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    Home » Archivio Storico » 2022 » Essere o non essere (ecologici)?
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    Essere o non essere (ecologici)?

    Alessia MalcausDi Alessia MalcausDicembre 20, 2022
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    La sostenibilità ambientale è ormai all’ordine del giorno, sui mass media come sui social. Ma cambiare stile di vita potrebbe richiedere una maggiore informazione e un impegno collettivo più ampio

    Nel “chi vuol essere milionario” del XXI secolo la domanda da un milione di euro sarebbe: “dove si getta il Tetra Pak?”. Non in molti probabilmente saprebbero rispondere perché, se l’ecologia (e in generale la sostenibilità ambientale individuale e collettiva) è forse il tema cardine dei nostri anni, una vera educazione ecologica ancora non esiste, almeno in Italia, così come non esistono dei veri cittadini ecologisti informati e, spesso, disposti a cambiare in toto le proprie vite in nome dell’ambiente.

    Gli aspetti da attenzionare per condurre uno stile di vita sostenibile sono sicuramente molteplici ma uno dei primi ambiti a cui gli abitanti del Belpaese sembrano dedicarsi sono i rifiuti, i dati lo confermano. Secondo un report Istat dello scorso 11 novembre, nel 2020 la raccolta differenziata ha raggiunto il 63% del totale dei rifiuti urbani (+1,8% rispetto al 2019), una crescita tuttavia più lenta rispetto al triennio precedente in cui il dato aveva segnato un +2,9%. Contestualmente all’aumento della differenziata è diminuita anche la produzione di rifiuti urbani: nel 2020 è stata del 3,9% in meno rispetto al 2019 (28,9 milioni di tonnellate, 487 chili pro capite). Un dato meno roseo di quanto possa sembrare se si pensa che è viziato dal contesto, le restrizioni dovute all’emergenza pandemica. Guardando alle statistiche nel dettaglio emergono ulteriori problematiche: le regioni che raggiungono target più elevati di raccolta differenziata sono le stesse che producono più rifiuti (nel Nord-Est del Paese, ad esempio, nel 2020 la differenziata tocca il 73% ma ogni abitante produce 540,6 chili di rifiuti; al contrario, nelle Isole la differenziata scende drasticamente al 50,3% ma la produzione è di 443,6 chili per abitante); il fenomeno contrario avviene in base alla dimensione e alla posizione dei comuni, più sono popolosi e al centro nell’area metropolitana, maggiore è la produzione di rifiuti e minore la raccolta differenziata (dal centro alla periferia dell’area metropolitana il dato, rispettivamente, scende da 521,5 kg per abitante a 451,9 kg pro capite e sale dal 43,7% a 67,3%).

    Numeri (e problemi) alla mano, dunque, qual è la situazione italiana in tema di rifiuti, ecologia e comportamenti sostenibili? E qual è il sentimento degli italiani a riguardo nell’era dei social? Ne abbiamo parlato con Elisa Nicoli, content creator e divulgatrice con il nickname “eco.narratrice” su Instagram e sui principali social network, firma per Altreconomia con cui ha pubblicato anche numerosi libri, tra cui Plastica Addio – Fare a meno della plastica: istruzioni per un mondo e una vita “zero waste” (scritto a quattro mani con Chiara Spadaro), Pulizie Creative – 60 ricette facili e sicure per creare in casa i vostri cosmetici e detersivi e Rifiuti Addio – Perché prevenire è meglio di riciclare. Manuale pratico per una vita “zero waste” (co-scritto da Marinella Correggia). «È un bene che la raccolta differenziata sembri essere fatta più e meglio – ci dice sui dati Istat, – ma è solo un palliativo rispetto alla necessità di prevenire i rifiuti a monte. Su questo aspetto siamo molto lontani dal lavorarci seriamente».

    La “green creator” Elisa Nicoli, per gentile concessione

    Abbiamo chiesto a Elisa quale sia l’approccio della sua community – che su Instagram conta oltre 85 mila followers – al tema del riciclo e, in generale, all’ecologia e quali gli argomenti che destano maggiore attenzione: «sui miei profili social c’è molta attenzione (e purtroppo anche frustrazione) sul come fare correttamente la raccolta differenziata e trovo che sia la base minima da cui partire per raggiungere un effettivo impatto minore. Mi è più difficile, invece, far passare messaggi come l’evitare di fare rifiuti – che, come abbiamo visto, è il problema cardine delle statistiche. – Questo, infatti, comporta un cambio di stile di vita che la semplice raccolta differenziata non implica. E che spesso le persone non sono disposte a fare. Un’altra tematica su cui trovo difficile sensibilizzare è quella dell’abbigliamento sostenibile, sembrerebbe che la maggioranza dei miei follower non vogliano affrontare quell’ambito. Riscuotono molto interesse altri temi di cui parlo tanto, come appunto rifiuti, detersivi, cosmetici e pratiche di vita quotidiana, oltre al tema dell’acqua potabile contro l’acqua in bottiglia o filtrata».

