popolazione cina

Il Paese ha registrato il peggior calo demografico dagli anni ’50 dopo la grande carestia seguita alle politiche agricole di Mao Zedong. Pesano Covid e calo del tasso di natalità

Il 2022 ha segnato l’inizio del calo demografico per la Cina che, per la prima volta in 60 anni, ha visto ridurre la sua popolazione. Alla fine dell’anno, secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, “la popolazione cinese era di 1,411,75 milioni“, -0,85% rispetto al dato dell’anno precedente (i dati si riferiscono solo al territorio continentale, Macao e Hong Kong escluse). Il calo demografico ha portato con sé anche un aumento del Pil, +3%, che si inserisce però in un trend ai livelli minimi da 40 anni.

A incidere su questo calo demografico è innanzitutto un crollo del tasso di natalità, che nel 2022 tocca il suo minimo dal 1949: parliamo di 9,56 milioni di nascite pari a un tasso del 6,77 per mille abitanti, rispetto al 7,52 del 2021. Parimenti, pesa inevitabilmente il Covid che ha dato una spinta al tasso di mortalità, con 10,41 milioni di morti registrati nel 2022.

Un calo cui non si assisteva dalla fine degli anni Cinquanta, dopo la disastrosa campagna per l’agricoltura collettiva e l’industrializzazione di Mao Zedong che alimentò una grande carestia e la morte di milioni di cinesi.

La riduzione della popolazione è anche effetto di medio termine della politica del figlio unico introdotta in Cina nel 1979 e gradualmente rimossa dal presidente Xi Jinping (2016) alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione.

Oggi sembra dunque plausibile che la nazione più popolosa al mondo sia l’India che dopo anni avrebbe scalzato la Cina dal primato demografico.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/ALEX PLAVEVSKI