Dopo oltre due anni di sofferenze, muore un membro della protezione civile. L’inchiesta sulla deflagrazione ancora bloccata dalle tensioni politiche nel Paese
Dopo oltre due anni dalla strage, continua a salire il bilancio delle vittime dell’esplosione che nell’agosto del 2020 distrusse il porto di Beirut, in Libano.
Le autorità libanesi e l’agenzia Nna, infatti, hanno annunciato la morte di un membro della protezione civile, Abderrahman Bishnati, che in quell’infausta giornata estiva era rimasto gravemente ferito nella deflagrazione: si tratta del 245esimo morto. Di queste solo 241 sono state identificate, mentre altre quattro – tre donne e un uomo – restano ancora senza nome. La strage comportò anche il ferimento di 6.500 persone, molte rimaste menomale a vita, e 330 mila sfollati.
L’esplosione, che distrusse un terzo della capitale libanese, è stata fino a ora una delle 10 più potenti deflagrazioni non nucleari della storia. Intanto l’inchiesta sulle responsabilità dell’accaduto – causato da 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, per anni custodite nel porto – risulta ancora in fase di stallo a causa delle misure giudiziarie messe in atto dall’oligarchia politica al potere in Libano.
Gli avvocati di alcuni ex ministri e deputati, infatti, hanno nell’ultimo anno più volte tentato di ricusare il giudice incaricato delle indagini, Tareq Bitar.
di: Alessia MALCAUS