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    Come Atlantide

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroFebbraio 27, 2024
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    La perduta Zealandia, che collegava Antartide e Australia 300 milioni di anni fa, è stata mappata per la prima volta e riconosciuta ufficialmente come l’ottavo Continente della Terra

    Sulla costa occidentale dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, lungo la strada che porta da Westport al Monte Cook, dopo il paese di Punakaiki, esiste una formazione geologica molto particolare: le Pancake Rocks, formazioni rocciose calcaree stratificate che vengono così chiamate perché somigliano a pile di pancake. Sono delle strutture “bucate”, formate dalla sedimentazione di coralli e conchiglie e sollevatesi a causa dell’attività geologica. La particolarità è che, durante l’alta marea, proprio a causa del “buco” a mo’ di ciambella che hanno sulla sommità, le Pancake Rocks diventano dei veri e propri geyser: il mare della Tasmania infatti si riversa attraverso le rocce e crea spettacolari getti d’acqua che incantano i turisti, impegnati a costeggiare le Pancake Rocks grazie a un sentiero circolare che le attraversa. 

    L’incanto di questa formazione naturale potrebbe distogliere l’attenzione da un particolare: le Pancake Rocks sono, in effetti, una “porta”. L’Isola del Sud su cui sorgono altro non è che una “punta” di un continente molto più vasto che è stato sommerso centinaia di milioni di anni fa. 

    Pancake Rocks, Nuova Zelanda. SHUTTERSTOCK

    L’hanno chiamato Zealandia, ma per i Maori è Te Riu-a-Maui: si estende sotto il Pacifico Meridionale e “circonda” la Nuova Zelanda. La scoperta è stata sensazionale: secondo il geologo James Scott dell’Università di Otago, citato da National Geographic, Zealandia dimostra “che la Nuova Zelanda non è solo un paio di isole, ma un enorme continente grande quasi la metà dell’Australia, anche se perlopiù sommerso“. La geo-scienziata Maria Seton dell’Università di Sydney ha aggiunto che “la Zealandia si inserisce come un tassello di puzzle tra gli altri continenti vicini, l’Antartide e l’Australia, ed è un frammento mancante della crosta continentale” che permette ai geologi di studiare non solo come si sia formata, ma anche come sia avvenuto il distaccamento dalle altre terre nel corso della storia geologica. 

    Questi studi hanno fatto un passo avanti negli ultimi giorni: dopo anni di esplorazioni e ricerche, gli scienziati hanno finito di mappare il continente sommerso, mettendo insieme campioni di roccia e mappe magnetiche, a 7 anni di distanza dalla scoperta della sua esistenza.  

    La mappatura di Zealandia

    Zealandia, WIKIPEDIA

    Gli scienziati che hanno completato la mappatura di Zealandia hanno pubblicato i risultati del loro studio su Tectonics. Nick Mortimer, uno dei ricercatori dell’istituto neozelandese GNS Science, che si è occupato del progetto, ha spiegato a National Geographic come è stato possibile risalire alle dimensioni e all'”anzianità” di Zealandia, tramite rocce fatte di granito che sono state campionate nel corso degli anni. Durante una spedizione a Fairway Ridge a bordo della australiana R/V Investigator, i ricercatori hanno dragato centinaia di chili di granito e campioni sedimentari dal continente sottomarino, che poi sono stati frantumati, setacciati e immersi in liquidi pesanti. A quel punto sono stati raccolti i pezzi “affondati”, che sono stati fatti passare attraverso un magnete in modo da separare i minerali magnetici da quelli “non magnetici”, vale a dire ciò che i ricercatori effettivamente cercano. Dopo questo lavoro certosino, i minerali non magnetici sono stati analizzati al microscopio e sono stati individuati i cristalli di zircone, che sono gli “orologi geologici” della terra. Tramite i cristalli di zircone, secondo Mortimer, è possibile capire quali sono state le masse terrestri che si sono formate insieme e quindi possono aiutare a comprendere la geologia di Zealandia.

    Ovviamente tracciare una “linea” temporale è solo l’inizio: la squadra di ricerca di Mortimer ha poi dovuto utilizzare una mappatura magnetica, tramite sensori a bordo di navi, in orbita nello spazio e posizionati sulla terraferma, che sono in grado di individuare le rocce “altamente magnetiche”, vale a dire basalti “solidificati di passate attività vulcaniche”. Questo tipo di mappa ha tracciato un “contorno” ipotetico ma realistico di Zealandia ed è stato un altro elemento da unire all’età delle rocce. 

    Come spiega Nick Mortimer, i ricercatori hanno notato che le rocce magnetiche erano “parallele o perpendicolari alle zone di frattura nella profondità della crosta oceanica, nelle aree in cui i continenti si sono allontanati, che sembrano essere collegate allo stiramento della crosta del supercontinente Gondwana, poco prima che la Zealandia, l’Antartide e l’Australia si dividessero”. 

    L’importanza degli zirconi

    Come abbiamo visto, i cristalli  di zircone vengono considerati dei veri e propri “orologi” geologici, atti a mostrare l’età di un certo pezzo di terreno. Sono minerali che si sono formati con il raffreddamento e la solidificazione del magma vulcanico, che nel caso di Zealandia risale a circa 100 milioni di anni fa. All’interno degli zirconi c’è l’uranio, elemento radioattivo, che appena il zircone si cristallizza inizia a “decadere”. Gli atomi di uranio si trasformano in piombo nel corso del tempo e gli scienziati possono determinare da quanto tempo gli zirconi si sono formati misurando il rapporto tra i due atomi negli zirconi. 

    Zirconi allo stato “naturale”, non lavorati. SHUTTERSTOCK

    Un passo indietro: la formazione dei continenti

    Pangea, WIKIPEDIA

    In origine sulla Terra c’era un solo supercontinente, Pangea. Questo accadeva circa 300-250 milioni di anni fa. Poi, intorno ai 200 milioni di anni fa, il supercontinente ha iniziato a sfaldarsi, si è diviso, e due parti nello specifico, quella meridionale chiamata Gondwana e quella settentrionale chiamata Laurasia, hanno iniziato ad allontanarsi l’una dall’altra. 100 milioni di anni fa poi, nel Gondwana, si è creata un’ulteriore spaccatura: si sono così formate l’Antartide, l’Australia e l’attuale Zealandia, per come è stata ricostruita. Tre Continenti separati e ben delineati: ma la frattura ha causato un’attività vulcanica molto intensa, la crosta terrestre si è surriscaldata e ha continuato ad allungarsi, per circa 40 milioni di anni. Dopodiché, siamo intorno ai 60 milioni di anni fa, l’area di Zealandia ha iniziato a raffreddarsi, è diventata più “densa” e – come spiega Mortimer – è sprofondata nell’Oceano fino a esserne quasi completamente sommersa. Arriviamo a 25 milioni di anni fa. 

    Di Zealandia, scomparsa dalle cartine come l’Atlantide del mito, è rimasto sopra il pelo dell’acqua solo il 5% delle terre: vale a dire le isole di Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, e alcune facenti parte dell’arcipelago dell’Australia. 

    Il Continente però esisteva: la sua parte settentrionale è collegata all’Australia, quella meridionale invece all’Antartide. 

    Zealandia, l’Ottavo Continente

    Le nuove scoperte scientifiche e la svolta ottenuta dalla mappatura hanno fatto sì che Zealandia potesse arrivare a essere considerata effettivamente l’Ottavo continente sulla terra. Un “pezzo” di crosta continentale di 5 milioni di chilometri quadrati (che per intenderci equivale alla metà dell’Europa). 

    Ciò che è stato confermato su Zealandia conferma ciò che Mortimer sostiene da 10 anni: la definizione stessa di “continente” deve cambiare e farsi più elastica, alla luce delle nuove scoperte, che aiutano a indagare non soltanto su quello che è stato ma soprattutto su quello che deve ancora venire. Inoltre, ha effetti notevoli anche sul presente: un nuovo continente con una forma leggera, uniforme e omogenea come quella di Zealandia spiegherebbe l’origine della fauna e della flora endemiche della Nuova Zelanda, per esempio. 

    Una Terra in movimento

    L’evoluzione della Terra. SHUTTERSTOCK

    La superficie del nostro Pianeta è in continuo movimento, trasformazione, cambia e si modifica di continuo. Gli eventi naturali estremi, come terremoti, tsunami, tempeste particolarmente violente, cambiano l’assetto dei continenti. Nulla, insomma, sembra essere destinato a rimanere immutato. 

    Secondo uno studio pubblicato nel 2018 da un team di ricercatori portoghesi e inglesi, si può supporre che in un periodo compreso tra i 200 e i 300 milioni di anni, si formerà un nuovo “super continente” come la vecchia Pangea. 

    Come riporta Geopop, sono stati formulati quattro diversi scenari per questa ipotesi: Novopangea, Pangea Ultima, Aurica e Amasia. 

    Novopangea

    Secondo la supposizione a cui è stato dato questo nome, le condizioni attuali proseguiranno in futuro: l’Atlantico, che è un oceano in forte espansione, continuerà ad allargare le sue maglie mentre il Pacifico, attualmente in remissione, finirà per scomparire completamente. A questo punto, le Americhe andranno a collidere con l’Antartide, unendosi, e poi il triumvirato si “scontrerà” con il blocco Africa-Eurasia, fino a collimare completamente. 

    Pangea Ultima

    In questo caso l’ipotesi azzarda un rallentamento dell’apertura dell’Oceano Atlantico, che dovrebbe arrivare a fermarsi. Al momento, le uniche due zone in cui l’Atlantico viene “riassorbito” sono quella in corrispondenza dei Caraibi e quella tra Sud America e Antartide. Secondo questa teoria, si potrebbe tornare indietro nel tempo, metaforicamente: il super continente sarebbe quindi molto simile alla Pangea originaria. Il Mediterraneo scomparirebbe e l’Oceano Pacifico finirebbe per circondare tutto il supercontinente.

    Aurica

    Questa ipotesi, sempre basata sul movimento degli oceani, parte dal concetto che sia l’Atlantico che il Pacifico finiscano per “chiudersi”. In questo caso verrebbe a crearsi un nuovo oceano, e nelle sue acque si originerebbe una nuova crosta oceanica. Se l’ipotesi fosse corretta, questo nuovo bacino si potrebbe creare in Asia e svilupparsi tra il Pakistan e l’Artico formando un rift Pan-Asiatico. Una struttura che di fatto spezzerebbe a metà l’attuale continente. 

    Amasia

    L’ultima opzione è denominata Amasia. Questa ipotesi suppone che i movimenti delle terre emerse si orientino verso il nord a causa di anomalie nel mantello terrestre. Così facendo avverrebbe uno “schiacciamento” di tutti i continenti ad esclusione dell’Antartide, che andrebbero a “pressarsi” sul Polo Nord formando un super-continente denominato appunto Amasia. In questo caso, per tornare agli oceani, sia Pacifico sia Atlantico continuerebbero ad esistere.

    di: Micaela FERRARO

    FOTO: SHUTTERSTOCK

    nuovo continente pangea TOP NEWS zealandia
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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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