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    Home » Archivio Storico » 2022 » Crisi del Governo, salta l’assemblea del M5S
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    Crisi del Governo, salta l’assemblea del M5S

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroLuglio 16, 2022
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    Letta: “gli italiani non vogliono le elezioni il 25 settembre”. D’Incà: a rischio Pnrr

    Si fa sempre più lontana l’ipotesi di un Governo Draghi bis dopo la mossa di Conte che ha portato alle dimissioni del premier. La legislatura è sempre più in bilico: i partiti hanno ancora quattro giorni per ricostituire una maggioranza solida ma le divisioni in un gruppo tanto eterogeneo quanto fragile, si fanno sempre più marcate.

    Draghi andrà in missione ad Algeri lunedì, ma la visita durerà un solo giorno anziché i due previsti. Martedì rientrerà in Italia e mercoledì si presenterà alle Camere come chiesto da Sergio Mattarella. Nonostante il pressing del Colle, della politica, e il sostegno delle cancellerie, europee e non solo, Draghi pare restare irremovibile nell’idea del congedo.

    Le reazioni dei partiti

    È saltata l’assemblea dei deputati del Movimento 5S prevista per il pomeriggio. È stata convocata invece, per le 18.30 circa, un’assemblea congiunta dei parlamentari del Movimento che si riuniranno via zoom con il presidente Giuseppe Conte. Intanto Dem e Italia Viva chiedono a gran voce a Draghi di rimanere e Salvini e Berlusconi chiudono a una qualsivoglia alleanza con i pentastellati.

    Il segretario del Pd Enrico Letta è intervenuto al congresso nazionale del Partito socialista italiano a Roma dichiarando che se si dovrà andare al voto la data sarà 25 settembre ma, ha specificato, non è un’opzione a cui gli italiani guardano con favore. «Chi ascolta il Paese in queste ore sa che l’Italia vuole che il governo continui fino alla fine legislatura, non c’è in questo momento nessuna voglia e nessuna spinta di una crisi che porterebbe a elezioni il 25 settembre – ha dichiarato Letta. – Le parole che voglio dire qui sono un appello a tutte le forze politiche, un appello al M5S, perché sia della partita di mercoledì con la voglia di rilanciare rispetto ai grandi contenuti nuovi che sono intervenuti. Siamo in condizione di approvare delle norme fondamentali e importanti. Finalmente la lotta alla precarietà fa parte dei temi fondamentali. Il nostro Paese ritrovi il filo di questa maggioranza e che questa maggioranza sia in grado di continuare a fare il suo lavoro e a farlo bene nell’interesse del Paese».

    Si muovono anche Unione Europea e Usa: tutti, da Von der Leyen a Joe Biden, chiedono a Draghi di restare.

    L’appello dei sindaci

    Per trattenere Draghi, è arrivata oggi anche una lettera di 11 sindaci italiani: «Noi sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo. Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni. Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni. Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia». È stata firmata, in ordine alfabetico, da: Luigi Brugnaro (Venezia), Marco Bucci (Genova), Antonio Decaro (Bari – presidente Anci), Michele De Pascale (Ravenna – presidente Upi), Giorgio Gori (Bergamo), Roberto Gualtieri (Roma), Stefano Lo Russo (Torino), Dario Nardella (Firenze e coordinatore Città metropolitane), Maurizio Rasero (Asti), Matteo Ricci (Pesaro – presidente Ali), Beppe Sala (Milano).

    Il dossier D’Incà

    Il ministro Federico D’Incà ha preparato un dossier come richiesto dal ministero per i Rapporti con il Parlamento evidenziando le difficoltà a cui si andrà incontro con le dimissioni di Mario Draghi: «Le eventuali dimissioni del Governo – si legge – potrebbero condurre ad uno scenario estremamente critico relativamente all’iter dei principali provvedimenti, già presentati alle Camere, con particolare riguardo a quelli relativi alle riforme abilitanti per raggiungere gli obiettivi del Pnrr entro dicembre 2022 e a quelli di conversione dei decreti-legge attualmente pendenti in Parlamento. Una crisi di governo ed un eventuale scioglimento delle Camere inciderebbero anche sull’adozione dei decreti legislativi attuativi di riforme già approvate dal Parlamento come le riforme della giustizia e del codice degli appalti che rappresentano specifici impegni Pnrr. Tale situazione impedirebbe, inoltre, l’adozione di provvedimenti molto attesi dai cittadini come le misure relative al salario minimo e al contrasto della povertà. Si creerebbe, peraltro, anche una situazione di incertezza sull’adozione di misure volte a mitigare gli effetti dell’incremento dei costi dell’energia e dei carburanti».

    di: Micaela FERRARO

    FOTO: SHUTTERSTOCK

    consiglio m5s crisi di governo MARIO DRAGHI
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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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