L’Assemblea Nazionale e il Senato hanno approvato la proposta di legge che inserisce nella Costituzione la libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza
Il 4 marzo i due rami del Parlamento francese, il Senato e l’Assemblea nazionale, riuniti in una sessione comune, hanno approvato la proposta di legge che inserisce l’aborto nella Costituzione. Sono stati 780 i voti favorevoli e 72 quelli contrari: l’approvazione è, quindi, avvenuta con una larghissima maggioranza, al di sopra dei 512 voti necessari, ovvero i tre quinti del Parlamento.
La riforma aggiunge all’articolo 34 della Costituzione francese la frase: «La legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza». In questo modo sarà molto più complicato ostacolare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza: per abrogarlo sarebbe necessaria una riforma costituzionale.
Un voto molto atteso ma sul quale c’erano pochi dubbi, seguito in diretta anche a Place du Trocadéro, nella Capitale Parigi, con maxischermi fatti installare dalle associazioni femministe in collaborazione con il Comune. Sulla Tour Eiffel illuminata sono comparse le scritte «#IvgConstitution», «#MyBodyMyChoice», la versione in francese «#MonCorpsMonChoix» e «#AbortoLegal».
Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “messaggio universale” e ha invitato la popolazione a partecipare a una celebrazione che si terrà a Parigi l’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne. Nello stesso giorno la riforma verrà emanata ufficialmente con una cerimonia al Ministero della Giustizia.
Per arrivare alla riforma ci sono volute diverse iniziative parlamentari, tra emendamenti e modifiche del testo. Il partito di sinistra La France Insoumise aveva presentato una proposta già nel 2018. Negli, però, il tema era entrato con più forza nel dibattito pubblico sulla spinta di alcuni gruppi femministi che chiedevano di inserire nella Costituzione una palese tutela del diritto all’aborto, soprattutto in seguito al ribaltamento della legge Roe v. Wade negli Stati Uniti, che nel 2022 ha abrogato il diritto all’aborto a livello federale. In totale ci sono state 6 proposte parlamentari, ma alla fine è stato il governo a presentare il progetto di legge, rendendo l’iter di approvazione più semplice: le proposte dell’esecutivo, infatti, non devono essere sottoposte a referendum popolare. Nel febbraio 2023 il Senato ha approvato il disegno di legge ma solo dopo la sostituzione del termine “diritto” con la dicitura “libertà della donna” per ottenere il voto favorevole dei Repubblicani (Les Républicains) di destra.
Macron, inizialmente titubante, aveva poi sostenuto fortemente la riforma, e alla fine dello scorso anno aveva presentato una proposta di legge per sostituire la frase “libertà della donna” con “libertà garantita della donna”. A fine gennaio era arrivata l’approvazione dell’Assemblea Nazionale, il 28 febbraio quella del Senato.
Un percorso che ha visto spaccature non solo all’interno dei Repubblicani, ma anche all’interno del Rassemblement National di estrema destra. Nei primi il numero dei contrari si è fortemente ridotto con il passare del tempo, mentre nei secondi c’è stata una divisione più netta, con alcuni membri che hanno votato a favore.
Aprendo il dibattito parlamentare a Versailles il primo ministro Gabriel Attal ha dichiarato che “abbiamo un debito morale” nei confronti delle donne che “hanno sofferto nella loro carne” a causa di aborti svolti clandestinamente, pericolosi per la salute e la vita. Attal ha descritto la riforma come “un passo fondamentale” che “passerà alla storia”.
Nessun Paese finora aveva modificato la propria Costituzione per inserire un riferimento esplicito all’interruzione di gravidanza ma nella Costituzione della Slovenia, ad esempio, appare la frase “ognuno deve essere libero di decidere se avere figli”.
Tuttavia, si discute molto sui termini “libertà” e “diritto” che, come abbiamo visto, non sono casuali ma frutto di dibattiti tra le compagini politiche. In sostanza nella Costituzione francese è stata inserita “la libertà garantita” a ogni donna ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Molti, però, hanno sottolineato come la riforma sia un grande passo avanti e un gesto molto importante volto a sostenere la tutela dell’aborto e a mostrare che da qui non si torna indietro.
Non è stato approvato, invece, l’emendamento voluto dalla destra per inserire in Costituzione l’obiezione di coscienza per i professionisti sanitari, che è comunque garantita dalla legge francese.
Non sono tardate ad arrivare le critiche. La Pontificia Accademia per la Vita, l’istituzione vaticana che si occupa di questioni bioetiche, ha dichiarato che “nell’era dei diritti umani universali non può esistere un ‘diritto’ a eliminare la vita umana”.

La storia del diritto all’aborto in Francia
In Francia l’aborto è stato depenalizzato nel 1975 con la legge Veil, che deve il nome alla promotrice, l’allora ministra della Salute Simone Veil.
