L’esperienza nei campi di sterminio segnò profondamente la sua vita, che dedicò ad opere di testimonianza
Se n’è andata quasi in punta di piedi, leggera “come una farfalla gialla che vola su un filo spinato”. È morta a [] Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio e diventata testimone delle atrocità della Shoah, che visse in prima persona a soli 13 anni. Riuscita a tornare a casa dalla terribile tragedia, Segre ha dedicato la sua vita a raccontare e mantenere viva la memoria dei campi di concentramento con la sua attività politica antifascista e con i suoi scritti.
La vita
Nacque a Milano in una famiglia di discendenza ebraica ma da tempo di professione cattolica. La stessa Segre risulta infatti battezzata e si sposò anni dopo con rito cattolico. La madre Lucia Foligno morì quando la piccola Liliana non aveva nemmeno un anno e la futura senatrice a vita ha vissuto con il padre, Alberto Segre, e i nonni paterni Giuseppe Segre e Olga Loevvy.
Fu solo con la promulgazione delle leggi razziali del 1938 che per la prima volta Liliana Segre prese consapevolezza della sua ascendenza ebraica. Il 10 settembre del 1943 provò a fuggire a Lugano insieme al padre e a due cugini. A soli 13 anni, dopo che il tentativo di fuga fallì e i quattro furono respinti in Italia. Liliana fu arrestata, detenuta per 40 giorni nel carcere di San Vittore a Milano e quindi deportata dal binario 21 al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Alla fine di gennaio del 1945, dopo l’evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania, riuscendo però a sopravvivere. Fu liberata il 1° maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini ebrei italiani deportati, lei fu tra i pochi (25) che tornarono a casa. Suo padre e i suoi nonni paterni morirono nei lager.
Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico avvocato e anch’egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Lo sposò con rito cattolico nel 1951; i due ebbero i figli Alberto, Luciano e Federica.
L’esperienza da testimone diretta nella Shoah non fu per lei solo un trauma irreparabile: Segre decide infatti di sfruttare la sua storia di sopravvissuta per passare il testimone alle generazioni successive. Così Liliana racconta incessante la sua storia nelle scuole e invitata a eventi pubblici e commemorazioni, in tv e nelle università, rivivendo ogni volta l’orrore storico per donare alle generazioni future la speranza della consapevolezza.
La testimonianza
Tutto inizia nel 1997 quando appare fra i testimoni del film-documentario Memoria, presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino. Da lì Liliana Segre avvia un’intensa attività di testimonianza sia a mezzo video, sia a mezzo scritto (come “Fino a quando la mia stella brillerà” edito nel 2015 da Battelli a Vapore).
Nel 2018 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la nomina senatrice a vita.
Nel 2021, a seguito delle minacce rivoltegli da diversi esponenti del movimento no-vax online, fu posta sotto scorta. La senatrice venne accusata aver negato la sussistenza di un parallelismo tra le restrizioni sanitarie dovute alla pandemia di Sars-CoV2 e i campi di concentramento. È stata frequentemente oggetto di casi di cyberbullismo e odio razziale tramite mezzi Internet che, però, non le hanno mai tolto la parola.
Spetta proprio a lei, nell’ottobre del 2022, il compito di presiedere la prima seduta della XIX legislatura di Palazzo Madama. Segre era infatti la senatrice più anziana subito dopo Giorgio Napolitano, impossibilitato per ragioni di salute (l’ex presidente morirà circa 9 mesi dopo).
di: Redazione
FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO
