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    Home » Archivio Storico » 2022 » Il libro del mese – le recensioni di Micaela Ferraro
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    Il libro del mese – le recensioni di Micaela Ferraro

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroGiugno 20, 2022
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    Una stanza piena di gente di Daniel Keyes

    Nessuno, nemmeno quel genio incontrastato di Stephen King, avrebbe potuto creare un personaggio più complesso di Billy Milligan e incastrarlo con la stessa maestria nel mondo reale. A dimostrazione del fatto che, a volte, la realtà è in grado davvero di superare la fantasia. Ho preso sottogamba questa storia, portata fuori strada dalle dichiarazioni in copertina, “la storia vera che ha sconvolto l’America“: sì, vabbè. Nemmeno l’introduzione è servita a prepararmi a ciò che stavo per vivere: l’autore, Daniel Keyes, ex marine laureato in psicologia e impegnato a lungo nell’insegnamento, mette in guardia il lettore anticipando di non aver inventato nulla. Alza le mani e dichiara che ancora oggi c’è chi crede alla storia di Milligan e delle sue 24 personalità e chi ritiene che si trattasse di un imbroglione che ha sempre finto per evitare un’accusa di stupro e aggressione.

    Il 27 ottobre 1977 la polizia di Columbus in Ohio piomba in casa e arresta William Stanley Milligan con l’accusa di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Billy sembra non aver alcuna idea di cosa stia succedendo e i suoi difensori chiedono una perizia psichiatrica. Nella prima parte del libro Keyes sviscera l’intera vicenda giudiziaria che ha portato Milligan, allora 22enne, ad essere riconosciuto come personalità multipla: diagnosi che lo pone al centro di un caso psichiatrico e giornalistico senza precedenti.

    Durante il processo emergono 10 delle personalità di Billy. Tra le principali: il razionale e freddo Arthur, la mente del gruppo; Ragen, jugoslavo dall’accento slavo marcato, definito “il guardiano dell’odio”, che sa sparare, lottare e ha una forza fisica incredibile. E Allen, un manipolatore, quello che più spesso tratta con gli “esterni” perché sa farsi ascoltare. Solo dopo il ricovero con il dottor David Caul all’Athens Mental Health Center verranno fuori le altre personalità: 24, compreso il Maestro, la “somma delle parti”, il “Billy riunito”.

    Per tutta la prima metà del romanzo ho lottato con me stessa: credere che la storia di William fosse reale metteva a dura prova il mio senso di razionalità. Eppure a poco a poco, proprio come per gli avvocati di Milligan, il dubbio si è insinuato: come poteva una sola persona essersi fatta beffe di così tanti specialisti? Una persona “senza arte né parte”, senza un nome famoso o mezzi particolari, che veniva da una famiglia umile e che certo non aveva modo di pagare persone perché mentissero per lui, come aveva fatto a convincere un tribunale e poi una comunità intera della propria condizione?

    Billy Milligan è un sopravvissuto di sé stesso prima ancora di essere un sopravvissuto della vita: il suicidio del padre, la madre succube, gli abusi del patrigno; ce ne sarebbe abbastanza per portare alla follia anche il più stabile tra gli uomini. Come non capirla, quella voglia di silenzio che porta alla nascita del piccolo Shawn, sordo, non in grado di sentire i rimproveri ingiusti degli adulti? Come non provarlo quel bruciante senso di ingiustizia che apre gli occhi a Ragen quando vede qualcuno usare violenza su un bambino? Come non giustificarlo, quel senso di perdita, di smarrimento, che costringe David al ripiegamento su sé stesso? Una stanza piena di gente è un libro disturbante, che indigna e spezza la realtà, un viaggio incomparabile nella mente umana e Keyes rende avvincente la sua analisi psicologica fino a far sentire il lettore così vicino a Milligan da aver bisogno di googlarne il nome alla fine, perché si è restii a lasciarlo andare. È la storia di un uomo spezzato, non solo perché affetto da disturbo di personalità multipla, ma perché vittima della follia umana, di una società chiusa, degli errori umani e della cattiveria della politica, della mala giustizia, della stampa a caccia di scoop e storie, dell’insensibilità; ma è anche una storia di empatia umana, di vicinanza, di rinascita, che costringe a mettersi in discussione ed è destinata a rimanere impressa nella memoria a lungo.

    #librodelmese
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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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