Da Nupes a Rassemblement National, pioggia di critiche per il presidente francese, che sarebbe coinvolto nella campagna di lobbying portata avanti dalla società statunitense
Dalla Francia arrivano le prime reazioni allo scandalo Uber-files rivelato da un gruppo di testate internazionali. Stando a quanto riferito, la compagnia statunitense avrebbe portato avanti per anni una gigantesca campagna di lobbying, facendo pressioni anche su leader politici europei e statunitensi nel tentativo di espandersi a livello globale.
Le opposizioni francesi, dalla sinistra di Nupes all’estrema destra di Rassemblement National chiedono chiarimenti sul presunto coinvolgimento del presidente Emmanuel Macron quando era ministro dell’Economia.
L’Unione della gauche capitanata da Jean-Luc Mélenchon chiede la creazione di una commissione d’inchiesta, mentre Marine Le Pen e il sindacato CGT non risparmiano le critiche.
Anche Le Monde punta l’attenzione sui presunti legami tra la società statunitense e Macron: secondo il quotidiano francese ci sarebbe stato un “accordo segreto” tra Uber e l’attuale inquilino dell’Eliseo.
Mathilde Panot, presidente del gruppo della sinistra radicale France Insoumise in Assemblée Nationale, parla di “saccheggio” della Francia, con Macron che è stato contemporaneamente “consigliere e ministro di François Hollande e lobbysta per la multinazionale statunitense che puntava a una persistente deregulation del diritto del lavoro”.
Fabien Roussel, Segretario generale del Partito Comunista Francese, denuncia le “agghiaccianti rivelazioni sul ruolo attivo svolto da Macron, allora ministro, per facilitare lo sviluppo di Uber in Francia, contro tutte le nostre regole, tutte le nostre conquiste sociali e contro i diritti dei lavoratori”.
Il vicepresidente di Rassemblement National Jordan Bardella ha affermato che “il percorso di Emmanuel Macron ha una coerenza, un filo rosso: servire gli interessi privati, spesso stranieri, prima di quelli nazionali”.
di: Francesca LASI
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