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Il miliardario è comparso davanti al tribunale federale della California mostrando i tweet incriminati

Prosegue il braccio di ferro fra Elon Musk e Yasir al-Rumayyan, numero uno del fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Il patron di Tesla deve rispondere in Tribunale di alcuni suoi tweet che avrebbero turbato il mercato, assicurandosi un finanziamento di privatizzazione a discapito degli investitori.

Tutto comincia nel 2018 quando Musk scrisse su Twitter di possedere “finanziamenti certi” per delistare Tesla al prezzo di 420 dollari per azione – all’epoca la società quotava 22 dollari ad azione. In seguito a questa esternazione, in una sola seduta il titolo di Tesla schizzò dell’11%.

I finanziamenti sarebbero stato promessi proprio da al-Rumayyan che in un primo momento si sarebbe mostrato interessato al delisting di Tesla, salvo poi tirarsi indietro facendo incorrere Musk in un’inchiesta della Sec per manipolazione del mercato.

Secondo i giudici “all’epoca non c’era nulla di concreto” sul presunto finanziamento saudita; in seguito allo scandalo il miliardario aveva dovuto pagare una multa da 20 milioni di dollari e dimettersi dalla presidenza della società.

Lunedì 23 gennaio Musk ha dunque deciso di diffondere i tweet incriminati, testimoniando davanti al tribunale federale di San Francisco che la sola partecipazione nella sua società spaziale SpaceX sarebbe stata sufficiente a garantire l’accordo e che i finanziatori sauditi avevano effettivamente promesso il loro appoggio all’operazione.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/Carina Johansen