Bonaccini: “siamo arrivati alle elezioni senza un progetto forte per l’Italia”
Dopo la disfatta alle urne dello scorso 25 settembre, il Partito democratico guarda al futuro all’opposizione. Parla Elly Schlein, vicepresidente della Giunta dell’Emilia-Romagna e eletta alla Camera, da indipendente, con la lista PD–Italia Democratica e Progressista.
«Domenica abbiamo perso nettamente. E bisogna riconoscere la vittoria piena delle destre, in particolare di Giorgia Meloni – scrive su Instagram. – Faremo un’opposizione dura e rigorosa, sul merito, di presidio della Costituzione e di difesa e allargamento dei diritti fondamentali, senza lasciare un centimetro alle discriminazioni e alla marginalizzazione. Saremo di aiuto al Paese».
Poi spiega: «continueremo nelle battaglie contro ogni forma di diseguaglianza, per il clima e per la dignità del lavoro, lo faremo dentro e soprattutto fuori dal Parlamento. Con umiltà e ascolto, perché abbiamo tantissimo da ricostruire. Attraverso una profonda riflessione sugli errori, le contraddizioni e gli sbandamenti del campo progressista in questi anni. Per riallacciare pienamente i fili con quei mondi che non si sentono più rappresentati, per lavorare con chi abita ogni giorno i luoghi del conflitto, per recuperare credibilità e la fiducia di chi vogliamo rappresentare. Per affrontare il problema enorme di un astensionismo dilagante che fa male alla democrazia, specie quando tocca le fasce più povere della nostra comunità».
Infine, rivolgendosi al suo seguito social, conclude: «voglio ringraziare profondamente tuttə coloro che ci hanno dato sostegno e fiducia, e coloro che hanno messo impegno e cuore in questa campagna elettorale, a partire dalla comunità democratica e di tutta la nostra lista. Sono stata eletta alla Camera nel collegio di Bologna e Modena: difficile trovare le parole per esprimere quanto grande sia per me l’onore di svolgere questo mandato in Parlamento. Voglio ringraziarvi di cuore per i messaggi di questi giorni, che ho letto tutti, anche quelli cui non son riuscita a rispondere. Grazie per il calore e per non aver perso la speranza. Continuiamo a parlarci, a tenerci strettə, abbiamo tanto da fare insieme. Forza».
Bonaccini: “serve una leadership ma serve anche un partito”
Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e personaggio di spicco del Partito Democratico, rilascia un’intervista al Corriere della Sera per parlare del futuro del partito.
«Certamente farò il presidente della Regione Emilia-Romagna. È una fase molto delicata per famiglie e imprese e servono risposte rapide e concrete. Per questo auspico che il nuovo governo si formi presto – spiega. – Poi naturalmente parteciperò al congresso del Pd, perché serve una discussione molto schietta, alla quale mi dedicherò con impegno e determinazione. Il Pd ha bisogno di un forte contributo da parte di tutti».
«Quando dico che è un errore partire dai nomi non è una frase di rito: o cambiamo profondamente o bruceremo in fretta anche il prossimo segretario – dice su una sua possibile candidatura. – Serve una leadership ma serve anche un partito. Il problema non è di forma o di ruoli, ma di sostanza. Iniziamo per esempio col dire che nel gruppo dirigente servono molti più amministratori locali, donne e uomini, spesso giovani, che ogni giorno devono dare risposte ai cittadini sui problemi reali e che in questi anni hanno tenuto in piedi con il loro lavoro silenzioso il partito: non possiamo più tenerli in panchina».
Poi si concentra su cosa, secondo lui, non ha funzionato: «siamo arrivati alle elezioni senza un progetto forte per l’Italia e senza un’alleanza all’altezza della sfida, nonostante tutti gli sforzi fatti da Letta. Lo certifica il voto dei cittadini. Bisogna ricostruire dalle fondamenta. Sì, va avviata una rigenerazione profonda. Quando facemmo il Pd con Veltroni, 15 anni fa, avevamo l’obiettivo di raccogliere un largo consenso per cambiare la società e renderla più giusta, più moderna e sostenibile, che facesse spazio ai giovani e non discriminasse le donne. E invece abbiamo quasi sempre perso pur governando. Non è una sconfitta contingente. Io non rinnego nulla ma adesso bisogna tirare una riga».
«Io pongo tre questioni di fondo su cui dovremo misurarli – dice poi sul ruolo all’opposizione, – il nostro ruolo in Europa, perché c’è una pandemia energetica da sconfiggere e un Pnrr da realizzare, e parliamo di lavoro da tutelare e nuova occupazione da creare, imprese che non possono chiudere e un Paese che può cambiare e innovare; il ruolo della sanità e della scuola pubbliche, due pilastri fondamentali della coesione sociale; i diritti delle persone, perché l’Italia non può diventare l’Ungheria».
Appendino: “M5S e Pd? Sì ma con fatti, non parole”
Intanto i pentastellati starebbero valutando la possibilità di riaprirsi al Pd per il fronte dell’opposizione ma non senza prerogative. Parla Chiara Appendino, deputata ed ex sindaco di Torino: «come riaprire il dialogo con il Pd? Non spetta a me porre condizioni al Partito democratico. Quello che posso dire è che per noi contano i temi, nei fatti e non a parole. Noi abbiamo visto che quando c’è stata la crisi del governo Draghi noi ponevamo questioni come il caro bollette, gli interventi in aiuto e il salario minimo e il Pd guardava dall’altra parte. Il punto è che con questa dirigenza è impossibile parlare, perché non c’è proprio sintonia. Se in Parlamento si dovessero fare battaglie comuni perché i temi si condividono, io credo che non ci sarà nessun problema. Anzi, ben venga – dice ai microfoni di Radio 1. – Penso al tema dei diritti. Io sono convinta che su questi temi si potrà fare battaglia comuni, però è chiaro che il Pd deve essere progressista nei fatti e non a parole. Cosa che oggi personalmente non vedo».
di: Alessia MALCAUS
