Le indagini si concentrano sui 6 giorni trascorsi dalla donna nel comasco dal compagno mentre sua figlia era chiusa nella casa di periferia a Milano
Non si placa lo sgomento per la vicenda della piccola lasciata in casa per 6 giorni dalla madre e poi morta di stenti.
Le ricostruzioni fatte dai pm si concentrano soprattutto sul “soggiorno” della donna a Leffe nel comasco a casa del compagno, nei 6 giorni fatali alla piccola. Sembra infatti che Alessia Pifferi e il suo compagno Mario D’Ambrosio si siano recati insieme anche alla sagra estiva del Paese Leffestate.
A chi chiedesse informazioni riguardo la bambina, la donna rispondeva: «è al mare con mia sorella Viviana». Diana, invece, era chiusa nel suo appartamento nella periferia di Milano con un biberon. Quando è stata ritrovata il decesso era avvenuto da giorni.
Fra le altre bugie raccontate dalla donna emergono anche quelle sulla madre e sul lavoro. «Mi sto preparando ad andare al suo funerale» diceva della madre, che raccontava essere deceduta per Covid mentre si era appena trasferita in Calabria con il compagno, da dove le inviava aiuti economici.
Anche riguardo al proprio lavoro infatti Pifferi mentiva: la donna affermava di essere una psicologa infantile mentre era disoccupata e si manteneva grazie all’aiuto della madre e ai pochi alimenti che riceveva dall’ex marito.
Tutti elementi che hanno contribuito alla convalida dell’arresto in carcere.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/FACEBOOK/ALESSIA PIFFERI

