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    Home » Archivio Storico » 2024 » La transizione ecologica (raccontata da chi la fa)
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    La transizione ecologica (raccontata da chi la fa)

    RedazioneDi RedazioneFebbraio 2, 2024
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    Errori ed ostacoli che richiedono nuove strategie delle imprese

    La recente protesta dei trattori evidenzia le potenzialità e i limiti della svolta green. 

    Mai come quest’anno sono stati importate dall’estero cipolle, carote e patate. Così l’aria malata nelle città, la pianura padana che soffoca, ovvero decarbonizzare ora o mai più. Eppoi l’inarrestabile caro bollette, con l’accesso delle famiglie al mercato libero, che ha innescato un rimescolamento delle fonti di approvvigionamento dell’energia. Siamo a un punto di svolta. Andare oltre le chiacchiere in libertà. Qual è la direzione che sta prendendo la Transizione Ecologica qui da noi? Ci stiamo capendo qualcosa o procediamo a casaccio? A spizzichi e bocconi? Molte imprese si muovono per costruire una identità sostenibile e si preparano a rispettare gli impegni presi alla COP28 a Dubai. Un bilancio dettagliato di quello che è stato fatto e quello che rimane da fare è scaturito dal confronto serrato uscito oggi, 21 febbraio, dall’European Colloquium <<La Transizione Ecologica (raccontata da chi la fa)>>, seconda sessione (media partner Business24 e il Mondo che hannotrasmesso in diretta live l’evento), organizzato da ISTUD Business School, la più antica business school privata italiana (oggi integrata con Cottino Social Impact Campus di Torino) diretta da Marella Caramazza. Da dove cominciare, chi paga e non lasciare indietro nessuno sono gli spunti che provengono dal libro La Transizione Ecologica (raccontata da chi la fa), curatodal chairman dell’evento, editorialista e saggistaMaurizio Guandalini, edito da ISTUD Business School, che fotografa alla perfezione la situazione italiana.

    Gli ostacoli verso la transizione ecologica

    Il professor Alessandro Marangoni, direttore scientifico dell’Irex il principale think tank in Italia sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica punta il suo ragionamento sugli ostacoli burocratici che impediscono di marciare spediti verso la decarbonizzazione. <<Le imprese, seppur impegnate nell’attuare politiche di sostenibilità o a investire in settori chiave per la transizione ecologica, devono spesso combattere con sistemi normativi, enti territoriali, procedure autorizzative e opposizioni locali che all’atto pratico rendono molto difficile attuare queste politiche. Nel caso dello sviluppo delle rinnovabili, elemento chiave per la decarbonizzazione, le procedure autorizzative italiane sono troppo lunghe e farraginose, arrivando fino a oltre sei anni, contro i due massimi previsti dall’UE, come ha dimostrato uno studio Althesys per Elettricità Futura. I tempi di attuazione delle policy dichiarate sono poi spesso più lunghi del previsto, come nel caso del Decreto FER-X che dovrebbe sostenere lo sviluppo delle rinnovabili da oggi al 2030. Nel settore idroelettrico l’incertezza che perdura da anni circa il rinnovo delle concessioni, tra indirizzi UE, legislazione italiana e istanze regionali, blocca di fatto gli investimenti>>.

    COP28 e la ricerca della transizione giusta

     Le recenti decisioni prese alla COP28 a Doha aiuteranno a farci respirare meglio nelle nostre città?  Risponde il professor Valentino Piana, studioso attivo delle varie conferenze sul clima e docente all’University of AppliedSciences Western Switzerland – Valais. << A sorpresa, la COP28 di Dubai ha prodotto testi e impegni importanti. La decisione di “abbandonare  i combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo” impegna a negoziare esplicitamente quote di produzione e consumo (calanti) ed accompagnare il decollo della mobilità elettrica con la prospettiva di chiusura delle pompe di benzina. Robusti meccanismi di protezione e innovazione sono possibili e necessari>>.  Potremo avere una transizione equa e giusta, senza lasciare nessuno indietro? <<A dare polmoni e aria a questa transizione servono meccanismi che aiutino robustamente chi potrebbe essere messo in difficoltà (come i pendolari a basso reddito costretti all’uso dell’auto). Le gambe della transizione sono le città e i movimenti d’innovazione urbana, come i Living Lab>>.

