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    Home » Archivio Storico » 2024 » Marielle, “sempre presente”!
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    Marielle, “sempre presente”!

    Francesca LasiDi Francesca LasiMarzo 20, 2024
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    Indice

    1. La politica e sociologa brasiliana è stata uccisa 6 anni fa. Sull’omicidio non è ancora stata fatta chiarezza, ma oggi rimane la sua eredità nelle lotte femministe e per i diritti umani
      1. L’assassinio
      2. Omicidi in Brasile

    La politica e sociologa brasiliana è stata uccisa 6 anni fa. Sull’omicidio non è ancora stata fatta chiarezza, ma oggi rimane la sua eredità nelle lotte femministe e per i diritti umani

    «Sono 6 anni che lottiamo per la giustizia per Marielle e Anderson e ancora non abbiamo le risposte. Sono trascorsi 6 anni da quando chi pratica la politica dell’odio ci interroga sul nostro modo di lottare con affetto e amore. 6 anni in cui abbiamo lottato ogni giorno per te, per la nostra gente e per tutto ciò che rappresentavi». Così su X Anielle Franco, Ministra per l’Uguaglianza Razziale del Brasile e sorella di Marielle Franco, politica, attivista e sociologa uccisa in un agguato nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018 insieme all’autista Anderson Pedro Gomes. Ha ricondiviso il post il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, ribadendo che proseguirà “instancabilmente in questa lotta per la giustizia”.

    Nel 2023 lo stesso Lula aveva firmato un disegno di legge per istituire una giornata nazionale dedicata alla Consigliera comunale a Rio de Janeiro. Una proposta che, però, non è ancora diventata realtà. Ma Marielle Franco non era solo questo. Era una femminista, attivista per i diritti umani, instancabile nella lotta per i diritti LGBTQIA+ e delle donne nere. Esponente del Partito Socialismo e Libertà (PSOL), è stata coordinatrice della Commissione per la difesa dei diritti umani e la cittadinanza e, poi, parte della Commissione incaricata del monitoraggio dell’azione della polizia federale a Rio. L’attivista si era sempre battuta contro la violenza delle forze dell’ordine nelle favelas.

    E proprio in una favela, Maré, a Rio de Janeiro, era nata il 27 luglio 1979. Con il nome Marielle Francisco da Silva. Lei stessa si definiva “nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista”. Mentre cresceva da sola la figlia, Francosi è prima laureata in Sociologia e, poi, specializzata in Responsabilità sociale e in seguito in Pubblica amministrazione. Nel frattempo ha iniziato il suo cammino in politica, sempre con l’attenzione rivolta verso gli abitanti delle favelas, la comunità queer, quella afrobrasiliana, le donne. Nel 2006 ha sostenuto Marcelo Freixo (all’epoca nel PSOL) come candidato all’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro ed è stata nominata consigliera parlamentare di Freixo quando quest’ultimo è stato eletto. Nel 2016, candidatasi con una coalizione formata dal PSOL e dal Partito Comunista Brasiliano (PCB), venne elettaconsigliera comunale a Rio de Janeiro con 46mila voti. Franco è diventata, così, la terza donna nera e originaria di una favela a ottenere un seggio. Durante la sua attività in Consiglio municipale ha, inoltre, presieduto la Commissione per la difesa delle donne.

    Nella politica di Marielle Franco era centrale l’equa distribuzione delle ricchezze: la mancanza di equità, secondo Franco, permette alla comunità brasiliana bianca di scalare i vertici della società, possibilità esclusa a quella afrobrasiliana e alle altre non bianche. Per l’attivista era proprio questa la problematica delle favelas: secondo la sociologa le questioni sociali non andavano risolte con le incursioni della polizia. Ma attraverso progetti a lungo termine, come il taglio dei fondi all’industria militare e la loro ricollocazione in attività a favore dell’emancipazione delle donne nei contesti più poveri, dell’istruzione dei giovani e delle giovani nelle favelas. Tra le lotte di Marielle Franco c’era anche quella per l’aborto libero, legale e sicuro. L’interruzione di gravidanza in Brasile è permessa solo in caso di pericolo di vita per la gestante, di stupro e di anomalie del feto. Appena eletto all’inizio del 2023 il presidente Lula ha ritirato il Brasile dalla Geneva Consensus Declaration on Promoting Women’s Health and Strengthening the Family, l’alleanza internazionale anti-abortista, alla quale il Paese aveva aderito durante la presidenza del predecessore Jair Bolsonaro. Un cambio di rotta e un passo avanti quello di Lula che, però, non ha portato alla garanzia del diritto all’aborto in Brasile.

