Il Senato conferma la fiducia sul dl Aiuti con 172 sì e 39 no. Astenuto il Movimento. Il premier incontra Mattarella al Quirinale
Il voto alla fiducia del dl Aiuti, mela della discordia della maggioranza, è passato nonostante la mancata partecipazione del Movimento. Una vittoria insufficiente per il Governo che, dopo l’astensione dei 5stelle, si trova a tirare le somme di una maggioranza ormai lacerata.
Inizialmente Draghi aveva convocato un consiglio dei ministri alle 15.30. Con l’arrivo del voto però il premier si è recato direttamente al Quirinale per parlare con Mattarella. Dopo un colloquio di un’ora, il premier ha poi fatto rientro a Palazzo Chigi.
Nelle dichiarazioni delle intenzioni di voto, i partiti avevano confermato quanto dichiarato nelle concitate ore precedenti, con il Movimento che rivendica la decisione di non partecipare alla votazione della fiducia “per coerenza”.
La capogruppo al Senato Castellone ha spiegato che l’astensione dal voto vuole essere un appello al Governo per accogliere i cambiamenti proposti e già sottoposti all’attenzione del premier Draghi da Conte stesso, e non sarebbe invece un venir meno tout court al sostegno all’attuale maggioranza.
«L’obiettivo degli altri partiti è stato smantellare ogni nostra misura, sono state disattese tutte le nostre richieste» ha spiegato Castellone, aggiungendo che “questa nostra posizione si sottrae alla logica della fiducia al governo. Chi vuole accusarci di questo vuole confondere i piani, vuole strumentalizzare la situazione. Gli irresponsabili non siamo noi, è chi non da risposte al Paese“.
Il premier, però, aveva già annunciato che la mancata fiducia da parte di tutte le forze di maggioranza ai provvedimenti del Governo lo avrebbe di fatto costretto a rimettersi nelle mani di Mattarella.
Dopo il voto è arrivato il plauso di Grillo che conferma il sostegno alle posizioni dei suoi: «Beppe è con Conte» e «il Movimento 5 stelle sta facendo il Movimento 5 stelle» avrebbe rivendicato il Garante.
In attesa che il Quirinale sciolga la sua riserva, si rincorrono i retroscena al netto delle possibilità concrete, che sono sostanzialmente due. La prima ipotesi è che Draghi lasci direttamente il suo incarico di premier, come aveva fatto intendere nei giorni scorsi. A quel punto il presidente Mattarella potrebbe indire le elezioni anticipate aprendo al voto in estate e ad una crisi cui nemmeno gli analisti vogliono pensare.
La seconda strada è quella tracciata da Letta che ha chiesto una verifica di maggioranza in Parlamento, con un voto di fiducia al Governo; in questo caso, il Movimento potrebbe votare la fiducia a patto che Draghi ceda su alcuni dei punti avanzati da Conte.
Nei retroscena, intanto, serpeggia anche un leitmotiv ricorrente, che vorrebbe Giuliano Amato, presidente della Corte Costituzionale, alla guida di un Governo tecnico. A tessere le fila di questa trama ci sarebbe Massimo D’Alema.
«Mi auguro che il governo Draghi prosegua, abbiamo bisogno di stabilità e continuità» si limita a commentare un altro leone della politica come Romano Prodi che però riferisce di “non avere notizie su quanto accaduto”.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA / Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

