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Secondo la gip Colucci ci sono ancora degli elementi del filone d’indagine – secondo la quale Angela vivrebbe su un isolotto turco – che vanno approfonditi e chiariti

La cosiddetta “pista turca” sulla scomparsa di Angela Celentano resta aperta. La giudice delle indagini preliminari di Napoli, Federica Colucci, infatti, si è rifiutata di accettare l’archiviazione richiesta alla Procura perché, come scrive il Corriere della Sera, “permangono elementi di dubbio” e “in sede di rogatoria emerge una discrasia che resta priva di logica spiegazione“.

Il filone d’indagine era stato avviato dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea nel 2009 a seguito dell’iniziativa privata di una signora che si chiama Vincenza Trentinella. La donna sarebbe stata custode delle confidenze di un prelato, tale don Augusto, che aveva saputo da un’ulteriore donna, durante un colloquio in confessionale, che Angela sarebbe stata rapita e vivrebbe “su un piccolissimo isolotto turco che si chiama Buyukada, con un uomo che crede sia suo padre, che io ho incontrato in uno studio veterinario e che ha una cicatrice sul collo“. Dopo la morte del prelato Trentinella aveva deciso “di andare in Turchia a verificare il suo racconto” scoprendo che don Augusto “aveva detto la verità“.

La giudice Colucci ha incaricato il pm di indagare per altri 6 mesi e di scoprire in particolare chi è l’uomo sospettato di essere il finto padre di Angela, un uomo di nome Fahfi Bey che Trentinella ha raccontato di aver conosciuto fingendosi una turista che voleva portare a casa un gattino dell’isola. L’uomo le avrebbe fornito un bigliettino con il suo numero di telefono ma quando le autorità turche hanno contattato l’utente collegato al numero hanno interrogato un certo Fahri Dal.

Chissà se questa pista potrà effettivamente aiutare a far luce su uno dei casi irrisolti italiani più famosi e fitti di sempre, la scomparsa della bambina di tre anni Angela Celentano, avvenuta il 10 agosto 1996 durante una gita organizzata dalla Comunità  della Chiesa evangelica pentacostale di Vico Equense, vicino a Napoli.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/CIRO FUSCO