La tecnologia con anidride carbonica super compressa dell’azienda permette di inquinare meno e risparmiare
Davvero tutto ciò che è inquinante non può essere recuperato? Secondo Separeco, no. Per questo l’azienda, seconda in Europa nel suo settore, ha speso le sue energie e competenze dal 1995 ad oggi importando nel nostro Paese un’idea innovativa nata in Germania alla fine del secolo scorso: rendere l’anidride carbonica, considerata la prima responsabile dell’inquinamento atmosferico, una risorsa. Abbiamo parlato di questa azienda e del suo futuro con l’amministratore delegato di Separeco, Claudio Colombo.
Da che idea e come nasce Separeco?
«L’azienda nasce nel 2005 ma la nostra esperienza inizia nel 1995 dall’idea di portare una tecnologia innovativa che non utilizzasse solventi organici per l’estrazione di olii essenziali e altri composti dalle materie prime per l’industria degli integratori alimentari e farmaceutica. I solventi chimici sono pericolosi per l’essere umano, molti di questi classificati come CMR (Cancerogeno, Mutageno o tossico per la Riproduzione), e per l’ambiente. Oggi il problema dell’inquinamento da solventi chimici è sentito a tutti i livelli e obbliga le aziende a predisporre tutta una serie di costose attività per il loro smaltimento. La nostra tecnologia invece è pulita, produce estratti purissimi e non inquina; inoltre la CO2 costa pochissimo, e riusciamo a trasformarla da elemento negativo in un elemento positivo».
Come funziona la tecnologia di Separeco?
«Questo metodo consiste nel comprimere centinaia di volte l’anidride carbonica fino a farla diventare un solvente naturale, eccezionale per estrarre gli elementi di interesse dalle materie prime. Poi questi possono andare in pastiglie, cosmetici, profumi, fragranze in base al settore industriale. Sempre più settori sono interessati al processo per via del riciclo. Molte materie prime non riescono a essere riciclate perché contengono degli inquinanti molto pericolosi impossibili da eliminare con tecniche tradizionali. Noi con la nostra tecnologia riusciamo a eliminarli rendendo la materia prima riciclabile e riutilizzabile. O ancora nella produzione di materie industriali, ad esempio determinate plastiche, si utilizzano in alcune fasi di lavorazione dei solventi chimici pericolosi che con l’anidride carbonica super compressa possiamo eliminare. Abbiamo anche lavorato con agenzie spaziali per fare la pulizia profonda di componenti per i satelliti, o con Eni per la pulizia di terreni dal petrolio».
Quali sono i vostri punti di forza?
«Sicuramente la nostra tecnologia, che ci permette di trattare materie prime con CO2 allo stato supercritico. Si tratta di processi complessi ma oggi totalmente automatizzati con software proprietari che abbiamo sviluppato negli anni, con passaggi faticosi ma che oggi ci rendono tra le poche aziende sul mercato a possedere questo know-how. Per fare ciò abbiamo dovuto trovare figure altamente professionali, oggi rare sul mercato, che fossero in grado di sostenere questo sviluppo. Negli anni abbiamo creato una filiera specializzata, chiamata Super Critical Fluid Network, che include diverse aziende con competenze specifiche sul nostro settore rese disponibili per tutto il network. Inoltre, le nostre macchine lavorano ad alta pressione ma le regole per progettarle e costruirle, nel mondo, non sono tutte uguali. Quindi ci siamo multicertificati per venire incontro alle richieste che ci arrivano da Europa e Usa, ma anche Sud America, Emirati, Asia, Australia».
Sul futuro di Separeco Colombo è fiducioso. D’altra parte è una realtà abituata ad evolversi: partita come centro di ricerca industriale per le aziende europee si è poi sviluppata, nel corso degli anni, diventando una delle aziende più importanti nel settore dei fluidi supercritici. Oggi produce impianti per il mondo alimentare, farmaceutico, cosmetico, profumiero, delle fragranze ma anche del riciclo e delle materie plastiche. Da un sogno di innovazione importato dalla Germania è nata un’azienda seconda in Europa che serve i mercati di tutto il mondo.
