L’omicidio di un esponente del movimento separatista del Punjab (ri)apre una frattura tra Ottawa e Nuova Dehli
Hardeep Singh Nijjar è nato nel 1977 nel Punjab, lo Stato del Nord-Ovest dell’India. Sul finire degli anni ‘90 si è trasferito in Canada dove è stato ucciso nel 2023, provocando, con la sua morte, una profonda crisi diplomatica tra India e Canada. L’omicidio ha messo a dura prova i rapporti già non del tutto idilliaci tra i due Paesi – interrotti formalmente nel settembre 2023 e nuovamente nell’ottobre 2024 – con l’espulsione da parte del Canada dei 6 principali diplomatici indiani e l’espulsione dall’India di altrettanti diplomatici canadesi.
Per capire come si è arrivati a un tale punto di rottura è necessario ripercorrere non solo le indagini sull’omicidio di Hardeep Singh Nijjar, ma anche la storia del movimento separatista per la fondazione del Khalistan.
Hardeep Singh Nijjar, ucciso secondo la polizia canadese da un gruppo di uomini mascherati mentre stava uscendo in auto dal parcheggio del tempio sikh a Surrey, vicino Vancouver, era uno dei maggiori sostenitori del movimento che punta alla creazione di uno Stato sovrano nel Punjab, il Khalistan (che secondo alcune visioni dovrebbe includere anche il territorio del Punjab pakistano e altre parti dell’India settentrionale come Chandigarh, Haryana e Himachal Pradesh). In India il movimento è considerato gruppo terroristico a causa delle azioni compiute per lo più negli anni ‘80, specialmente quando a guidare il gruppo religioso sikh Damdami Taksal era Jarnail Singh Bhindranwale. Il gruppo separatista fu oggetto di una violentissima repressione da parte del governo centrale indiano che culminò con l’operazione militare Blue Star ordinata da Indira Gandhi nel luogo di culto più sacro del sikhismo, il Tempio d’Oro ad Amritsar, che Bhindranwale e i suoi seguaci avevano occupato e trasformato in un “quartier generale” del movimento separatista. Nell’operazione, avvenuta dal 3 al 6 giugno 1984, morirono oltre 400 persone secondo le stime ufficiali (i gruppi sikh affermano che le vittime furono invece migliaia), tra cui anche lo stesso Jarnail Singh Bhindranwale, e l’operazione fu inoltre il motore dell’omicidio della stessa Prima Ministra, compiuto da due sue guardie del corpo sikh il 31 ottobre 1984. A sua volta, l’omicidio di Indira Gandhi causò sommosse anti-sikh in tutta l’India che, secondo alcune stime, avrebbero provocato l’omicidio di circa 10mila sikh.

La questione della creazione di un territorio indipendente sikh è comunque ancora più antica, risale infatti alla Partizione dell’India decisa dall’Impero britannico nel 1947 e alla nascita dei due Stati indipendenti di India e Pakistan che di fatto divise la regione del Punjab provocando la migrazione della popolazione indù verso l’India e quella musulmana verso il Pakistan. La popolazione sikh da allora iniziò con insistenza a richiedere la formazione di uno Stato autonomo; sia l’operazione Blue Star sia le violenze nel Punjab (che si protrassero per circa un decennio dopo l’assalto al Tempio d’Oro) accrebbero il sentimento intorno alla nascita del Khalistan tra i molti sikh sparsi in tutto il mondo.
Nel 1985, persone sikh residenti in Canada vicine al movimento – nel Paese vive la più ampia comunità sikh esterne all’India (circa 780 mila persone, oltre il 2% della popolazione nazionale canadese) – vennero ritenute responsabili di aver compiuto l’attentato dinamitardo a bordo del volo Air India 182 che provocò la morte di 329 persone. Negli anni successivi, mentre in India il movimento per il Khalistanvenne iscritto tra le organizzazioni terroristiche, la comunità della diaspora sikh fornì il sostegno diplomatico e finanziario al movimento; alcuni gruppi sikh all’estero si auto-dichiararono governo del Khalistan in esilio e tra 2021 e 2024 in Canada, Regno Unito, Australia, Svizzera e Italia la comunità sikh organizzò diversi referendum proprio per chiedere la formazione dello Stato indipendente.
Il movimento, dunque, è molto attivo all’estero ed è questo il fattore che origina le tensioni tra il governo indiano e gli altri Stati. Con il Canada la situazione è degenerata ulteriormente quando, a seguito delle indagini per l’omicidio di Hardeep Singh Nijjar, il primo ministro Justin Trudeau ha dichiarato che “agenzie di sicurezza canadesi stanno investigando attivamente su accuse credibili secondo cui ci sarebbe un collegamento tra agenti del governo dell’India e l’uccisione di un cittadino canadese”. Trudeau ha aggiunto inoltre di aver parlato della questione con il primo ministro indiano Narendra Modi in occasione del G20 svoltosi a Nuova Delhi ribadendo che “qualsiasi coinvolgimento di un governo straniero nell’uccisione di un cittadino canadese sul suolo canadese è una violazione inaccettabile della nostra sovranità” (a quello stesso G20 Modi escluse Trudeau dalla lista dei leader con cui tenere incontri bilaterali); il primo a definire “assurde” queste posizioni fu il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, che accusò inoltre il Canada di dare rifugio a terroristi separatisti sikh.

Le tensioni tra i due Paesi hanno precedenti: da tempo l’India accusa il Canada di accogliere e proteggere personalità sikh che minacciano, secondo il governo indiano, la sicurezza nazionale e per questo il ministro Subrahmanyam Jaishankar aveva criticato il governo canadese di ospitare “terroristi ed estremisti del Khalistan” che “continuano a minacciare la sovranità e l’integrità territoriale dell’India” sostenendo “che politici canadesi abbiano apertamente espresso solidarietà nei confronti di queste persone è una questione estremamente preoccupante”, e nel settembre 2023 il Canada è arrivato a sospendere i negoziati per un accordo commerciale con l’India. Trudeau ha ribadito di aver ricevuto “chiare indicazioni del fatto che l’India abbia violato la sovranità canadese”, inoltre dei diplomatici canadesi in alcune interviste anonime rese al Washington Post hanno sostenuto che l’omicidio di Nijjar sarebbe stato autorizzato direttamente dal ministro dell’Interno indiano Amit Shah. Le accuse vengono assolutamente respinte dell’India che sostiene siano pretestuose e che il Canada non abbia fornito alcuna prova a sostegno di queste tesi, secondo il portavoce del ministero degli Esteri Randhir Jaiswal il primo ministro canadese sarebbe mosso da motivi politici, dato che nel parlamento di Ottawa siedono 15 membri appartenenti alla comunità sikh (alla presentazione della sua squadra di governo nel 2016 Trudeau volle sottolineare questo dato, ribadendo fossero più dei sikh presenti nel governo di Modi).
Impossibile sapere come (e se) si risolverà questa situazione, se i rapporti tra Canada e India si faranno più distesi, di certo ci sono le richieste di una popolazione vittima del colonialismo e delle ripartizioni prima e della repressione interna dopo.
