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    Home » António Costa, l’equilibrista
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    António Costa, l’equilibrista

    Francesca LasiDi Francesca LasiSettembre 19, 2024
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    L’ex primo ministro portoghese è il nuovo presidente del Consiglio europeo. A lungo segretario del Partito Socialista, è noto per il suo pragmatismo e le sue capacità negoziali, sicuramente utili per affrontare le sfide europee

    António Costa: è lui il nuovo presidente del Consiglio europeo, che entrerà in carica dal 1° dicembre 2024, alla scadenza del mandato dell’attuale numero uno Charles Michel. Costa è stato eletto con il sì di 26 Paesi su 27: contraria solo la premier Giorgia Meloni. Pragmatico, contrario all’austerità, noto per le sue capacità negoziali, rispettato in ambito internazionale, l’ex primo ministro portoghese è un veterano della politica europea, avendo già ricoperto incarichi di alto profilo: tra il 2004 e il 2007 è stato vicepresidente del Parlamento europeo.

    Ma la sua storia politica è molto lunga, sempre nella fila del Partito Socialista (PS). António Luís Santos da Costa nasce a Lisbona nel 1961, negli anni dal regime dell’Estado Novo, fondato nel 1933 dal dittatore António de Oliveira Salazar.Il padre, Orlando da Costa,era uno scrittore e militante comunista figlio di discendenti di Goa, Stato dell’India per lungo tempo colonia portoghese. La madre, Maria Antónia Palla, una delle prime giornaliste donne in Portogallo, scrittrice e femminista, per anni è stata impegnata nella legalizzazione dell’aborto e ha raccontato la Rivoluzione dei Garofani che ha portato alla fine dell’Estado Novo.

    Costa si laurea in Legge e per un breve periodo esercita come avvocato, prima di dedicarsi interamente alla politica. In gioventù aderisce al Partito Socialista e diventa consigliere municipale di Lisbona negli anni Ottanta. Nel tempo consolida la sua posizione all’interno del partito di centro-sinistra di cui sarà segretario generale dal 2014 fino alle dimissioni alla fine del 2023. Dal 1997 al 1999 ricopre il ruolo di ministro degli Affari parlamentari nel governo guidato da António Guterres, attuale segretario generale dell’ONU, mentre dal 1999 al 2002 è ministro della Giustizia. Nel 2004 diventa eurodeputato e l’anno seguente viene nominato ministro dell’Amministrazione dell’Interno nel Governo Sócrates. Nel 2007 viene eletto sindaco di Lisbona: resterà in carica per 8 anni. Nel 2014 vince le primarie del Partito Socialista e l’anno successivo si dimette da primo cittadino della Capitale portoghese per dedicarsi alla campagna elettorale. Alle elezioni il Partito Socialista arriva secondo dietro alla coalizione formata dal Partito Social Democratico (PSD) e dal CDS – Partito Popolare che, però, non ottiene la maggioranza assoluta dei seggi. Il presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva conferisce, poi, l’incarico di formare il Governo a Costa, che si trova, così, alla guida di un esecutivo di minoranza, monocolore socialista, con l’appoggio esterno del Partito Comunista e del Blocco di Sinistra. Un equilibrio delicato, che vede Costa impegnarsi per non mettere in discussione l’appartenenza del Portogallo alla NATO e all’Unione europea, come voluto dal presidente della Repubblica, ma che trova il suo collante nella necessità, condivisa da socialisti, Partito Comunista e Blocco di sinistra, di superare le politiche di austerità che pesano sulla popolazione, soprattutto sulle classi popolari. Un’alleanza che viene definita “gerinconça”,un “aggeggio”,un’unione insolita e improvvisa. Ma che in qualche modo funziona, almeno per un po’. E che mette in luce le capacità negoziali e di costruzione del compromesso di Costa.

    Costa durante la cerimonia di insediamento del suo primo Governo, 26 novembre 2015. Il suo approccio alla crisi economica del Paese verrà definito “modello Costa” così come, qualche anno più tardi, il suo piano di gestione della pandemia da Covid-19. Crediti: ANSA/EPA/JOAO RELVAS

    Quello che António Costa eredita nel 2015 è un Paese arrivato difficoltosamente a una ripresa dopo una grave crisi economica e che è da poco uscito dal programma di salvataggio della cosiddetta Troika per il quale nel 2011 il Portogallo aveva ottenuto un prestito da 78 miliardi e che ha portato alle politiche di austerity. Queste, però, hanno avuto un impatto sociale profondo, con la riduzione delle tutele di lavoratori e lavoratrici e l’introduzione di nuove tasse. La disoccupazione e il deficit del debito pubblico corrono. Le prime misure che il governo di minoranza guidato da Costa adotta sono l’aumento del salario minimo da 589 a 616 euro, la riduzione dell’orario lavorativo settimanale a 35 ore per i funzionari pubblici, senza disdegnare – anzi, accogliendo – il settore turistico, con l’abbassamento dell’IVA per alberghi e ristoranti dal 23% al 13%. La disoccupazione scende al 6,4%, il debito pubblico sul PIL scende, arrivando, poi, nel 2024 al di sotto del 100% del PIL, con una riduzione di 35 punti in quattro anni. Per questo molti analisti iniziano a parlare di un “modello Costa”.

