L’esperimento della coalizione rosso-giallo-verde a Berlino giunge al capolinea, tra un cancelliere poco carismatico e una crisi economica inaspettata
Ampel. Semaforo. O per meglio dire: ampelkoalition, coalizione semaforo. Era stata soprannominata così quella a sostegno del cancelliere tedesco Olaf Scholz. Perché contenente in sé animi, colori, diversi tra loro: Partito Socialdemocratico (SPD), Partito Liberale Democratico (FDP) e Verdi. Rossi, gialli e verdi, proprio come un semaforo, hanno iniziato a percorrere la strada comune l’8 dicembre 2021 quando il Parlamento federale tedesco a scrutinio segreto ha accordato la fiducia al Governo Scholz con 395 voti favorevoli, 303 contrari, 6 astenuti e tre schede nulle. Poco meno di tre anni più tardi (quasi un anno prima la naturale fine del quadriennio di cancelleria), il 7 novembre 2024, si è aperta una crisi di governo che, quel semaforo, l’ha mandato in tilt.
La crisi si è aperta quando il cancelliere ha licenziato il ministro delle Finanze,Christian Lindner (di FDP) e al conseguente ritiro degli altri tre ministri (Giustizia, Trasporti e Istruzione) dello stesso gruppo politico di Lindner. Venendo meno il sostegno dei Liberali, SPD e Verdi hanno scelto di portare avanti un governo di minoranza fino alle elezioni anticipate in programma a febbraio 2025. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quella economica, con Scholz che si è detto “costretto a fare questo passo per prevenire danni al nostro Paese. Abbiamo bisogno di un governo efficace che abbia la forza di prendere le decisioni necessarie”, affermando che il ministro Linder “troppe volte ha tradito la mia fiducia, troppe volte si è impegnato in meschine tattiche di partito” (soprattutto a pesare è stata la scelta del leader liberale di proporre, durante un vertice di coalizione nato per ricompattare l’esecutivo, di andare a nuove elezioni). Il cancelliere ha inoltre fatto riferimento al quadro internazionale (il governo ha iniziato a vacillare in concomitanza con la rielezione di Trump alla Casa Bianca) sostenendo che “in considerazione delle elezioni americane, la Germania dovrà essere all’altezza delle proprie responsabilità, anche all’interno di un quadro europeo. Chi non accetta un’offerta di compromesso in una situazione del genere agisce in modo irresponsabile. Come cancelliere, non posso permetterlo”, rincarando la dose su Linden che “ha voluto tagliare le pensioni e ritirarsi dalla transizione energetica. Sarebbe un danno per il futuro. Gli Stati Uniti, la Cina e altri non dormono”. Dal canto suo il leader liberale ha sostenuto che il cancelliere ha “dimostrato di non avere la forza di dare al nostro Paese un nuovo inizio. Invece, da questo pomeriggio [il 6 novembre 2024, n.d.a.], il Cancelliere federale ha chiesto che io sospenda il freno al debito nella legge fondamentale. Non potevo accettare”, Linden ha ribadito di aver “presentato proposte per una svolta economica per riportare il nostro Paese sulla strada del successo. Queste proposte non sono state accettate nemmeno una volta dall’Spd e dai Verdi come base per la consultazione. Sappiamo perché dalla dichiarazione accuratamente preparata del cancelliere questa sera [il 6 novembre 2024, n.d.a.]”, insinuando un dubbio circa la volontà di Scholz. Ai ministri Robert Habeck e Annalena Baerbock (Verdi), che hanno deciso di non abbandonare la carica, si è aggiunto il consigliere del cancelliere, Joerg Kukies (SPD), alla guida del ministero dell’Economia, mentre al ministro dei Trasporti Volker Wissing (FDP) è stato affidato anche il ministero della Giustizia e a Cem Oezdemir (Verdi) oltre alla guida del ministero dell’Agricoltura è spettata anche quella del ministero dell’Istruzione.

Scholz si trova in una situazione complicata, con l’economia tedesca in crisi – per il prossimo anno Berlino necessita di circa 10 miliardi di euro per finanziare il bilancio -, i diversi scioperi dei lavoratori del comparto automobilistico e le sconfitte locali del partito del cancelliere. Nonostante la popolarità del cancelliere sia piuttosto bassa – secondo i dati di alcuni sondaggi, nel corso di questi anni di governo la popolarità di Scholz è scesa sotto il 20% e, in alcuni momenti, anche sotto al 15% – l’SPD ha scelto di ricandidare il cancelliere uscente. Le critiche vertono principalmente su tre motivazioni: il suo poco carisma, l’incapacità di gestire un Esecutivo frammentato e il governo concomitante a uno scenario molto complicato per la Germania (a causa della guerra in Ucraina e della crisi economica). A queste si aggiungono quelle dell’elettorato più giovane e ambientalista che ne contesta il poco impegno alla lotta al cambiamento climatico.
Va detto che, probabilmente, chiunque nel 2021 sarebbe stato in difficoltà a sostituire una figura come quella di Angela Merkel alla guida della Germania; Scholz era stato vicecancelliere e ministro dell’Economia nel Governo Merkel di grande coalizione e nel 2021 venne eletto come il “candidato della continuità” (nell’esito delle elezioni pesarono anche i significativi inciampi degli altri candidati, Armin Laschet della CDU e Annalena Baerbock dei Verdi). Fin da subito l’opinione pubblica però, nonostante ritenesse Scholz preparato, è stata fredda a causa della sua scarsa capacità comunicativa e, come detto, del poco carisma. A questo si è aggiunto il dover gestire la coalizione semaforo con forze politiche che hanno visioni piuttosto diverse le une dalle altre e leader che hanno cercato di mettersi in luce con sgambetti e prese di posizione; l’ultimo e forse più grave ingrediente alla ricetta della crisi di governo è stata la guerra in Ucraina che ha fatto crollare il modello politico-economico messo in piedi da Merkel e che Scholz avrebbe dovuto portare avanti. La dipendenza tedesca dalla Russia ha avuto ripercussioni economiche catastrofiche – nel 2023 (escludendo il periodo della pandemia da Covid) per la prima volta da molti anni l’economia tedesca si è contratta – e anche l’atteggiamento del cancelliere verso l’offensiva a Kiev è stato contraddittorio.

Nel frattempo la Germania si è progressivamente, a livello locale, spostata a destra. Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra ultra-conservatore, euroscettico e anti-immigrazione, nella bozza finale del programma di governo riportata dal giornale Der Spiegel parla chiaramente di un’uscita tedesca dall’Unione e dall’Eurozona, inoltre il 23 novembre il partito ha approvato una risoluzione a favore della “remigrazione” (ovvero il rimpatrio forzato di “gruppi di persone con scarsa capacità e volontà di integrarsi” che “dovrebbero essere rimpatriati nel loro Paese d’origine, attraverso programmi di rimpatrio obbligatori e sostenuti nel reinserimento nella società d’origine e nella (ri)costruzione del loro Paese”).
Scholz e i suoi sostenitori sperano in una vittoria inaspettata come fu quella del 2021, anche se stavolta l’avversario della CDU di centrodestra ha maggiore appeal e potrebbe essere un problema per il bis del cancelliere, con le spinte di Afd che rischiano di tingere di nero ogni nuova “colorazione” del Parlamento.
Blinkende ampel. Semaforo lampeggiante. Procedere con attenzione.