Alla legge ha contribuito il Manifesto delle 343, una dichiarazione pubblicata il 5 aprile 1971 sulla rivista Nouvel Observatour (oggi L’Obs) in cui 343 donne ammettevano di essere ricorse all’interruzione volontaria di gravidanza, esponendosi, così, a conseguenze penali. All’epoca, infatti, nel Paese d’Oltralpe vigeva una legge del 1920 che prevedeva pene fino ai 6 anni di reclusione per chi avesse abortito o praticato aborti. Addirittura nel 1943 una donna, Marie-Louise Giraud, era stata condannata alla ghigliottina per aver eseguito 27 aborti.
Tra le firmatarie c’erano voci del mondo culturale e intellettuale francese, come la scrittrice e filosofa femminista Simone de Beauvoir, le attrici Catherine Deneuve e Jeanne Moreau, la scrittrice, sceneggiatrice e regista Marguerite Duras e la scrittrice Claudine Monteil. Il testo, scritto da de Beauvoir, iniziava così: «Ogni anno in Francia, abortiscono un milione di donne. Condannate alla segretezza, sono costrette a farlo in condizioni pericolose quando questa procedura, eseguita sotto supervisione medica, è una delle più semplici. Queste donne sono velate, in silenzio. Io dichiaro di essere una di loro. Ho avuto un aborto. Così come chiediamo il libero accesso al controllo delle nascite, chiediamo la libertà di abortire». Molte persone erano, infatti, costrette a recarsi all’estero per abortire oppure rischiavano gravi problematiche di salute, a volte anche la morte.
La Francia, l’anno seguente, è stata scossa da un altro evento, il cosiddetto processo di Bobigny. Marie-Claire Chevalier aveva 16 anni quando un coetaneo la violentò e lei rimase incinta.La 16enne abortì con l’aiuto della madre, Michéle Chevalier, ma il giovane decise di denunciarla. La giovane finì a processo per aver essere ricorsa a un aborto illegale. L’opinione pubblica, però, si schierò dalla sua parte e due giorni prima del processo, iniziato l’11 ottobre 1972 al Tribunale dei minori di Bobigny, decine di persone manifestarono nella Capitale Parigi: 54 persone vennero arrestate. A difendere Chevalier al processo era l’avvocata e militante femminista Gisèle Halimi, che aveva fondato il movimento per la depenalizzazione dell’aborto Choisir la cause des femmes proprio con Simone de Beauvoir. Chevalier fu assolta ma la madre e due colleghe erano ancora accusate di complicità. Michéle Chevalier venne multata con sospensione della pena mentre le due colleghe furono assolte.
Negli anni la legge Veil ha subìto diverse modifiche: nel 2022 il limite per accedere all’aborto chirurgico è stato esteso da 12 a 14 settimane in seguito all’approvazione di una legge proposta dalla deputata dei Verdi Albane Gaillot e redatta con il contributo di collettivi femministi e professionisti sanitari. A 12 settimane si era arrivati già nel 2001, quando il limite era di 10 settimane.
La legge del 2022 consente alle ostetriche e agli ostetrici di praticare l’interruzione di gravidanza per via chirurgica. Già dal 2016 questi professionisti potevano occuparsi dell’aborto farmacologico, ovvero elargire i due farmaci necessari, il mifepristone e il misopristolo, che vanno assunti a 48 ore di distanza l’uno dall’altro.
La modifica del 2022, che ha di fatto rafforzato il diritto all’aborto, ha abolito il periodo di riflessione di due giorni in seguito al consulto psicologico, obbligatorio per le minorenni. Dal 2001 le minori non necessitano del consenso dei genitori per interrompere la gravidanza. Inoltre, la legge ha stabilito la creazione da parte delle agenzie sanitarie regionali di banche dati su base volontaria con l’elenco dei nomi dei professionisti e delle professioniste che praticano aborti, in modo che siano reperibili più facilmente. La legge ha fatto seguito a un decreto pubblicato pochi giorni prima che consente di accedere all’aborto farmacologico al di fuori di un ospedale entro 7 settimane, con consegna dei farmaci in farmacia, e che ha abolito l’obbligo di assumere la prima pillola sotto il controllo di un professionista sanitario. Nel 2015 era già stato abolito il periodo di attesa obbligatorio di 7 giorni tra la richiesta di accesso all’interruzione volontaria e l’esecuzione di quest’ultima.
Dopo la legalizzazione dell’aborto nel Paese Simone de Beauvoir, durante un’intervista con Claudine Monteil disse: «Abbiamo vinto ma solo temporaneamente. Basterà una crisi politica, economica, religiosa, perché i diritti delle donne siano messi in discussione». ». Un monito che oggi non sembra essere stato dimenticato.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/Mohammed Badra