Chiudi Menù
Il Mondo RivistaIl Mondo Rivista

    Subscribe to Updates

    Get the latest creative news from FooBar about art, design and business.

    What's Hot

    Haircare, come cambia il mercato tra e-commerce e distribuzione professionale

    Settembre 25, 2026

    PMA per tutte, mancano 10.000 firme: il video delle 14 madri che sono dovute andare all’estero

    Settembre 25, 2026

    Ozempic cambia anche il menù

    Settembre 24, 2026
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook Instagram LinkedIn
    Il Mondo RivistaIl Mondo Rivista
    • Attualità
    • Politica
    • Cultura
    • Interviste
    • Il Mondo Incontra
    • Archivio Storico
    Il Mondo RivistaIl Mondo Rivista
    Home » Barcellona al palo: cade?
    Uncategorized

    Barcellona al palo: cade?

    Marianna ManciniDi Marianna ManciniSettembre 11, 2024
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Whatsapp Reddit Tumblr E-mail
    Condividere
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest E-mail

    Per la prima volta in minoranza, gli indipendentisti catalani affrontano l’ennesima partita a scacchi con Sanchez che, con l’amnistia, ha riaperto e forse già chiuso il procés

    «Se tu lo tiri per di qui / mentre io lo spingo verso là / vedrai che cade cade cade / e vivremo in libertà». Nel 1968 il maestro della Nova cançó catalana Lluís Llach scriveva L’Estaca; destinata a diventare un inno internazionale alla rivolta contro le tirannie e l’oppressione del potere, la canzona parla di un “palo” a cui sono tutti incatenati, ma che ciascuno può contribuire ad abbattere. È con la più rapsodica delle narrazioni che gli indipendentisti catalani, da che abbiamo memoria, rivendicano al mondo intero una storia di repressione, conquista, livellamento culturale e sfruttamento economico. Anche l’eroe più epico e valoroso, però, a un certo punto della storia vince, oppure è stato sconfitto. Delle due l’una, e oggi il procés catalano, per come è uscito dalle urne, rischia l’accanimento terapeutico.

    L’11 settembre la Catalogna ha celebrato la Diada Nacional de Catalunya. La festa nazionale della comunità catalana ricorda la caduta di Barcellona, conquistata dai Borboni di Filippo V durante la guerra di secessione spagnola del 1714. La comunità si trova a commemorare la propria occupazione, perché una liberazione da festeggiare non l’ha vissuta mai. In quell’occasione, “torniamo sulle strade con l’unico progetto futuro di un Paese più giusto, politicamente e socialmente”, ci racconta Jaume Bardolet, responsabile per la coordinazione internazionale dell’ANC (Assemblea Nazionale catalana): «essere soggetti al Regno di Spagna è una minaccia strutturale per la sopravvivenza della Catalogna». L’ANC, organizzazione civile che ha guidato la lotta per l’indipendenza facendo da collante per le varie forze interne, oggi presieduta dallo stesso Llach, ha esortato i satelliti indipendentisti a tornare a sistema, concordando un programma condiviso al preciso scopo di “completare l’escalation della tensione” e promuovere “nuovi attacchi per rendere effettiva l’indipendenza”. L’agenda comprenderebbe, fra le altre cose, la creazione di un sistema giudiziario autonomo, una Carta della lingua catalana e una serie di mobilitazioni per denunciare il cosiddetto “saccheggio fiscale”, vero oggetto della contesa con Madrid. Peccato che i protagonisti di questa “Entesa per la República” solo teorizzata siano rimasti impigliati in una rete di strategismo politico, compromessi e persino ostacoli giudiziari, uno stagno che l’elettorato non ha mancato di punire. È quello che ci spiega anche Narcís Pallarès-Domènech, politologo e analista geopolitico catalano membro dell’Associació de Catalans a Roma, dove vive (gli italiani costituiscono la più grande comunità straniera di Barcellona): «i partiti hanno commesso l’errore di diffondere l’idea di una sorta di “indipendentismo magico”, secondo cui sarebbe stata sufficiente la sola volontà popolare espressa nel referendum del 2017 per far nascere un nuovo Stato in Europa».

