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    La minigonna, un successo in-Quant-ificabile

    Alice GemmaDi Alice GemmaLuglio 20, 2023
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    A 60 anni dalla sua invenzione resta un capo immancabile nel guardaroba delle donne. La sua inventrice Mary Quant scompare lasciando un indumento che ha lottato in prima linea per l’emancipazione femminile  

    Proviamo ad immedesimarci per un istante nei panni di una giovane ragazza della Swinging London: la gonna corta sembra essere un’idea eccezionale per “dare un taglio” a quella che era la generazione precedente, caratterizzata dalle inclinazioni di un Paese nettamente conservatore e vecchio. Negli anni ’60, infatti, tra i ragazzi inglesi (e non) emerge in modo particolare il desiderio di cambiamento e la musica, lo stile e la moda rappresentano sicuramente la strada giusta per esprimere questa esigenza di rivoluzione. È in questo contesto che, nel 1963, la minigonna appare per la prima volta in vetrina, in particolare in quella di Bazaar, un piccolo negozio della capitale del Regno Unito. La bottega, che si trova in Kings Road, è di proprietà di Mary Quant, 33enne appassionata di abbigliamento, che, insoddisfatta di quello che la moda offre decide di trasformare la sua boutique in un luogo di ritrovo della Londra Bohemienne: lì si possono acquistare abiti “liberi”e caotici di tendenza e allo stesso tempo ascoltare musica sorseggiando un drink.  

    L’idea della minigonna nasce grazie alla passione che Quant nutre per l’automobile Mini lanciata sul mercato qualche anno prima. Ma non solo: probabilmente il capo che ha segnato l’emancipazione femminile non sarebbe nato se un giorno la stilista britannica non avesse dovuto correre per prendere l’autobus e una gonna lunga parecchio al di sotto delle ginocchia non l’avesse infastidita nel farlo. Le ragazze londinesi, proprio in quel periodo, iniziano a chiedere a Quant di creare gonne sempre più corte perché non riescono più a indossare abiti lunghi che ne ostacolano i movimenti. Così, il capo tanto amato dalle donne nasce con un taglio di cinque centimetri sopra il ginocchio. Con il passare del tempo la lunghezza diminuisce ancora ma non allo stesso modo nei diversi Paesi nel mondo.  

    Uno spazio nella storia dell’invenzione della minigonna lo riempie senza alcun dubbio anche Twiggy Lawson, la prima modella ad indossarla. Era una ragazza magrissima di 17 anni con un taglio di capelli corto, quasi maschile, e truccata in maniera bizzarra. Era una modella rivoluzionaria ed era questo che piaceva a Quant. Sono anni importanti per il mondo della moda e sono contrassegnati da tre rivoluzionari: Yves Saint Laurent, André Courrèges e Mary Quant. Tra questi ultimi due si arrivò poi ad un dibattito su chi effettivamente avesse avuto il merito di accorciare gli orli, affermandosi così come il vero inventore della tanto acclamata minigonna. Il francese Courrèges aveva infatti iniziato a sperimentare in questo campo all’inizio degli anni ’60 ma i suoi abiti space-age dalle linee a trapezio furono messi in vendita soltanto nel 1964. Per porre quindi un punto a questa diatriba fu la stessa Quant a dire: «non siamo stati io o Courrèges a inventare la minigonna, sono state le ragazze della strada a farlo». E in effetti la novità più importante era che lo stile iniziava a essere dettato da una nuova generazione e non più dagli stilisti.  

    È fondamentale sottolineare come nel corso degli anni ‘60 gli indumenti per bambini non prevedevano il pagamento dell’imposta diretta e di conseguenza più la gonna era corta più benefici economici si avevano perché si ricorreva senza problemi all’evasione fiscale. Senza bisogno di pensarci due volte si arriva quindi a coinvolgere nella tendenza del taglio anche gli abiti, dando vita a mini dress di ogni tipo: ampi pullover abbinati a collant (la nascita della minigonna diede inizio al mercato dei collant in nylon) e mini abiti. Il successo definitivo viene però sancito nel 1966 quando la stilista britannica indossa il capo da lei creato a Buckingham Palace dove riceve l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina per il suo contributo all’industria della moda. In un’intervista dirà: «indossare la mini è come esclamare “Wow! Guardatemi, la vita è meravigliosa!”». La minigonna inizia a far girare la testa a tutti e anche i designer più famosi cominciano a seguire il trend:Yves Saint Laurentintroduce nel ’65 i suoi abiti cortissimi Mondrian e Paco Rabanne nel ‘66 lancia la minigonna chainmail e il minidress throw-away. Ma non tutti gli stilisti apprezzano quest’onda di cambiamento travolgente al punto che sia Coco Chanel che Christian Dior la ritengono “semplicemente orribile” e indecente in quanto mostra il ginocchio che, a loro parere, è la parte più brutta del corpo. L’indumento che piano piano diventa re del guardaroba, inizia ad apparire in televisione e al cinema. Tra il 1966 e il 1969 Gene Roddenberry, produttore di Star Trek, rende la minigonna la protagonista delle divise dell’equipaggio femminile dell’astronave.  

    Il decennio successivo è segnato da un dietrofront delle stesse donne: la minigonna diventa un oggetto troppo provocatorio con scopi strumentali e sessuali e per questo torna ad essere allungata di qualche centimetro. Nel 1984 Madonna si presenta agli MTV Video Music Awards con un mini abito in tulle bianco e negli anni ’90 in Pretty WomanJulia Roberts indossa una minigonna azzurra accompagnata da stivali alti fino al ginocchio.   Pensare che la minigonna abbia avuto un impatto sulla società soltanto in termini di estetica è errato. La sua invenzione ha significato anche, come abbiamo visto, un abbigliamento pratico ed economico per il genere femminile: un semplicissimo pezzo di stoffa dalle dimensioni ridotte è stato il protagonista di un cambiamento epocale. Si sa, i trend tornano sempre, ed infatti, da qualche anno è riemerso il bisogno di essere liberi nella scelta di quello che si indossa. Proprio nell’anno in cui la minigonna festeggia il 60esimo anniversario, la sua inventrice Mary Quant ci lascia all’età di 93 anni. Nonostante la lunga storia di battaglie per l’emancipazione femminile che l’ha contraddistinta, ancora oggi la minigonna è un indumento non accettato in tutte le culture: è infatti proibito in diversi Paesi islamici. Non solo, anche in alcuni Paesi considerati più liberali come l’Italia e la Polonia, dove la minigonna è indossata da decenni, ci sono state diverse proposte di legge volte a scoraggiarne l’utilizzo perché ritenuta offensiva della morale pubblica o per contrastare la prostituzione da strada.  

    La minigonna è tornata e continua ad essere, in tutte le sue varianti, una parte essenziale del guardaroba di una donna: che sia in jeans, in maglia, in pelle, in pizzo, è in ogni caso un must have. Nel 1968 Paco Rabanne ne creò addirittura una fatta d’oro e diamanti dal valore di 10,4 milioni di dollari. A chi non piacerebbe anche soltanto provarla?

    Di: Alice Gemma

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