    Ma a proposito della  Just Transition, la Transizione Giusta, Roberto Grossi, vice direttore generale di Etica Sgr precisa quello che è possibile fare. <<Si tratta di un approccio sviluppato dal movimento sindacale per garantire il rispetto dei diritti sociali e delle condizioni di vita dei lavoratori durante la transizione verso produzioni più sostenibili. Per questo motivo, nel 2019 è nata la campagna “Statement of Investor Commitment to Support a Just Transition on Climate Change1” (“Dichiarazione d’impegno degli investitori per una transizione giusta ad un’economia a basso impatto per il clima”). Vi è un crescente riconoscimento del fatto che la dimensione sociale della transizione verso un’economia resiliente e a basse emissioni di carbonio deve ricevere maggiore attenzione, in particolare in termini d’implicazioni sul lavoro e, in modo più ampio, sulla comunità. Raggiungere una Transizione Giusta, in linea con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico 2015 (COP21), potrebbe quindi contribuire ad accelerare l’azione per il clima in modo da raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite>>.

    E quanto è centrale la persona dentro i cambiamenti in corso lo valuta Massimiliano Braghin, presidente e co-founder di Infinityhub Spa, Benefit e autore del libro ‘Persone, Energie, Futuro’. <<Per nuova dimensione dell’energia ci ispiriamo anche alla scienza, all’analisi, al metodo scientifico che detta le linee guida del nostro modus operandi. Il mondo scientifico per validare nuovi modelli, teorie e paradigmi ha bisogno di una condivisione con gli altri saperi, perché per andare verso l’alto devi andare verso l’altro. Più abbiamo aperto e condiviso il capitale più sono cresciuti i nostri progetti. In questo senso mi piace collegare il concetto americano di serendipity con ‘fai le cose giuste e il resto seguirà’, che non è null’altro che ‘aiutati che il ciel t’aiuta’ dei saggi». Una ricetta non campata in aria se osserviamo il travaglio mai domo del mercato energetico e lo strascico, ancora oggi pesante, per le famiglie, del caro bollette.

    Dal caro bollette al mercato libero 

     Romano Stefani, responsabile area mercato di Dolomiti Energia Spa, <<La crisi energetica del 2021-2023, che ha visto livelli di prezzi gas ed energia  mai registrati in Europa e non  solo, ha acceso nei consumatori maggiore consapevolezza sui consumi e una grande attenzione e analisi delle loro bollette. Con la transizione energetica in corso sono sempre più i consumatori e le aziende che, scottate dal caro energia, vogliono avere contratti a lungo termine (PPA) con energia derivante da impianti rinnovabili. Stanno nascendo gruppi di acquisto anche nel mondo retail per contrattare prezzi e  condizioni contrattuali vantaggiose  e soprattutto forniti con energia certificata GO. La completa liberalizzazione del 1 luglio 2024  contribuirà ad una sempre maggior mobilità dei consumatori nella ricerca di fornitori affidabili, innovativi, efficienti e sostenibili.  Su questi parametri si giocherà la vera partita dell’energia che oggi vede oltre 600 venditori a livello nazionale. Altro tema dalle grandi aspettative, nella logica della transizione energetica, sono le comunità energetiche (CER). La normativa è stata finalmente approvata dal governo qualche settimana fa e mancano ancora le disposizioni tecniche del GSE>>. 

