La Capitale è assediata da diversi giorni dai manifestanti che protestano contro il rincaro di beni alimentari, medicine e carburante
Da oltre due settimane Panama è paralizzata da proteste di piazza indette contro il caro-vita. L’agitazione è partita con uno sciopero degli insegnanti, cui si sono poi uniti anche studenti, lavoratori e indigeni che protestano contro l’inflazione e il rincaro in particolare dei beni di prima necessità
Non solo carburante e beni alimentari, ma anche medicinali ed elettricità: il governo ha fissato dei rincari per contenere l’inflazione ma da due settimane è costretto a fare i conti con violenti dimostrazioni di piazza che in alcuni casi sono sfociati in scontri con la Polizia.
Le forze dell’ordine hanno così apposto dei blocchi stradali che però impediscono anche l’arrivo del cibo nella Capitale Panama, dove si verificano anche tentativi di saccheggio e scontri.
L’Esecutivo ha chiesto l’intervento mediatore della Chiesa, invitata a “fare da ponte per trovare una soluzione – inclusiva e partecipativa – alla situazione che il Paese sta vivendo“.
Finora grazie a questa mediazione i manifestanti e il Governo hanno concordato di discutere 8 punti, fra i quali anche il congelamento se non la riduzione dei prezzi dei beni alimentari primari, del carburante, dei farmaci e dell’energia. Si tratta anche su un maggior investimento nell’istruzione pubblica (si parla del 6% del Pil) e nel sistema sanitario. Infine, il documento accordato conterrebbe alcune misure per la lotta alla corruzione.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/BIENVENIDO VELASCO

