Il Parlamento si rifiuta di approvare il bilancio 2020, indaga anche l’Antifrode
Frontex non solo non avrebbe tutelato le vite dei migranti recuperati in mare, ma ci sarebbero anche gravi indizi di ripetute violazioni di diritti umani e protocolli interni. Questo il giudizio del Parlamento europeo sull’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, meglio nota appunto come Frontex; i deputati dell’organo di rappresentanza comunitario (che sono eletti direttamente dai cittadini) hanno perciò rifiutato il bilancio dell’agenzia per l’anno 2020, con 345 voti favorevoli, 284 contrari e 8 astensioni.
Si tratta del cosiddetto ‘discarico’, una procedura che consente al Parlamento di chiedere conto alle agenzie dell’Unione Europea del modo in cui vengono utilizzati i fondi pubblici a loro disposizione. In sintesi, il Parlamento europeo non ha ritenuto corretto l’impiego dei fondi utilizzati da Frontex, e ora l’agenzia è obbligata ad agire secondo le linee guida espresse nella relazione di accompagnamento, prima di poter presentare una nuova richiesta.
Due in particolare, delle condizioni già imposte nel 2019 per il discarico e non rispettate, hanno portato a questa scelta: il mancato completamento dell’assunzione degli osservatori dei diritti fondamentali e la mancata sospensione del supporto ai rimpatri dall’Ungheria. Nel primo caso i 40 osservatori indipendenti non sono mai stati individuati. I rimpatri dai confini dell’Ungheria sono ancor più in violazione del diritto comunitario, considerando che su di essi pendeva già una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.
Si tratta della terza bocciatura per Frontex. A maggio l’Eurocamera aveva rinviato la certificazione del bilancio 2020 di Frontex, mentre nell’ottobre 2021 aveva chiesto di congelare 90 milioni di euro del progetto proposto dall’agenzia per il 2022, vale a dire il 12% di un finanziamento totale che si aggira intorno ai 758 milioni di euro. Ma già ad aprile i conti non tornavano nei palazzi dell’Unione. Tanto che l’allora direttore di Frontex, Fabrizio Leggeri, si era dimesso a seguito della pubblicazione di una relazione dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). Nel documento, pubblicato a febbraio, emergevano le responsabilità dell’agenzia nella copertura di gravi violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell’Unione e l’elusione delle richieste di chiarimento da parte di Commissione e Parlamento Europeo, con omissioni e falsificazioni di documenti. L’agenzia venne fondata nel 2016 con lo scopo di assistere gli Stati europei in modo attivo nella gestione delle crisi migratorie.
Nella pratica, secondo quanto rivela il rapporto, l’agenzia avrebbe osservato senza intervenire imponenti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, dalle deportazioni di migranti al confine tra Grecia e Turchia fino ai respingimenti marittimi illegali di Atene, come quello del 5 agosto 2020, quando un gommone con a bordo 30 persone fu rimorchiato dalle autorità greche nelle acque territoriali turche. In quell’occasione, l’equipaggio del velivolo di Frontex che assistette alla scena avrebbe lanciato una segnalazione, per poi però essere spostato sul Mediterraneo Centrale. Da quello che emerge dal report, per evitare “scomode testimonianze”. Non è l’unico caso, come scrive Der Spiegel: «non sembrano esserci respingimenti nel database di Frontex. I rifugiati tornano volontariamente indietro con le loro barche o almeno vengono intercettati senza l’intervento della guardia costiera greca. È uno sguardo su una realtà alternativa».
di: Caterina MAGGI
FOTO: EPA/JULIEN WARNAND

