Oggi i 55 anni dal sisma che uccise nei loro letti 370 persone, le commemorazioni

Era una notte come tante, quella che era scesa tra il 14 e il 15 gennaio, sulla terra del Belice. Poi la quiete squarciata dal boato, i muri che si piegano come giunchi al vento, la terra che trema squassata da uno sciame sismico di proporzioni devastanti. La Valle del Belice diventa polvere e macerie, tomba per 370 persone, tra cui dieci soccorritori periti nel tentativo di estrarre i sopravvissuti dalle macerie. Una ferita che oggi celebra 55 anni di memoria e dolore, per i 500 feriti e per le migliaia di persone trovate, nell’arco di una notte, senza più nulla.

A essere colpiti decine di comuni: Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Menfi Santa Ninfa e Santa Margherita Belice. Le celebrazioni sono iniziate ieri sera per quella che è «una ferita sempre aperta» come ha detto il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo ricordando quanti persero la vita nel terremoto, con la deposizione di una corona d’alloro. Altre manifestazioni sono in programma oggi in diversi centri della valle. Alle 12 incontro con le autorità in Comune dove il sindaco Nicola Catania, coordinatore dei sindaci del Belice, illustrerà le richieste avanzate dai comuni della zona per ultimare la ricostruzione, la ferita più cocente di tutte, una storia infinita di fondi spariti, di stanziamenti mai arrivati, di comuni spopolati e lasciati senza denaro e senza speranza.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI