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    Per un mandato in più

    Giulia GuidiDi Giulia GuidiGennaio 7, 2025
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    Alcuni presidenti regionali hanno assunto, negli anni, popolarità e un grande potere, grazie al carisma e all’abilità politica. Ma, a quanto pare, non tutte le segreterie gradiscono

    L’ultimo a scoperchiare il proverbiale “vaso di Pandora” è stato il presidente della Campania Vincenzo De Luca, quando, a inizio novembre, il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che gli permetterebbe di candidarsi per un terzo mandato consecutivo alla guida della Regione. La legge recepisce la norma nazionale contenuta nella legge n.165 del 2 luglio 2004, che pone il limite dei due mandati consecutivi per i presidenti di Regione, prevedendo però che “il computo dei mandati decorra da quello in corso di espletamento alla data di entrata in vigore della presente legge”, cioè 15 giorni dopo la sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Il “conteggio” dei mandati di De Luca parte così da quello attualmente in corso, iniziato con l’elezione del 2020, e non da quello iniziato con la sua prima elezione nel 2015. In tal modo, il presidente può nuovamente candidarsi alla massima carica alle elezioni regionali del 2025. È la stessa norma che ha permesso al presidente del Veneto, Luca Zaia, di essere già al suo terzo mandato, tra l’altro in scadenza.

    E, mentre De Luca ha ricevuto un granitico “niet” dalla segreteria del Partito Democratico, con Elly Schlein che non ha perso tempo nel dire che non sosterranno il presidente uscente nella prossima competizione elettorale, è la Lega che vorrebbe fortemente abolire il divieto del limite al rinnovo del mandato, non solo del terzo.

    Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca fuori da Palazzo Chigi dopo un incontro con la premier Meloni, settembre 2024. Sindaco di Salerno dal 1993 al 2001 e poi di nuovo dal 2006 al 2015, dopo un primo tentativo nel 2010, De Luca ottiene la carica di governatore nel 2015 quando vince le elezioni con il 41% dei voti, riconfermato nel 2020 con il 69,48% dei voti. Crediti: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

    Il Carroccio, negli ultimi anni, ha portato avanti un’azione politica e legale significativa riguardo al limite di due mandati consecutivi per i presidenti di Regione, una questione che ha avuto risvolti importanti sul piano costituzionale. L’episodio centrale è stato il ricorso presentato nel 2021 alla Corte Costituzionale da parte della Regione Veneto, amministrata dalla Lega sotto la guida di Luca Zaia, per contestare il limite di due mandati stabilito dalla normativa nazionale. Il ricorso si fondava su un argomento chiave: la Lega sosteneva che il limite ai mandati imposto dalla legge nazionale violasse l’autonomia delle regioni prevista dalla Costituzione. Secondo questa interpretazione, ogni Regione dovrebbe avere la facoltà di stabilire autonomamente le regole relative alla durata e al numero dei mandati dei propri presidenti. Questa visione si inserisce nel più ampio contesto della battaglia politica del partito fondato da Umberto Bossi per una maggiore autonomia regionale, che include non solo questioni di governance ma anche ambiti fiscali e amministrativi.

    La Corte Costituzionale, nel pronunciarsi sulla questione, ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del limite di due mandati consecutivi per i presidenti di Regione. Nella sentenza, la Corte ha ribadito che la normativa nazionale sul limite dei mandati è giustificata dall’esigenza di garantire principi fondamentali della democrazia rappresentativa e della trasparenza. Secondo la Corte, tale limite serve a prevenire la concentrazione eccessiva di potere in una sola figura politica e a promuovere il ricambio democratico, elementi considerati fondamentali nell’architettura istituzionale italiana.

    Ma non è finita qui. Nel 2024, il dibattito sul limite di due mandati consecutivi per i governatori regionali ha vissuto un’evoluzione significativa. Nonostante i diversi pronunciamenti della Corte Costituzionale, nel gennaio 2024, il Carroccio ha cercato di rimuovere il limite dei due mandati attraverso un emendamento al decreto legge n.7 del gennaio 2024, estendendo la possibilità di un terzo mandato non solo per i sindaci di Comuni medio-piccoli ma anche per i governatori. Questa proposta è stata respinta in commissione parlamentare, evidenziando profonde divisioni politiche sul tema, con un netto rifiuto da parte della maggioranza dei partiti, tranne la stessa Lega e Italia Viva (Matteo Renzi ha dichiarato che sosterrà il terzo mandato di De Luca), mentre Azione si è astenuta​. Il perchè è molto semplice: il partito di Matteo Salvini ha in mano tre Regioni chiave (Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Veneto, di cui quest’ultima al voto nel 2025), con a capo governatori di lungo corso, che potrebbero essere sostituiti da rappresentanti di altri partiti della maggioranza: Fratelli d’Italia in primis, ma anche Forza Italia non vuole trovarsi a bocca asciutta, con il vice premier Antonio Tajani che ha dato l’endorsement a Flavio Tosi per Palazzo Balbi.

    Il governatore del Veneto Luca Zaia durante il raduno della Lega a Pontida, ottobre 2024. Consigliere comunale a Codega di Sant’Urbano, poi consigliere della Provincia di Torino di cui diventa in seguito Presidente, nel 2005 viene nominato vicepresidente della Regione Veneto e nel 2008 giura come Ministro delle Politiche agricole del Berlusconi Quater. Nel marzo del 2010 diventa con oltre il 60% dei voti presidente della Regione Veneto, carica che mantiene nelle successive elezioni del 2015 e del 2020. Crediti: ANSA/MICHELE MARAVIGLIA

    «Se ci sarà la possibilità di ricandidarmi a governatore del Veneto lo farò, perché me lo chiedono i veneti – dichiara Zaia, rieletto nel 2020 sfiorando il 77% delle preferenze. – Non penso di essere presuntuoso su questo fronte, e credo che con la mia squadra abbiamo dimostrato di aver amministrato col cuore, difendendo i veneti». Al momento, prosegue, «è impossibile la mia ricandidatura, se poi succederà qualcosa a livello normativo, non posso dirlo». Zaia (e non solo) è convinto che il blocco del terzo mandato «è un’anomalia tutta italiana», e «se non cambierà in un mese o in un mandato, prima o poi avverrà». E mentre al ministero dell’Interno si discute se prorogare al 2026 anche le elezioni regionali, come già deciso per i Comuni, il presidente del Veneto ha scherzato con Fabio Fazio sul suo destino politico: «compro un cavallo. Non ne ho la più pallida idea». Per poi aggiungere, citando Giulio Andreotti: «il potere logora chi non ce l’ha».

    E mentre Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati ricorda «sempre a tutti che i governi non cadono mai per una spallata dell’opposizione, ma per le divisioni della maggioranza», l’iper presenzialismo mediatico di Zaia per il suo ultimo libro sull’autonomia, La rivoluzione necessaria, ricorda più una campagna elettorale che un tour di promozione letteraria.

    Al netto del duetto tra il veneto e De Luca sul «è giusto che decidano gli elettori, non le leggi» è evidente che Giorgia Meloni e Schlein si ritrovano con due bei gatti da pelare.

    governatori Luca Zaia nodo governatori TOP NEWS vincenzo de luca
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    Giulia Guidi

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