    São 6 anos, que a gente luta por justiça por Marielle e pelo Anderson e ainda não temos as respostas.

    6 anos que quem faz a política do ódio questiona a gente por nossa forma de lutar com afeto e amor.

    6 anos que mesmo assim nos levantamos todo dia por você, pelo nosso povo e… pic.twitter.com/eGhOOiFROh

    — Anielle Franco 1330 (@aniellefranco) March 14, 2024

    L’assassinio

    La sera del 14 marzo 2018 Marielle Franco aveva partecipato proprio a un incontro promosso dal PSOL sulla violenza subìta dalle donne afrobrasiliane nelle favelas, ospitato dalla Casa das Pretas (“Casa delle donne nere”), nel quartiere Lapa, a Rio de Janeiro. Mentre stava tornando a casa, insieme all’autista Anderson Pedro Gomes e a una collaboratrice, un’auto si affiancò alla sua e da lì furono spariti 13 colpi di arma da fuoco. Marielle Franco e Anderson Pedro Gomes persero la vita, mentre la collaboratrice rimase ferita.

    Sul duplice omicidio sono stati aperti due filoni di indagini, il primo relativo ai mandanti, il secondo agli esecutori materiali. A distanza di 6 anni sembra ci siano progressi sui secondi, ma non sui primi. Al momento i due presunti autori dell’omicidio, gli ex poliziotti Élcio Vieria de Queiroz e Ronnie Lessa, si trovano entrambi in prigione. L’inchiesta, però, ha vissuto diverse fasi. La più recente quella del 2023 quando, su impulso del ministro della Giustizia brasiliano Flavio Dino, la polizia federale ha iniziato a occuparsi del caso. Inizialmente, infatti, l’indagine era stata affidata alla polizia civile e alla procura di Rio. Nel luglio 2023 Queiroz ha deciso di collaborare con la giustizia in cambio di uno sconto di pena e ha confessato di aver guidato la Chevrolet Cobalt da cui Lessa, che si trovava già in un carcere di massima sicurezza da tre anni, avrebbe sparato. Era finito in manette anche Maxwell Simões Corrêa, sospettato di aver contribuito a nascondere le armi utilizzate nell’agguato poco tempo dopo l’arresto di Lessa. Non ci sono, però, informazioni certe su chi abbia ordinato il delitto e perché.

    Il giorno prima della morte Marielle Franco aveva pubblicamente denunciato l’omicidio di un giovane di 17 anni, Matheus Melo. Era una delle tante lotte della politica e sociologa, che si è spesa per denunciare situazioni reali e profondamente traumatizzanti per chi le subiva (e subisce). Il giorno dopo migliaia di persone sono scese in strada non solo nella città carioca, ma anche in altre località del Brasile per ricordare Franco e protestare, esprimere tutta la lora rabbia per il suo assassinio. La sua morte ha, infatti, generato un’ondata di proteste a livello mondiale, volte anche a ricordarne l’attività politica e la sua eredità. Tra i tanti cartelli, spiccavano quelli con la scritta “Marielle presente!”.

    Nel 2020 Monica Benicio, compagna di lunga data di Marielle Franco, è stata eletta al Consiglio comunale di Rio de Janeiro. Poco dopo la sua elezione, Benicio ha chiarito subito il carattere “femminista e antifascista” del suo mandato. Non solo per chiedere giustizia per la morte della “cria da Maré” – la “figlia di Maré” – come amava definirsi Marielle Franco, ma anche per trasformare l’esistente e guardare avanti.

