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    Home » Archivio Storico » 2025 » La Signora del Mistero
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    La Signora del Mistero

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroGennaio 12, 2025
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    49 anni fa moriva la regina del giallo, che per 86 anni aveva tenuto con il fiato sospeso generazioni di lettori. Agatha Christie si è portata nella tomba un solo mistero, il più importante: la sua scomparsa

    Winston Churchill disse di lei che era la donna che, dopo Lucrezia Borgia, “era vissuta più a lungo a contatto col crimine”: una vita che, come un’eco, si è propagata nei secoli, grazie alle sue opere. 93 romanzi, 17 commedie, che sono stati tradotti in 445 lingue, più di quanto avvenuto con Shakespeare, tanto per dare un metro di paragone. È stata chiamata in molti modi: regina del giallo, signora del mistero; all’anagrafe era Agatha Mary Clarissa Miller, ma lei scelse per sé stessa una abbreviazione più semplice: Agatha Christie, dal cognome dell’amato marito, che scelse di mantenere anche dopo il doloroso divorzio, destinato a segnare un prima e un dopo nella vita della scrittrice. 

    Eppure la celebre mamma di Hercule Poirot non sognava di fare la scrittrice. Quando era bambina voleva diventare una cantante lirica: era nata nel 1890 a Torquay, nel Devon, in una famiglia ricca appartenente all’alta borghesia. Era la più giovane di tre fratelli, suo padre era un agente di cambio americano, il capitano Frederick Boehmer. Aveva conosciuto sua madre, Clara, a casa della zia di lei, che per un bizzarro gioco del destino era anche la matrigna di lui.

    In diverse interviste Agatha raccontò di aver avuto un’infanzia molto felice. La sua famiglia aveva credenze esoteriche e lei da bambina era convinta che sua madre fosse una medium, una sensitiva. Ricevette un’educazione domestica ma fin da subito dimostrò di essere un’accanita lettrice: amava Edward Lear e Lewis Carroll, ma anche Sir Arthur Conan Doyle, e passava più volentieri il tempo con i propri animali domestici che con gli altri bambini. Un carattere particolare insomma, forgiato anche a una certa indipendenza, grazie al fatto che era circondata da una serie di donne forti e indipendenti, un ottimo esempio per lei soprattutto nell’età dell’adolescenza. 

    La morte di suo padre, avvenuta nel novembre del 1901, segnò la fine della sua infanzia dorata: nel 1902 venne mandata a studiare alla Scuola per ragazze della signorina Guyer e nel 1905 a Parigi, per essere educata alle buone maniere da mademoiselle Cabernet’s, Les Marroniers e poi dalla signorina Dryden. Inutile dire che non si adattò mai.
    Per fortuna, vien da aggiungere a posteriori.

    Tra una lezione di buone maniere e l’altra, Christie passò l’adolescenza all’estero: da Parigi all’Egitto, conoscendo molte realtà diverse dalla propria e andando a formare quel “bagaglio” culturale che avrebbe poi fatto la differenza nella sua carriera futura. Tornò in Inghilterra in pianta stabile nel 1910: sua madre era malata e Agatha decise di rimanere con lei, e le due donne trascorsero diverso tempo a Il Cairo, destinazione turistica molto comune per i ricchi britannici. Benché nei suoi ultimi anni l’archeologia e l’egittologia sarebbero divenute materie incredibilmente importanti, in quegli anni Agatha non mostrò grande interesse; in questo periodo scrisse, ma le sue opere ebbero un’accoglienza tiepida. Rientrata in Inghilterra Agatha conobbe Archibald Christie a un ballo tenuto da lord e lady Clifford a Ugbrooke, vicino a Torquay: era il figlio di un giudice del servizio civile indiano e un ufficiale dell’esercito distaccato al Royal Flying Corps. Si innamorarono e, una volta scoperto che sarebbe stato di stanza a Farnborough, Archie la chiese in moglie. Si sposarono il pomeriggio della Vigilia di Natale del 1914 nella chiesa dell’Emmanuele a Clifton, Bristol.

    Nel frattempo era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e Archie fu inviato in Francia. Ritornò in Inghilterra nel 1918 come colonnello del ministero dell’Aeronautica.
    Anche Agatha fu impegnata nel conflitto: prestò servizio come infermiera volontaria nell’ospedale di Tourquay per curare i soldati feriti. Ahimè il lavoro non mancava e questa esperienza la segnò per sempre: fu facendo l’infermiera che apprese le nozioni sui medicinali e i veleni che saranno poi la base dei suoi romanzi.

    Il successo in quello che sarebbe diventato poi il perno della sua vita, l’editoria, arrivò nel 1920: Christie aveva scritto la prima avventura del detective belga Hercule Poirot intitolata Poirot a Styles Court, destinata a far nascere il mito del celebre detective con i folti baffi e l’intelligenza arguta, e quando fu pubblicata piacque moltissimo alla critica e al pubblico. Era l’inizio di una carriera inesauribile.