    Un modello che, però, sotto la facciata presenta diverse crepe. Secondo alcuni commentatori, con Costa l’austerità è stata certamente mitigata ma non è stata realmente abbandonata e in qualche modo è diventata strutturale. Nel 2022 la giornalista Joana Ramiro ha scritto su Jacobin che nel 2020 e nel 2021 il Portogallo ha registrato la spesa pubblica più bassa di tutta l’UE mentre gli stipendi e le pensioni sono rimasti molto bassi rispetto agli standard europei. I bassi salari rimangono un problema in terra lusitana, così come gli affitti alle stelle. Sotto la coltre sono rimaste diverse contraddizioni e criticità.

    Nel 2019 il Partito Socialista vince le elezioni legislative e António Costa è per la seconda volta alla guida di un governo monocolore di minoranza. Governo che per la campagna vaccinale anti Covid-19 guadagna elogi a livello internazionale: il Portogallo è uno dei Paesi con il più alto tasso di vaccinazione (circa il 90% della popolazione). Proprio in questo contesto la figura di Costa torna sotto i riflettori, dopo l’attacco ai Paesi definiti “frugali”, soprattutto ai Paesi Bassi di Mark Rutte, che si oppongono agli aiuti economici per gli Stati più colpiti dalla pandemia (tra cui l’Italia). Anche per la gestione della pandemia si parla di “modello Costa”.

    Il prossimo presidente del Consiglio UE António Costa incontra a Roma la premier italiana Giorgia Meloni, l’unica leader europea che ha votato contro la sua elezione. Crediti: ANSA/ETTORE FERRARI

    Le incrinature, però, si fanno sempre più visibili fino a diventare spaccature. Nel 2021 il Blocco di Sinistra e la Coalizione Democratica Unitaria (CDU), federazione dei partiti di sinistra, che appoggiano il Governo dall’esterno, votano contro la legge di Bilancio per attriti con il premier e dopo aver chiesto in precedenza alcune modifiche. Il cosiddetto “patto della Geringonça” è sempre più fragile, fino a sfaldarsi del tutto. La bocciatura della legge porta alle elezioni anticipate. Che Costa vince: il Partito Socialista supera la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Poi, la doccia fredda. Nel novembre 2023 Costa si dimette dopo che alcuni membri del suo esecutivo rimangono coinvolti in un caso di corruzione relativo all’assegnazione delle licenze per la produzione di litio e idrogeno. Inizialmente sembra che anche il primo ministro sia implicato. E invece. E invece si tratta di un errore surreale – ma molto reale – avvenuto durante le trascrizioni delle intercettazioni: l’António Costa in questione, in realtà, non è il premier bensì il ministro dello Sviluppo Economico António Costa Silva.Il Pubblico Ministero riconosce l’errore ma ormai Costa (il premier) ha già lasciato l’incarico. Ricordiamo a scanso di (ulteriori) equivoci che Costa (l’ormai ex premier) non è stato incriminato.

    All’epoca dello scandalo – chiamato Operazione Influencer – sembra che sulla lunga carriera politica di António Costa compaia la parola fine, e lo stesso dichiara di non volersi più ricandidare, oltre a lasciare la guida del Partito Socialista.Ma non è così. Anche Luís Montenegro, nuovo primo ministro e presidente del Partito Social Democratico di centro-destra, sostiene la candidatura di Costa alla presidenza del Consiglio europeo. E la nomina arriva nel giugno del 2024. António Costa sarà alla guida dell’organismo per due anni e mezzo – tanto dura il mandato, che può essere rinnovato una volta sola – alla quale arriva senza essersi fatto nemici politici, dialogando con tutti, da Macron a Orbánche, seppur lontanissimo da lui politicamente, gli ha garantito il suo voto.

    Soprattutto qui sembra stare il carattere pragmatico e riformista di Costa, il cui nomenon ha perso lustro e credibilità a Bruxelles. Anche se, viste le sfide, trovare una linea in comune in Europa non sarà semplice.

    FOTO: ANSA/Marco Di Gianvito/ZUMA Press Wire

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