terremoto l'aquila

È l’esito della sentenza del Tribunale civile che ha assolto l’amministrazione comunale e condannato i ricorrenti al risarcimento delle spese legali

Non è bastato lo sconcerto suscitato dalla sentenza del Tribunale civile dell’Aquila che, accogliendo la richiesta di risarcimento dei familiari di alcune vittime per il crollo del palazzo di via Campo di Fossa a L’Aquila, ha stabilito “l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile“.

A seguito di questa sentenza, il Comune dell’Aquila ha chiesto ai familiari delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009 il risarcimento per le spese legali, essendo i morti colpevoli in concorso al 30%.

Nel processo infatti i familiari avevano tirato in ballo anche il Comune dell’Aquila che aveva rilasciato “il certificato di abitabilità dell’edificio, nonostante le difformità” fra il fabbricato e il suo progetto iniziale. Il Tribunale ha però assolto l’amministrazione comunale, “osservando che le verifiche demandate all’Ente comunale ai fini del rilascio del certificato di abitabilità avvenuto in data 3 settembre 1964, avevano carattere prettamente urbanistico e igienico-sanitario, ma nulla che attenesse alla stabilità e idoneità costruttiva dell’edificio“, da imputare invece “al tecnico progettista e autore dei calcoli dell’edificio“.

Assolvendo il Comune dalle responsabilità, il giudice ha quindi condannato i ricorrenti, ossia le famiglie delle vittime, alla “rifusione delle spese di lite” per una somma pari a 13.430 euro al Comune.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA / ETTORE FERRARI