    Una misteriosa scomparsa

    Nella vita di Agatha Christie, proprio come nei suoi romanzi, c’è un mistero che è difficile sbrogliare. Ma difficilmente da quanto accade in una delle avventure di Poirot o di Miss Marple, la celebre autrice non ha mai accettato – o potuto, o voluto – risolverlo.

    Nel 1926 Agatha aveva 36 anni e scriveva ormai da un po’: lei e Christie erano sposati da 13 anni e avevano avuto una figlia, Rosalind Margaret; nel 1920 era uscito il suo primo grande successo, Poirot a Styles Court, e la sua vita si divideva tra la scrittura e i viaggi in giro per il mondo con il marito. Erano una famiglia apparentemente felice, eppure nel 1926, di punto in bianco, Archibald Christie chiese il divorzio. Si era innamorato di una donna di nome Nancy Neele e voleva lasciare la casa coniugale per iniziare una nuova vita con l’amante. Il 3 dicembre di quell’anno, dopo un difficile litigio con Agatha, l’uomo se ne andò e partì per la campagna per passare un fine settimana con Neele. Rimasta sola la scrittrice scrisse una lettera in cui spiegava di essere diretta nello Yorkshire, la indirizzò alla segretaria e scomparve nel nulla.

    Per giorni fu impossibile rintracciarla. Era già una persona piuttosto conosciuta al grande pubblico e la notizia circolò in fretta: quando venne ritrovata la sua auto, lasciata sopra una cava di gesso con all’interno la patente di guida scaduta e dei vestiti, si pensò al peggio. La polizia si prodigò nelle indagini e persino Sir Arthur Conan Doyle si adoperò per ritrovare la collega: fu il papà di Sherlock Holmes a portare un guanto della Christie a una medium perché potesse “aiutare” gli agenti che a quel punto brancolavano nel buio.
    Le teorie impazzarono e molte riguardavano l’ormai ex marito: si ipotizzò che le avesse fatto del male, che si fosse liberato di lei per non avere intralci nella sua relazione con Neele.

    E poi, dieci giorni dopo la scomparsa, il 14 dicembre del 1926, Agatha venne ritrovata: era effettivamente nello Yorkshire, allo Swan Hydropathic Hotel di Harrogate, dove si era registrata come mrs Teresa Neele – un cognome e una garanzia – da città del Capo. Quando le venne chiesto cosa fosse successo, e perché avesse usato il cognome dell’amante di suo marito, però, lei non seppe rispondere: il giorno dopo i giornali dissero che aveva avuto una brutta amnesia. Il Daily Herald intervistò Archibald che spiegò che la donna aveva avuto una perdita di memoria così forte che non era sembrata in grado di riconoscere nemmeno lui.
    L’opinione pubblica si divise: secondo alcuni quel momento di vuoto dovuto allo choc inatteso della separazione era reale, ma molti altri sospettarono che la giallista – che aveva senza dubbio una fertile fantasia – volesse incastrare il marito per vendetta e avesse tentato di far credere di essere stata uccisa.

    Nel 1977, un anno dopo la sua morte, venne pubblicata postuma la biografia di Agatha Christie, intitolata “La mia vita“, in cui l’autrice non fa il minimo accenno a questa vicenda.

    Tutto ciò di cui si può esser certi è quello che accadde dopo: nel 1928 il divorzio venne siglato e nel 1930 Agatha conobbe in Turchia l’archeologo Max Mallowan, più giovane di lei di 13 anni. Se ne innamorò e visse con lui fino alla fine dei suoi giorni.

    Una donna immortale

    Non c’è modo migliore per tracciare un profilo di Agatha Christie che leggere i suoi romanzi. Le avventure di Poirot e Miss Marple, ma anche le storie che non hanno un protagonista detective “forte”, tutto ci svela parte del mistero che rende Christie intramontabile: la precisione, la cura per i dettagli, la proprietà di linguaggio, la curiosità e il genio delle sue trame, la forza evocativa e la semplicità che permettono a tutti, allenato o meno al poliziesco, di seguire con facilità e di immergersi profondamente nella storia. Agatha Christie è stata la regina del giallo e, indubbiamente, la regina del mistero: l’autrice più venduta di tutti i tempi, con oltre due miliardi di libri in tutto il mondo, che oggi riposa al cimitero del villaggio di Cholsey, nel Oxfordshire. Una donna potente, complessa, che non ha mai sentito la necessità di spiegare la sua complessità nemmeno in un mondo molto più chiuso e difficile di quello in cui viviamo oggi. Timida, intelligente e misteriosa, continuiamo a celebrarla per le opere che ci ha lasciato, perché ci permette ancora cinquant’anni dopo la sua morte di evadere senza appesantirci, di avvicinarci al fuoco senza scottarci, di apprezzare le sue trame come trucchi di magia; sappiamo che da qualche parte il trucco c’è ma non è importante trovarlo, perché è lo spettacolo a catturare davvero la nostra attenzione.

    Ed è questo a fare davvero la differenza, girata l’ultima pagina.

    di: Micaela FERRARO

    FOTO: SHUTTERSTOCK

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