    Una lotta che viene portata avanti dalla famiglia dell’attivista con l’Instituto Marielle Franco, che si occupa di creare progetti a sostegno delle donne nere, della comunità LGBTQIA+ e delle soggettività marginalizzate.

    Una manifestazione a Rio de Janeiro per commemorare l’assassinio di Marielle Franco – ANSA/EPA/Marcelo Sayao

    Omicidi in Brasile

    Il Brasile è uno dei Paesi con il più alto tasso di omicidi. Dallo Studio globale sugli omicidi dell’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, pubblicato nel 2023, nel Paese gli assassinii sono scesi dal picco di oltre 63mila nel 2017 a meno di 46mila nel 2021. Nonostante questo, negli ultimi 18 anni sono stati registrati complessivamente oltre un milione di omicidi.

    I numeri (anche se non si tratta solo di questo) nonostante la lieve flessione rimangono allarmanti. Secondo lo studio Cartografia della violenza in Amazzonia, condotto dal Forum brasiliano sulla pubblica sicurezza (Fbps) e basato su dati relativi al 2022, in 9 Stati dell’Amazzonia il tasso di omicidi è superiore del 45% rispetto al resto del Paese. I dati riguardano quattro tipologie di reati: omicidio colposo, rapina, lesioni personali seguite da morte e morti seguite all’intervento della polizia. Nell’area della cosiddetta Amazzonia Legale, composta dagli Stati di Acre, Amapá, Amazonas, Mato Grosso, Pará, Rondônia, Roraima, Tocantins e da parte del Maranhão, nel 2022 ci sono stati 33,8 decessi ogni 100mila abitanti: la media nazionale è di 23,3%. Lo Stato con la media più alta è Amapá, con 50,6% di morti ogni 100mila abitanti. Stando alla ricerca, in questa zona opererebbero 22 gruppi criminali, sia brasiliane, sia straniere. L’Fbps ha registrato la presenza di queste fazioni in 178 delle 772 città dell’Amazzonia legale, ovvero quasi un comune su quattro.

    Secondo il Monitor della violenza, il report del sito web di notizie brasiliano G1, pubblicato nel 2023, il numero di omicidi rimane alto ma comunque in diminuzione. Nei primi 6 mesi dello scorso anno ci sono state 19.700 morti violente in Brasile, 110 decessi al giorno. Rispetto allo stesso periodo del 2022, però, si è registrato un calo del 3,4%, 693 omicidi in meno. G1 ha, però specificato che lo studio non contiene i decessi causati dall’intervento della polizia perché si tratta di dati difficili da monitorare nel corso dell’anno.

    È proprio l’uso eccessivo della forza da parte della polizia a preoccupare, come evidenziano diverse associazioni. Secondo Human Rights Watch il governo brasiliano dovrebbe conformarsi a due sentenze della Corte interamericana dei Diritti umani che hanno riconosciuto il Brasile responsabile di “gravi violazioni dei diritti umani da parte della polizia”. L’ong ha spiegato che la decisione, arrivata il 14 marzo 2024, è relativa a “casi riguardanti omicidi da parte della polizia negli Stati di San Paolo e Paraná”.

    Già nel novembre 2023 in un altro report Human Rights Watch aveva sostenuto la necessità da parte delle autorità di pubblica sicurezza di San Paolo, così come degli altri Stati, di adottare, a livello federale, “protocolli per prevenire ‘operazioni di vendetta’ “. «Le misure – ha scritto Hrw – dovrebbero includere la garanzia che gli agenti di polizia delle unità i cui membri sono stati uccisi ricevano un sostegno psicologico e sociale immediato e non partecipino alle operazioni in risposta all’uccisione dell’agente. Tutti gli agenti coinvolti nell’operazione dovrebbero indossare le bodycam. Inoltre, il Segretariato di Pubblica Sicurezza dovrebbe sempre inviare una spiegazione scritta con il piano operativo all’Ufficio del Procuratore Generale e dovrebbe informare regolarmente l’ufficio del difensore civico della polizia di stato di tutte le operazioni di polizia avviate dopo l’uccisione di un agente».

    di: Francesca LASI

    FOTO: ANSA/EPA/FERNANDO BIZERRA JR

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    Francesca Lasi

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