inizia un periodo di crisi, caratterizzato dalla fine del sodalizio artistico con Illica e Giacosa a causa della morte di quest’ultimo, nel 1906. È, per Puccini, un periodo di ricerca, di sperimentazione tumultuosa.

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    Al debutto de La fanciulla del West – prima opera pucciniana la cui prima si svolge all’estero, al Metropolitan Opera di New York nel 1910 – seguono altri anni dolorosi, quelli della Prima guerra mondiale, che il compositore trascorre a Torre del Lago (oggi  nota anche come Torre del Lago Puccini). Nel 1917 una casa editrice viennese commissiona a Puccini un’operetta, dalla quale nasce l’opera La rondine, portata a termine con grosse difficoltà proprio a causa del conflitto. Poco dopo la fine della guerra, a New York si tiene la prima de Il Trittico, del quale fanno parte Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi (1918), caratterizzati da una drammaturgia quasi “sperimentale”, l’esito di quel periodo burrascoso.

    Puccini inizia, poi, a lavorare alla Turandot che, come sappiamo, rimane incompiuta: il compositore muore il 29 novembre 1924 a causa di un tumore alla gola.

    GIACOMO PUCCINI MANON LESCAUT 2004
    “Manon Lescaut” rappresentata a Zurigo nel 2004 – ANSA/EPA/WALTER BIERI

    L’intervista

    Con questa breve “biografia musicale” siamo colpevolmente scivolate nel nozionismo ma con l’intenzione di fornire una traccia – chiaramente non esaustiva – delle opere più note di Puccini per concentrarci sugli aspetti principali dello stile pucciniano. Ne abbiamo parlato con Virgilio Bernardoni, professore di Musicologia e Storia della musica all’Università degli studi di Bergamo. Presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini, ha curato e scritto diverse pubblicazioni, tra cui la monografia Puccini (collana L’Opera italiana, Il Saggiatore, 2023).

    Professor Bernardoni, quando Giacomo Puccini ha esordito che periodo era per l’opera lirica? Che stagione stava vivendo?

    «Giuseppe Verdi non aveva ancora scritto l’ ‘Otello’ e il ‘Falstaff’ ed era ormai agli sgoccioli il tempo della contestazione scapigliata, che Puccini prolungò, forse inconsapevolmente, con l’esordio a suo modo rivoluzionario de ‘Le Villi’. Quando, invece, ottenne il primo vero successo con ‘Manon Lescaut’ era già scoppiata la moda del Verismo tipo ‘Cavalleria rusticana’ [di Pietro Mascagni, 1890, tratta dalla novella omonima di Giovanni Verga, NdR], che Puccini evitò nelle sue connotazioni più crude e fece virare verso il realismo poeticamente trasfigurato della ‘Bohème’. Un periodo di transizioni, dunque, del quale fu uno dei protagonisti principali».

    Quali sono gli elementi caratteristici dello stile di Puccini? Come hanno cambiato l’opera?

    «L’aggettivo sintetico mi sembra quello che meglio contraddistingue lo stile musicale di Puccini rispetto alla media del suo tempo. La retorica è assente dalla sua musica e dai suoi libretti che possiedono una pulizia e una levigatezza tali da renderli unici. È una caratteristica che nelle opere della maturità diventa un modo di procedere svelto, per punti salienti, di cui l’affermazione di Rodolfo nella ‘Bohème’, ”La brevità, gran pregio”, è la sigla perfetta. Proprio questo fare sintetico ha introdotto nel melodramma prospettive nuove. Basterebbe pensare al ‘Trittico’: tre atti unici, con storie, ambienti, riferimenti temporali, tipi di vocalità, tratti musicali totalmente difformi e, però, legati fra loro da sottili fili tematici».

    Sulle eroine pucciniane e la loro tragica sorte sono state date diverse chiavi di lettura…

    «Certo, ora piccoli personaggi dalla sentimentalità dolciastra, ora vittime predestinate del mai risolto complesso edipico del loro burattinaio assassino. Diciamo, piuttosto, né donnine, né eroine, né vittime a prescindere. Bensì personaggi che Puccini costruisce secondo la propria sensibilità attraverso azioni coese, con logica narrativa e musicale serrata. In linea di principio il suo orientamento non differisce da quelli dei contemporanei che imperniano le proprie poetiche sulle figure femminili: il Debussy di ‘Pelléas et Mélisande’, lo Strauss di ‘Salomè’ ed ‘Elektra’, lo Stravinskij del Sacre du printemps [‘La sagra della primavera’, NdR]. Accostarsi alle opere di Puccini col pregiudizio che siano soltanto storie sentimentali oppure soltanto rappresentazioni seriali di un disagio psichico non mette nella condizione di coglierne la ricchezza».

    Oggi, a 100 anni dalla morte di Puccini, qual è lo “stato di salute” dell’opera lirica?

    «La produzione di Puccini gode come sempre di ottima salute. Titoli come ‘La bohème’, ‘Tosca’ e ‘Madama Butterfly‘ continuano a rimanere fra le top ten delle opere più spesso rappresentate. E i titoli un tempo trascurati, come per esempio ‘Le Villi’, iniziano a conoscere una nuova stagione di interesse. Anche l’opera italiana in genere non se la passa poi tanto male: in Italia può contare su una rete stabile di teatri e può usufruire di un consistente sostegno statale; e all’estero alimenta più della metà del repertorio rappresentato. Negli ultimi anni, inoltre, sono emersi interpreti (direttori d’orchestra, cantanti, registi) che le si accostano con una consapevolezza accresciuta della sue specificità. E di tanto in tanto compaiono anche nuove creazioni di autori contemporanei. Insomma, il presente è solido e lascia ben sperare per il futuro».

    Anche questa è l’eredità artistica di Giacomo Puccini.

    di: Francesca LASI

    FOTO: SHUTTERSTOCK/ALEX_MASTRO

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