Il motto è chiaro: “non bisogna esitare nel definire sartoriale il metodo di preparazione di qualsiasi viaggio, poiché creato artigianalmente per soddisfare ogni esigenza”
Conoscere personalmente prima di proporre al cliente: lo staff dirigenziale di Reimatours vanta un’esperienza vastissima nel campo turistico, maturata in oltre 40 anni di attività. A raccontarci il vissuto e le impressioni è direttamente il direttore generale Franco Cesaretti.
– Come avete vissuto il periodo della pandemia, dagli esordi ad oggi?
«Noi come tour operator proponiamo viaggi verso l’Alaska, il Canada, gli Stati Uniti, il Messico, i Caraibi e crociere in Polinesia e Hawaii. Eravamo partiti molto bene verso fine gennaio ma nel momento in cui è scoppiata la pandemia abbiamo chiuso al pubblico, con un conseguente fatturato a zero. Una situazione del genere nessuno avrebbe mai potuto immaginarsela anche se, nel 2003, siamo stati già colpiti dalla Sars scoppiata a Toronto, scendendo da cinque milioni a 800 mila euro di fatturato. All’epoca in pochi hanno notato l’avvenimento dato che si è trattato di un episodio isolato e non avrei mai pensato di rivivere un periodo del genere ma ho dovuto ricredermi. Oggi invece, non tocca un solo Paese ma il mondo intero. Noi siamo sempre stati abituati a combattere nel settore del turismo perché il nostro mestiere ci porta a contatto con tantissime realtà delle quali risentiamo in base a specifici fattori ambientali ed economici. Abbiamo sempre la sensazione di appartenere alle categorie lavorative più esposte a ciò che succede nel mondo e dobbiamo cercare di essere sempre resilienti a prescindere da tutto».
– Che ruolo ha il turismo nel mondo odierno?
«In economia esistono varie categorie di bisogni che si dividono in primari, secondari e terziari. Quest’ultimi, appartengono a quelli apparentemente superflui, come potrebbe essere il viaggiare anche se, a mio avviso, sono estremamente importanti perché ristorano l’anima. Immaginando una vita senza viaggi, le persone vivrebbero senza sale e senza sogni. Noi abbiamo bisogno, al fine di poter operare, di un background culturale necessario e di una situazione mondiale più tranquilla possibile. In una situazione d’emergenza è impossibile lavorare, dal momento in cui la clientela diminuisce nettamente. Non abbiamo grandi edifici ma creiamo felicità e benessere nelle persone attraverso ciò che il mondo può offrire come il mare, il sole, una spiaggia, un paesaggio. Quando riusciamo a realizzare tale obiettivo, noi ci sentiamo soddisfatti. Ogni volta che ci si allontana da casa si diventa turisti, creando un flusso che persone che portano ricchezza. Il turismo è spendere denaro guadagnato in un dato luogo. Come settore noi muoviamo il 13% del fatturato italiano, portando lavoro all’agricoltura, all’industria, all’edilizia, agli artigiani, alla cultura, creando un circolo virtuoso monetario. Spesso non viene recepito il valore aggiunto che nasce quando mettiamo in moto tutto questo meccanismo».
Viaggiare è come sognare: la semplice differenza tra le due è che al risveglio dal sonno, non sempre ricordi qualcosa mentre al ritorno da un luogo si conserva sempre calda la memoria. Questo è ciò che offre Reimatours: ricordi, sentimenti, felicità.