    L’interesse dei “socialnauti”, dunque, esiste ed è aumentato negli ultimi anni, Elisa ce lo conferma: «rispetto ai temi ambientali, nei miei 15 anni e passa ormai di attività, percepisco che siamo usciti da una nicchia (prima vista dall’esterno come un gruppo di invasati) ed entrati nella vita quotidiana di molte più persone». Quali fattori hanno influenzato questo cambiamento? «Secondo me – aggiunge – dipende tutto dal fatto che finalmente i mass media hanno cominciato a inserire stabilmente (o quasi) nella loro agenda setting le tematiche ambientali. Non sempre correttamente, spesso sotto forma di slogan, ma almeno se ne parla. La sostenibilità è un tema ormai quotidiano, come la crisi climatica».

    Un tema quotidiano che tuttavia, come detto, spesso non riesce a intaccare la quotidianità del singolo al 100%. Perché si è disposti a differenziare ma non a produrre meno rifiuti? Perché si è propensi a provare detersivi ecologici ma non ad abbandonare il fast fashion? Possono fattori altrettanto quotidiani come il lavoro, il tempo, il denaro, l’accessibilità a soluzioni più green influenzare questo approccio? «Dipende tutto dalla motivazione e dal luogo in cui si abita – è l’opinione della “green creator”, – in alcuni posti è sicuramente più facile cambiare stile di vita, in altri molto più complesso o dove sono richiesti molti compromessi. Purtroppo, e per fortuna, occorre riflettere molto e non cedere alle abitudini. Spesso è innanzitutto lo spazio mentale che va trovato ma, concentrati come siamo sul ritmo lavoro-lavoro-lavoro-figli-casa-lavoro-lavoro-lavoro, spesso non riusciamo a trovare il tempo necessario. A essere sbagliata è proprio la nostra quotidianità, è il nostro ritmo lavorativo a essere in primis insostenibile».

    Cambiare stile di vita in senso ecologico, si può quindi dedurre, richiede un cambiamento più profondo a livello del singolo, una riflessione sulla propria vita e le proprie priorità. Certamente, in questo percorso può essere necessario anche l’aiuto esterno, magari tramite l’informazione veicolata non solo dai mass media ma anche dalle istituzioni. Abbiamo chiesto all’esperta se attualmente queste ultime rispondono in modo adeguato a questo bisogno informativo. «Apprezzo molto il lavoro (anche) informativo dell’Unione Europea – ci dice Elisa. – Molto meno apprezzabile, salvo eccezioni, quello che fa l’Italia, sia a livello statale che a livello comunale. Si pensi alla raccolta differenziata: a volte con la mia attività di content creator e autrice mi sembra di dover sopperire alle enormi mancanze informative dei Comuni italiani, responsabili della corretta gestione dei rifiuti urbani. E spesso mi accorgo che sono i primi a fare errori madornali nelle istruzioni che danno rispetto alla raccolta differenziata! È frustrante».

    Ecco dunque che i dati sulla produzione e sulla raccolta differenziata appaiono sotto una luce totalmente diversa: a farla da padrone sono spesso la mancanza di “tempo” e le cattive indicazioni recepite dal cittadino. Nel pieno di una crisi ambientale senza precedenti che richiede giocoforza un’azione urgente e incisiva, la fotografia dovrà assumere tutt’altre tinte per non rischiare di virare presto verso il bianco e nero.

    E per rispondere alla domanda iniziale (e magari vincere un milione di euro): il Tetra Pak è un imballaggio poliaccoppiato e la sua raccolta in veste di rifiuto non è univoca in tutti i Comuni italiani, potrà ad esempio essere conferito nella carta o nella plastica, secondo disposizioni specifiche (a patto che queste vengano ben veicolate). In Italia, tuttavia, esistono solo due cartiere specializzate nel riciclo dei brick (o meglio, del loro terzo in carta) mentre ad Alessandria esiste un impianto in grado di trasformare l’intero imballaggio in un materiale plastico chiamato EcoAllene, nato da un processo ecocompatibile ed ecosostenibile e versatile nell’utilizzo. Una goccia in un oceano se si considera che secondo il Programma Specifico di Prevenzione Conai 2020 le quantità di cartoni per bevande immessi al consumo in Italia potrebbe aggirarsi intorno alle 81.800 tonnellate l’anno (altri stimano il dato più vicino alle 100.000 tonnellate), mentre, come si legge nel Programma Specifico di Prevenzione 2020 Comieco, nel 2020 le due cartiere hanno ricevuto 5.600 tonnellate di “riciclo dedicato”, contro le 5.800 tonnellate inviate nel 2019 (-3,4%). Un dato già basso in calo.

    Di: Alessia Malcaus

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