    I rimedi all’inquinamento dell’aria e l’aiuto delle grandi imprese

     Nel frattempo l’inquinamento da polveri sottili, soprattutto in pianura padana è fuori ogni limite. Buona parte di questa contaminazione dell’aria è dovuta alle caldaie a metano che dovrebbero cessare la loro vita nel 2029. Riccardo Bani, Presidente di TEON. << Si può accelerare il processo di sostituzione di caldaie con soluzioni tecnologiche più sostenibili ed economicamente più vantaggiose per le bollette delle famiglie italiane: le pompe di calore di nuova generazione. Questa tecnologia è in grado di riscaldare senza inquinare prelevando il calore a bassa temperatura, gratuito e inesauribile in natura (aria, acqua di falda o terreno) e “pomparlo” a temperature più elevate nei luoghi da riscaldare. Grazie a questa tecnologia circa tre quarti del fabbisogno energetico è prelevato gratuitamente dalla natura (calore a bassa temperatura contenuto nell’aria, nell’acqua di prima falda o nel terreno) e solo un quarto del fabbisogno è rappresentato da energia elettrica. Fino ad oggi il limite a un’ampia diffusione di questa tecnologia è stato la difficoltà a produrre il calore a temperature compatibili con i radiatori tradizionali, presenti nel 90% delle nostre abitazioni. L’innovazione tecnologica ha permesso di realizzare una pompa di calore molto efficiente, in grado di produrre calore alle temperature delle caldaie e adatta a sostituirle senza alcun intervento invasivo all’interno delle unità abitative quindi sempre utilizzando i radiatori tradizionali. Con questa tecnologia è oggi possibile azzerare le emissioni nei luoghi in cui viviamo, ridurre la bolletta energetica (dal 40 al 70%!) e aumentare l’autonomia energetica di famiglie e del Paese>>.

    E ricollegandosi all’inquinamento atmosferico in pianura padana, Aldo Fiorini Chief Operation Officer Marcegaglia Carbon Steel Flat Division (Marcegaglia è uno dei gruppi leader mondiali nell’acciaio) spiega alcune iniziative che stanno sperimentando.<<L’adesione al piano di decarbonizzazione del polo industriale di Ravenna-Ferrara attraverso un progetto per la cattura e lo stoccaggio di CO2, è un interventocruciale per ridurre le emissioni nell’area della Pianura Padana, creando il primo distretto Net-Zero in Italia. A maggio 2021 abbiamo investito in H2 Green Steel, start up svedese che si prepara a mettere sul mercato acciaio verde prodotto con idrogeno pulito. L’innovativo complesso siderurgico produrrà inizialmente 2,5 milioni di tonnellate di acciaio verde l’anno, con l’obiettivo di arrivare a 5 milioni già nel 2030. Senza dimenticare le numerose attività di efficientamento energetico e gli accordi per la fornitura di energia “pulita” da impianti fotovoltaici. Stiamo anche esplorando l’utilizzo dell’idrogeno verde. Sono progetti di “frontiera”, E Fabio Golinelli, Advanced Process and Technologies Manager, ABB Electrification (ABB è una multinazionale svizzero svedese presente in 100 paesi) si ricollega a quanto detto da Fiorini. <<Noi adottiamo un approccio basato su obiettivi net-zero, in linea con lo standard Net-Zero di Science Based Targets initiative (SBTi). ABB adotta i principi di economia circolare lungo la catena del valore, riducendo i rifiuti indifferenziati (nel 2022 ABB ha inviato in discarica il 6,7% dei suoi rifiuti), aumentando il riciclo e la riutilizzabilità dei materiali, e vendendo prodotti più durevoli, con l’obiettivo di applicare l’approccio di circolarità, dal design al fine vita, all’80% dei propri prodotti entro il 2030>>. Il pilastro dell’economia circolare. Dei rifiuti e del recupero. E’ la mano determinante della transizione ecologica. Lo spiegaRoberto Sancinelli presidente di Montello S.p.A. che guida il più importante impianto italiano (esempio di centro integrato anche a livello europeo) di trattamento di rifiuti e riciclo di imballaggi provenienti dalle raccolte differenziate. Siamo a oltre un milione di tonnellate di rifiuti annui. <<Il riciclato è nato dal basso valore della materia prima. Non vogliamo contributi pubblici a fondo perduto. Un valido aiuto arriva dall’estensione dell’obbligo di materiale riciclato nei manufatti.  Se non c’è questa norma, oltre dove siamo arrivati non riusciamo andare. Il rifiuto è una risorsa, un bene. Per affermare questo principio occorre sia data possibilità al mercato a fare le regole. E’ l’economia circolare che ci stando delle regole precise.  La transizione ecologica la paga il cittadino consumatore che la pagherà sempre di più se ci sono troppe regolamentazioni. I regolamenti servono per i ‘rifiuti problema’ non per i rifiuti che vanno smaltiti>>.

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