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“Bibi” Netanyahu costretto a licenziare un alleato, il leader del partito confessionale Shas, dal governo

Alla fine a spuntarla è stata proprio la Corte Suprema che Benjamin Netanyahu sta cercando di screditare e rendere inoffensiva: il primo ministro di Israele ha licenziato, oggi 22 gennaio, il ministro dell’Interno e della Salute nonché leader del partitino confessionale Shas Aryeh Deri. La decisione obbligata arriva dopo la sentenza della Corte suprema emessa lo scorso 18 gennaio che invalida la nomina del ministro perché condannato per reati fiscali. A riferirlo alcuni media israeliani secondo cui Deri potrebbe continuare ad essere membro della Knesset, il parlamento israeliano, e a mantenere il titolo di vicepremier, ma non è chiaro se ciò gli consentirà di prendere parte alle riunioni del governo in qualità di osservatore.

Una decisione presa contro voglia quella di “Bibi” (come è chiamato da avversari e sostenitori Netanyahu) che infatti ha scritto in una lettera indirizzata all’alleato ormai fuori esecutivo, ma i cui seggi sono vitali per mantenere il timone del governo: “avevo deciso di nominarti vice primo ministro e ministro dell’Interno e della Salute con il beneplacito della maggioranza dei membri della Knesset perché ti considero un’ancora di esperienza, intelligenza e responsabilità, elementi importanti per lo Stato di Israele soprattutto in questo momento -ha scritto Netanyahu -. Nonostante ciò, il 18 gennaio 2023, l’Alta corte di giustizia ha deciso che ho l’obbligo di estrometterti dai tuoi incarichi. Questa spiacevole decisione ignora la volontà del popolo e intendo cercare qualsiasi modo legale per consentirti di continuare a contribuire allo Stato di Israele con le tue vaste esperienze e capacità. Sono costretto con il cuore pesante, con grande dolore e con sentimenti estremamente difficili, a licenziarti dal ruolo di ministro nel governo” ha concluso il premier.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/ABIR SULTAN