    Puigdemont torna a Barcellona, leggi Dall’esilio alla patria: l’ora della Catalogna

    Dal 2010 al 2017, al grido di “tenim pressa”, (“abbiamo fretta”) i Partiti hanno schiacciato l’acceleratore, “anni trepidanti in cui hanno bruciato tappe, legislature e cicli” prosegue Pallarès-Domènech, senza però chiudere davvero il processo. Uno sforzo sovrumano che “ha generato fatica sociale e altre mobilitazioni”, oltre ad aumentare l’astensionismo di protesta, perché le promesse non si sono avverate e anzi “l’indipendentismo era ormai culminato nel resistenzialismo”. Oggi c’è un graduale ritorno alla realpolitik dei negoziati istituzionali. Ma non si tratta nemmeno di una novità assoluta. «La questione catalana è sempre stata il grande centro di gravità permanente della politica spagnola» spiega il politologo che ama citare Franco, («Battiato eh»), fornendo il proprio sostegno a maggioranze di diversi colori, pur di portare avanti il sogno di una Spagna federale. La svolta anticatalanista del Partito Popolare, portata avanti da José María Aznar prima e Mariano Rajoy poi, ha fatto saltare il banco aprendo la porta alla destra nazionalista e istituendo una politica di assedio permanente su tutti i fronti, dalla cultura alla lingua catalana. «Sono sempre stati più nocivi e numerosi i separatori dei separatisti» scherzava lo scrittore spagnolo Premio Nobel Camilo José Cela.

    Narcís Pallarès-Domènech, politologo e analista geopolitico catalano membro dell’Associació de Catalans a Roma. Per gentile concessione

    Ad ogni modo, di strada gli indipendentisti ne hanno fatta, dall’extraparlamentarismo con tendenze comuniste («una messa in scena che sembrava un mix fra Lotta Comunista e l’Armata Brancaleone», scherza Pallarès-Domènech) fino al ruolo di Partiti strutturati e politicamente rilevanti, ideologicamente trasversali e con un alto potenziale di coalizione e di intimidazione, per dirla con Giovanni Sartori, “quelli che un altro illustre politologo come Gianfranco Pasquino definirebbe ‘partiti che contano’”. Il tutto, posizionandosi attorno al tronco della socialdemocrazia e del liberalismo democratico. Insomma, Pallarès-Domènech non ha dubbi che “il procés e la sua equazione strategica di 10 anni fa sono finiti”, mentre l’indipendentismo catalano “come movimento politico di massa, trasversale, e socialmente rilevante, rimane”. Ce lo conferma anche Bardolet: «stiamo riscontrando un atteggiamento molto ricettivo, sia da parte delle organizzazioni della società civile che dei Partiti» a fare fronte comune, anche se “le difficoltà sono tradizionalmente derivate più dalla lotta per il potere che da questioni ideologiche o pragmatiche”. È così che dopo due mesi di intense trattative l’Esquerra Republicana de Catalunya (ERC, Partito indipendentista di sinistra) ha accettato un pre-accordo di governo con il Partito socialista locale di Salvador Illa (se Pedro Sanchez viene chiamato il premier dalle 9 vite ci sarà un motivo), strappando al Governo la promessa, finalmente, di un sistema tributario indipendente e gestito dall’Agenzia delle Entrate catalana destinato a sollevare non poche polemiche.

    La gallina dalle uova d’oro – I catalani rappresentano il 16% della popolazione spagnola, mentre il PIL della Regione è il 18,9% di quello nazionale, anche grazie al primato nell’export e nell’attrattività per aziende e investimenti esteri. Secondo alcuni studi presentati dalla Generalitat, per ogni euro versato dalla Catalogna alla Spagna tornerebbero indietro in servizi 56 centesimi

