Il giornalismo italiano piange la storica firma, ideatore e fondatore di Repubblica. Aveva 98 anni
Questa mattina Eugenio Scalfari è morto. Il giornalista, padre di Repubblica, aveva 98 anni.
Lo scrittore era stato ideatore, fondatore e direttore di Repubblica, portando la testata dalle 100mila copie ad un ruolo da protagonista nell’albo del giornalismo italiano.
Per un periodo Scalfari fu anche proprietario, insieme a Carlo Caracciolo, del quotidiano che in poco tempo si ritagliò un posto in tribuna nella stampa dello Stivale, raggiungendo il Corriere che vantava quasi 100 anni in più sulle spalle.
In pochi anni l’appassionato giornalista cuce ad arte un pacchetto giornalistico indirizzato alla classe borghese, di stampo democratico e aperto ai dibattiti della società, tracciando un modello paradigmatico nell’editoria italiana anche grazie al proficuo percorso promosso con l’Espresso, che ha contribuito a fondare.
Acuto scrittore, integerrimo giornalista e abile imprenditore, Scalfari è stato e sarà un caso da manuale nel mondo della carta stampata.
Le reazioni
Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ricordato Scalfari dichiarando: «la scomparsa di Eugenio Scalfari lascia un vuoto incolmabile nella vita pubblica del nostro Paese. Fondatore de L’Espresso e de La Repubblica, che ha diretto per vent’anni, Scalfari è stato assoluto protagonista della storia del giornalismo nell’Italia del dopoguerra. La chiarezza della sua prosa, la profondità delle sue analisi, il coraggio delle sue idee hanno accompagnato gli italiani per oltre settant’anni e hanno reso i suoi editoriali una lettura fondamentale per chiunque volesse comprendere la politica, l’economia. Deputato della Repubblica, ha accompagnato il suo amore per il giornalismo all’impegno civile e politico, all’alto senso delle istituzioni e dello Stato. Esprimo ai suoi cari, ai direttori Maurizio Molinari e Lirio Abbate e a tutti i giornalisti de La Repubblica e de L’Espresso, le più sentite condoglianze a nome di tutto il Governo. A me mancheranno molto i nostri confronti, la nostra amicizia».
La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha ricordato il padre di La Repubblica con un breve discorso prima delle votazioni e ha chiesto alla Camera di osservare un minuto di silenzio.
Il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha dichiarato: «Eugenio Scalfari è stato un esempio di giornalismo civile e un profondo intellettuale che ha segnato con la sua opera la storia dell’Italia repubblicana. La sua scomparsa oggi lascia un vuoto incolmabile: è una voce e un pensiero che mancherà a tutti noi. Mi stringo al dolore dei familiari, degli amici, della redazione di Repubblica e dei tanti colleghi che hanno visto in lui un maestro».
Silvio Berlusconi ha espresso via Twitter un pensiero a Scalfari “è stato una figura di riferimento per i miei avversari in politica. Oggi, però, non posso non riconoscergli di essere stato un grande direttore e giornalista, che ho sempre apprezzato per la dedizione e la passione per il suo lavoro“.
Il segretario del partito Democratico Enrico Letta ha scritto: «Eugenio Scalfari ci manca già. Rimarranno sempre con noi le sue idee, la sua passione, il suo amore profondo per l’Italia».
«Scompare uno dei più grandi protagonisti del giornalismo italiano. Ci mancheranno la sua penna e la sua testa» ha scritto in un tweet il ministro della Salute Roberto Speranza.
«Ci lascia Eugenio Scalfari. Con la sua voce ha accompagnato la storia del nostro paese, storia di diritti, di domanda di giustizia, di libertà, di ricerca di una solidarietà autentica tra donne e uomini liberi», così la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti.
Mentre Salvini scrive: «Una preghiera e un pensiero per Eugenio Scalfari, grande protagonista del giornalismo italiano degli ultimi decenni».
«Eugenio Scalfari è stato un grande innovatore del giornalismo italiano, capace di imprimere un segno indelebile nel mondo dell’editoria e di trovare nuove formule di comunicazione, prima con l’Espresso e poi con La Repubblica. Sono molto addolorato per la sua scomparsa, con lui oggi l’Italia perde un eccezionale interprete della vita del Paese. La sua intuizione giornalistica, quando fondò il quotidiano La Repubblica, ha appassionato milioni di cittadini alla vita politica esercitando anche, più di ogni altro, una forte influenza sui costumi del Paese. Negli ultimi anni della sua vita, Scalfari si è dedicato ad una riflessione profonda e importante sui grandi temi della vita e della morte e ci mancheranno l’intensità e la ricchezza del suo pensiero. I nostri rapporti sono stati sempre buoni e sinceri. Ho considerato prezioso lo scambio di opinioni con lui per la conoscenza di ciò che stava accadendo nel mondo ed è stato un vero piacere intellettuale confrontarmi con l’originalità delle sue riflessioni. Rivolgo un pensiero affettuoso alla sua famiglia, a tutti coloro che gli hanno voluto bene e ai tanti giornalisti che hanno trovato in Eugenio Scalfari un autentico maestro» ha invece scritto l’ex premier Romano Prodi.
Massimo Giannini sul social scrive: «Ciao Direttore, con te se ne va la nostra storia, la nostra anima, la nostra Repubblica», da Sebastiano Messina arriva invece il commosso saluto: «Addio Direttore. Lavorare con te è stata la cosa più bella che potesse capitarmi nella mia vita di giornalista».
Myrta Merlino tweetta: «Direttore, precursore, fondatore del giornalismo moderno. Con la morte di Eugenio Scalfari si chiudono tante pagine della nostra storia, della nostra vita, se ne va un secolo di giornalismo. Un giorno triste per tutto il Paese».
Secondo il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, Eugenio Scalfari è stato “una personalità di primo piano del Giornalismo, dell’Editoria, della Scienza Politica. Un protagonista del Secondo Novecento italiano. Omaggio, rispetto, deferenza. Cordoglio“.
Luca Telese su Twitter: «Ci ha lasciato un gigante del giornalismo e della storia italiana: addio a Eugenio Scalfari. L’intervista sulla questione morale a Berlinguer è uno dei gioielli che Eugenio ci ha lasciato».
La Civiltà Cattolica posta in ricordo del direttore l’editoriale del 2016: «Non considerare nulla come definitivamente perduto. ‘Questo insegnamento di Papa Francesco non è soltanto religioso, è anche culturale e perfino politico’. Ricordiamo così Eugenio Scalfari».
di: Marianna MANCINI
Aggiornamenti: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI
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