L’azienda di Torino ha da poco compiuto i suoi primi 100 anni ed è uscita più forte di prima dalla pandemia
Aurora Penne non è solo un’azienda, è un’orgoglio tutto italiano che proprio della sua tradizione e classicità ha fatto la chiave di successo. Quello proposto dall’azienda torinese è un oggetto unico nel suo genere, “old fashion” ma sempre molto apprezzato: la penna stilografica. All’anima artigianale è stata associata una realtà digitale, al passo con i tempi, che oggi esporta all’estero il 90% della produzione e attrae sempre di più le giovani generazioni.
Come ci racconta il Presidente e CEO Cesare Verona, ora Aurora Penne, nata nel 1919, si sta proiettando in quello che è stato definito il secondo anno dei prossimi 100.
– Come avete vissuto e affrontato quest’ultimo anno?
«Fortunatamente siamo stati parte di quel gruppo di realtà che hanno resistito alla pandemia, anche abbastanza bene. Vendere penne stilografiche nel 2021 potrebbe sembrare quasi una missione impossibile, noi in realtà non abbiamo vissuto troppi scossoni, anzi. La pandemia ci ha offerto la possibilità di pensare e ragionare sulle cose che stavamo facendo e su quelle che volevamo fare, riorganizzare le nostre priorità e migliorare l’azienda e il suo funzionamento. Abbiamo rifocalizzato il nostro business preparando nuove idee, ma sempre continuando a lavorare, internamente ed esternamente: da una parte il nostro Direttore commerciale organizzava incontri da remoto, dall’altra abbiamo voluto rafforzare i nostri campionari, inviandoli fisicamente nei vari mercati e usando la tecnologia per poter raccontare i prodotti e i progetti. È questa per noi la chiave: unire il lavoro da remoto e l’innovazione tecnologica alla fisicità di un oggetto che si basa sulla capacità artigianale della produzione Made in Italy. Abbiamo notato, inoltre, che le persone hanno ricominciato ad usare le penne stilografiche. Nel 2020 abbiamo venduto il doppio degli inchiostri rispetto all’anno precedente e, come sponsor di diversi progetti culturali e concorsi letterari, siamo stati sommersi di poesie e componimenti scritti a mano».
– Quali sono, ora, i vostri progetti per la ripartenza?
«Nella misura in cui è possibile noi siamo già ripartiti. Il nostro Direttore commerciale ha potuto ricominciare a viaggiare, dopo mesi passati a fremere. Stiamo valutando di aprire una seconda boutique monomarca a Milano, dopo quella di Via del Babbuino a Roma, e far convivere il cosiddetto “phygital”. Questo proprio perché noi crediamo che il connubio tra tecnologia, saper fare italiano, artigianato e competitività possa essere un connubio vincente. Vogliamo continuare ad investire, come abbiamo sempre fatto, cosa che ci ha permesso di essere pronti alla crisi. Notiamo sempre di più che le persone sono affascinate da uno strumento che possono tenere in mano. Ad esempio, attualmente l’età media dei nostri consumatori è intorno ai 45 anni, quando sono entrato io in azienda era intorno ai 60 e anche i nostri prodotti era molto classici. Nel tempo Aurora si è impegnata molto per avvicinarsi ai gusti contemporanei, oggi le nostre penne sono più colorate e gioiose».

