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Letta nel suo ultimo discorso da leader dem tiene per sé “amarezze e ingenerosità” e chiede unità al partito

È la giornata del Partito Democratico. Oggi 21 gennaio si svolge l’Assemblea nazionale costituente, come si legge in una nota “fra i punti all’ordine del giorno l’approvazione del Regolamento per il Congresso, la presentazione dei lavori del Comitato costituente e la presentazione degli esiti del documento Bussola“.

L’Assemblea di è riunita all’Auditorium Antonianum in Viale Manzoni 1 a Roma, è possibile seguire i lavori in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del Pd. Il segretario uscente Letta si accinge a fare il suo ultimo discorso da leader del partito e a illustrare il “lodo” sul Manifesto che, se approvato, diventerà a tutti gli effetti la “base politica della nascita del nuovo Pd”. Il Manifesto comunque “non ha effetti abrogativi su quello del 2007, frutto del contributo, tra gli altri, di giganti del pensiero democratico come Scoppola o Reichlin. Quella Carta è e rimane scolpita nella storia del Pd“.

Nel suo ultimo discorso da segretario Enrico Letta ha espresso con forza che “non serve un nuovo segretario, serve un nuovo partito, di nuovi segretari ne abbiamo avuti sin troppi“.

«Questo è stato un periodo duro per tutti noi e per me in particolare tra i più duri della nostra storia. C’è stato un tentativo di sostituirci. Il tentativo di sostituire il Pd è fallito – ha spiegato Letta. – Oggi avremo tre votazioni da fare: la prima riguarda i soli componenti dell’assemblea del Pd sulle armonizzazioni statutarie e poi si voterà sul regolamento congressuale e il Manifesto che invece verranno votati dalla platea allargata dell’assemblea». Per quanto riguarda il Manifesto “io e Speranza siamo gli unici responsabili. Il lavoro del Comitato costituente è stato fondamentale, un contributo che ci ha consentito di arrivare dove siamo. Ma siamo troppo rispettosi della loro competenza e della loro autonomia intellettuale per obbligarli a un passo ulteriore” e ha sottolineato come sia “fondamentale oggi approvare un testo e che rappresenta un grande passo avanti“, rivendicando che si tratti di “un Manifesto di grande modernità“.

«È giusto che chi ha guidato il partito al risultato elettorale sia rimasto a guidare questa fase, una fase in cui, dopo una sconfitta elettorale, si prendono solo colpi. Ed è quello che ho accettato di fare, lo farò fino in fondo proprio per consentire a voi quattro, mi riferisco ai quatro candidati, di risolvere quello che siamo e rilanciare la nostra storia e riscriverne una nuova – ha sottolineato Letta. – Anche io avrei voluto che il congresso fosse stato più rapido, ma alla fine meglio così. Perché c’è sempre un tempo faticoso dopo la sconfitta. Avessimo avuto un nuovo segretario a novembre, avrebbe avuto comunque il vento contro. Ora il colpo è stato assorbito e il 26 febbraio saremo pronti a ripartire».

Per quanto riguarda il futuro, il segretario uscente è chiaro: «il segretario del nuovo Pd non può passare l’intera giornata a mettere tutte le energie in una composizione degli equilibri interni e poi, a fine giornata, con le energie residue, pensare a cosa dire agli italiani. Così non può funzionare, così siamo condannati. Il segretario deve avere il tempo, dalla mattina, di lavorare a cosa dire agli italiani. E’ fondamentale. Esco da segretario ancora più innamorato del Pd di quando ho iniziato il mio lavoro da segretario. Vi assicuro che non costruirò un nuovo partito alternativo al Pd – ha detto in modo ironico. – Dobbiamo vivere il senso di unità e il rispetto tra di noi, che viene prima di tutto. La forza del nostro partito è insostituibile per la democrazia italiana».

Per quanto riguarda le “amarezze e ingenerosità” Letta ha deciso di tenerle per sé, ma ha ribadito: «abbiamo una grande responsabilità: far cambiare linea al governo su tante scelte sbagliata, e costruire l’alternativa. Dico ai candidati, parlatevi fra di voi, il futuro del partito dipende dalla vostra capacità di costruire linguaggi che vi consentano di essere diversi ma di capirvi nei momenti essenziali».

In queste ore all’Auditorium Antonianum di Roma Bonaccini, Schlein, De Micheli, Cuperlo ma anche Speranza, Provenzano, Orlando e il segretario uscente Enrico Letta. Sul tavolo l’approvazione del manifesto frutto del lavoro di mediazione del leader uscente e dell’ex ministro Speranza. La chiusura dei lavori e il voto sono attesi per il tardo pomeriggio.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO:ANSA/FABIO FRUSTACI