La Corte costituzionale vuole aumentare le tutele contro i licenziamenti illegittimi
La Corte costituzionale ha dichiarato, tramite sentenza depositata oggi, che la riforma della disciplina dei licenziamenti “è indifferibile” perché si tratta di una “materia di importanza essenziale per la sua connessione con i diritti della persona del lavoratore e per le sue ripercussioni sul sistema economico complessivo”.
La vicepresidente Sciarra, che ha scritto la sentenza, ha dichiarato inammissibili le censure del tribunale di Roma sull’indennità prevista dal Jobs Act per i licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese e ha rivolto al legislatore un monito a intervenire con urgenza.
«Un’indennità costretta entro l’esiguo divario tra un minimo di tre e un massimo di sei mensilità vanifica l’esigenza di adeguarne l’importo alla specificità di ogni singola vicenda – ha rilevato la Corte – e non rappresenta un rimedio congruo e coerente con i requisiti di adeguatezza e dissuasività già affermati dalla Consulta con due sentenze del 2018 e 2020».
I giudici costituzionali hanno osservato che il “limitato scarto tra il minimo e il massimo determinati dalla legge conferisce un rilievo preponderante, se non esclusivo, al numero dei dipendenti, secondo i quali tale criterio, in un quadro dominato dall’incessante evoluzione della tecnologia e dalla trasformazione dei processi produttivi, non è indicativo della effettiva forza economica del datore di lavoro e non offre neppure elementi significativi per determinare l’ammontare dell’indennità, secondo le peculiarità di ogni singola vicenda”.
Il tribunale di Roma ha prefigurato diverse soluzioni per rimediare ai profili di contrasto con la Costituzione: dalla ridefinizione di un criterio distintivo, incentrato sul numero degli occupati, all’eliminazione del regime speciale e alla ridefinizione delle soglie.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

