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    Home » Archivio Storico » 2023 » L’onda della Corea del Sud
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    L’onda della Corea del Sud

    Francesca LasiDi Francesca LasiOttobre 13, 2023
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    Un viaggio nel fenomeno Hallyu, tra musica, serie tv e cibo

    La Corea del Sud è diventata negli ultimi anni una delle mete più gettonate. Il suo successo si deve soprattutto alla musica (K-pop) e alle serie tv (K-drama). Ma da dove nasce questa passione per i prodotti culturali coreani e come si è diffusa la Korean Wave nel globo?

    La diffusione della cultura di massa sudcoreana è iniziata, in realtà, negli anni Novanta, tanto che già in quel periodo è stato coniato il termine cinese “Hallyu” (Korean Wave, ondata coreana) per definire questo boom. Boom intercettato fin da subito dal governo sudcoreano, che ha deciso di utilizzare i prodotti di intrattenimento culturale come veicolo del proprio “soft power”, quindi un’opportunità di rilancio della propria immagine nazionale, anche per favorire le esportazioni all’estero. Il fenomeno Hallyu ha attecchito prima in Cina, in Giappone, a Taiwan e nel sudest asiatico, per poi esplodere nel resto del mondo.

    Dal punto di vista musicale il fenomeno è esploso con Gangnam Style, singolo del rapper PSY che ha scalato le classifiche globali nel 2012. Di lì a poco si è diffusa la passione per il K-pop (abbreviazione di Korean Popular Music), genere musicale che fonde sonorità pop, hip-hop, rock, dance, jazz e R&B. Il termine, però, comprende un sistema molto più ampio tanto da diventare una sottocultura che ha al suo centro la figura degli idol, giovanissime star in grado di cantare, ballare, recitare, rappresentate da agenzie di talenti, considerate come una sorta di esempio di virtù per tutte le ragazze e i ragazzi coreani. La proliferazione dei fandom ha portato a un moderno divismo, che ha anche il suo lato oscuro: i giovani e le giovani cantanti vengono sottoposti a una fortissima pressione per personificare la perfezione e diventare loro stessi degli ideali. Sono tanti i nomi famosi del K-pop che hanno raggiunto numeri record in tutto il mondo, complici anche i social, dai BTS alle Blackpink, dai Big Bang fino agli Exo e gli Shinee.

    L’amore per la Corea del Sud passa anche dall’audiovisivo grazie ai K-drama, serie tv che possono attingere a diversi generi, dall’horror al romance fino alla fantascienza. I K-drama hanno riscosso grande successo negli Stati Uniti grazie alla diffusione via Internet e sulla tv via cavo, ancor prima che le piattaforme streaming decidessero di inserire i drama coreani nei loro cataloghi. In Italia e in Europa i K-drama si sono diffusi grazie al fansub, la traduzione e sottotitolazione delle serie da parte dei fan. Le serie tv coreane sono arrivate, poi, anche nel resto dell’Asia, in Medio Oriente e in Sud America. Tra i K-drama più famosi It’s Okay Not To Be Okay, Avvocata Woo, I segugi, Hellbound, One More Time e Squid Game, che in pochissimo tempo è diventata la serie più popolare su Netflix. In tema di audiovisivo non si può non citare il cinema, visto il grande successodi Parasite di Bong Joon-hu, che nel 2019 ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes e l’anno seguente ha conquistato quattro statuette agli Oscar, tra cui quella per Miglior Film. La pellicola ha scritto la storia: è stata, infatti, la prima sudcoreana a ricevere tali riconoscimenti.

    Ovviamente anche il cibo fa la sua parte: tra i piatti e le bevande coreane diventate di tendenza ci sono il kimchi, a base di verdure fermentate e condite con spezie, declinato in molte varianti, e il dalgona coffee, una sorta di “cappuccino sottosopra” con il latte alla base e la crema di caffè sopra. Impossibile tralasciare il settore della K-beauty, in particolare la skincare coreana, un lungo rituale composto da 10 o eventualmente 11 passaggi che oltre ai social ha conquistato anche i grandi brand.

    La Corea del Sud è, così, diventata una delle destinazioni di viaggio più popolari tra metropoli frenetiche come la Capitale Seul, una della città più popolate al mondo, e natura mozzafiato. Seul è il sunto delle varie anime del Paese: a pochi passi l’uno dall’altro ci sono grattacieli avveniristici, come la Lotte World Tower, il più alto della Capitale e il quinto più alto in assoluto, e templi antichissimi. Impossibile un compendio di tutte le cose da visitare nella città, ma si possono citare i cinque palazzi reali, tra cui Gyeongbokgung, simbolo della dinastia Joseon. Al confine con il palazzo c’è il Bukchon Hanok Village, un complesso di 900 hanok, le abitazioni tradizionali coreane, realizzate in pietra, legno, terra e carta di riso con i caratteristici tetti spioventi. Un tempo abitata da ufficiali di alto rango e famiglie nobili, oggi la zona è prettamente turistica: tra le case ci sono, infatti, molti ristoranti e musei come il Bukchon Asian Art Museum. A proposito di musica e serie tv: a Seul si trova il quartiere di Gangnam, reso celebre dalla hit di PSY, e una delle location di Squid Game. Si tratta di uno dei quartieri più ricchi della città e dell’intero Paese.

    Altro giro, altra metropoli. Stavolta si tratta di Busan, importante centro portuale sullo stretto di Corea. È chiamata “la città sulla spiaggia”, se ne contano 6: la più nota è quella di Haeundae, una distesa di un chilometro e mezzo di sabbia sull’Oceano Pacifico. Attrae molti visitatori anche il mercato ittico di Jagalchi, il più grande di tutta la Corea. Per osservare dall’alto tutta la città si può salire sulla Busan Tower a Yongdusan Park.

    Da Busan, in tre ore di autobus, si può arrivare a Jeonju, patria del bibimbap, piatto tipico coreano a base di bap (riso o un altro cereale bollito), con verdure, uova, carne, a volte condito con una pasta al peperoncino, a volte servito in una ciotola di pietra rovente chiamata dolsot.

    Tra le mete turistiche più gettonate c’è anche Gyeongju: a lungo Capitale del regno di Silla, uno dei tre regni di Corea, è chiamata “museo a cielo aperto” per via della sua ricchezza culturale, storica e artistica (e l’assenza di grattacieli). Qui si trova Tumuli-gongwon, sito con tombe a tumulo appartenenti alla famiglia reale dei Silla.

    A poco più di un’ora di volo da Seul c’è l’isola di Jeju, la più grande di tutta la Corea del Sud, designata patrimonio UNESCO. Jeju offre spiagge come quella di Hyeopjae, nota per le sue acque cristalline, e la foresta di Bijarim con i suoi alberi secolari.

    Poi una chicca per gli amanti dei K-drama e dei libri. A Paju, a pochi metri dalla zona demilitarizzata, si trova la Forest of Wisdom, un enorme centro culturale visto in molte serie tv come Lovestruck in the city. Il sito ospita oltre 200mila volumi che i visitatori non possono prendere in prestito ma solo consultare in loco.

    A Gangneum, invece, c’è la Jumunjin Beach Breakwater, nota per essere apparsa nella serie Goblin (o Guardian: The Lonely and Great God). Vicino alla spiaggia e ai suoi frangiflutti c’è la fermata dell’autobus immortalata nella copertina dell’album You Never Walk Alone dei BTS: o meglio, sembra che la vera fermata non ci sia più ma che ne sia stata creata una versione per i visitatori così da non scontentare chi desidera farsi travolgere dall’ondata coreana.

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    Francesca Lasi

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