    Sulla coabitazione con i socialisti (in parte obbligata, perché lo scorso 12 maggio gli indipendentisti hanno perso per la prima volta la maggioranza) è critico anche Bardolet: «è la vecchia storia delle piccole concessioni per far dimenticare ciò che è essenziale, il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano. Questo non aiuta affatto il processo, al contrario, sono manovre di distrazione che impediscono il riconoscimento del diritto dei catalani a decidere democraticamente del loro futuro». Al netto degli ultimi sviluppi, però, è stata senza dubbio la legge sull’amnistia a marcare un punto di svolta nella politica catalana. È forse questo uno dei meriti più importanti di Sanchez: affermare che il procés non è più (solo) una questione giuridica nelle mani di giudici e giustizieri, ma andrebbe invece re-inserito nei binari della politica e dei negoziati. Ce lo conferma anche Pallarès-Domènech, secondo cui Sanchez “ha avuto la necessità ma anche il coraggio di affrontare questa decisione” che gli ha messo contro la vecchia guardia del suo Partito oltre a un’ambigua Unione Europea, che potrebbe gettare la maschera in questa legislatura. Il prossimo obiettivo di Barcellona? Il riconoscimento del catalano come lingua ufficiale: che la lingua non sia mero medium di comunicazione, bensì strumento di coesione sociale, lo si era capito dopo il primo divieto. «Vedrai che cade cade cade / già comincia a vacillar».

    Barcellona chiama Bruxelles

    L’UE ha ammonito Madrid chiedendo spiegazioni su un’amnistia “oggetto di grandi controversie” e preoccupazioni. «L’UE ha avuto un atteggiamento ambivalente» conferma Bardolet che però si chiede: «cosa c’è di più democratico ed europeo che decidere votando, come chiedono i catalani?». Dopotutto “è pur sempre un club di Stati”, ma è anche “paladina dei diritti fondamentali dei suoi cittadini” come quello, appunto, all’autodeterminazione. In passato l’UE ha dimostrato un saldo spirito di autoconservazione, ma anche una buona dose di pragmatismo. Da che parte starà?

    [in copertina: la Via Catalana, una catena umana di 1,6 milioni di cittadini catalani, lunga oltre 400 chilometri, organizzata da diverse organizzazioni della società civile catalana l’11 settembre del 2013]

    FOTO: SHUTTERSTOCK

    carles puigdemont Catalogna diada diana nacional de catalunya indipendentismo catalano lluis llach proces catalano TOP NEWS
    Condividere. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Whatsapp Reddit Tumblr E-mail
    Marianna Mancini

    Post correlati

    Attualità Settembre 22, 2026

    Quando il cognome diventa un’eredità

    Archivio Giugno 30, 2025

    Siena, il Palio

    Archivio Giugno 30, 2025

    La fine di un’era

    Archivio Giugno 30, 2025

    Venezia in (s)vendita

    Archivio Giugno 27, 2025

    Sotto il cielo di Ustica

    Archivio Giugno 23, 2025

    Una mostra per decostruire il colonialismo

    Da non perdere
    Economia Settembre 25, 2026

    Haircare, come cambia il mercato tra e-commerce e distribuzione professionale

    Il settore dei prodotti professionali per capelli sta attraversando una trasformazione che riguarda non soltanto…

    PMA per tutte, mancano 10.000 firme: il video delle 14 madri che sono dovute andare all’estero

    Settembre 25, 2026

    Ozempic cambia anche il menù

    Settembre 24, 2026

    Il lavoro cresce, i giovani no

    Settembre 23, 2026

    Resta Aggiornat*

    Ricevi i nostri articoli direttamente via email.

    Resta in contatto
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    About Us

    IL MONDO "Sic Mundus Creatus Est" , edito da: McGuffin s.r.l. - P.I. 17440611006.
    Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma iscr. n° 21/2026 del 12/02/2026.
    Direttore Responsabile: Antonio Franchini | Vice Direttore: Alessia Turchi
    Sede legale: Via Silvestri, 195 - Roma.
    Concessionaria per la pubblicità e le iniziative speciali: Cinemedia Srl

    Facebook Instagram LinkedIn
    • La Redazione
    • Attualità
    • Cultura
    • Interviste
    • Politica
    • Video Podcast
    • Archivio Storico
    © 2026 IL MONDO "Sic Mundus Creatus Est" , edito da: McGuffin s.r.l. - P.I. 17440611006. | Privacy Policy - Cookie Policy - Policy su Utilizzo IA

    Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.

    Gestisci Consenso
    Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Visualizza le preferenze
    • {title}
    • {title}
    • {title}