Mosca starebbe tentando di entrare in campagna elettorale, afferma il ministro degli Esteri che ripropone il dl taglia-bollette
Il caro-energia impazza sulle bocche dei politici. L’ultimo a parlare è l’attuale ministro degli Esteri e leader di Impegno Civico, Luigi Di Maio. Rispondendo alle dichiarazioni di Mosca, afferma: «è chiaro che ormai la Russia ha deciso di entrare direttamente nella campagna elettorale di uno Stato sovrano e sta giocando un ruolo che è chiaramente di ingerenza. Per questo io invito tutte le forze politiche italiane a rimandare indietro queste ingerenze. Putin sta ricattando l’Europa ed è per questo che l’Italia deve intervenire calmierando le bollette».
Annunciando che in settimana l’Esecutivo interverrà con un nuovo decreto per calmierare gli aumenti ed estendere il taglio delle accise sui carburanti, inoltre, l’ex pentastellato propone nuovamente il suo decreto taglia-bollette. Il provvedimento illustrato da Di Maio prevede che “lo Stato paghi l’80% delle bollette delle famiglie del ceto medio e in povertà e quelle di tutte le imprese fino alla fine dell’anno“.
Conte (ancora) contro Draghi
Giuseppe Conte continua a spiegare perché ha deciso di interrompere il suo appoggio a Mario Draghi. In un’intervista a Corrieretv afferma: «Draghi è stato osannato, ma ci ha portato allo stallo. È una personalità prestigiosa, con un curriculum eccezionale, ma non gli possiamo consegnare cambiali in bianco, l’uomo solo al comando non funziona e non ha funzionato: l’energia è solo una delle cose, quella più grave, ma ce ne sono tante. Sulle sanzioni alla Russia abbiamo detto subito assolutamente sì – aggiunge poi sul tema scottante del giorno, – io ero anche per un inasprimento ma ero anche consapevole che ci avrebbero fatto male. Ancora oggi, che non si stanno rivelando molto efficaci su Putin perché si pensava a mettere in ginocchio l’economia russa e non sta avvenendo, dico che andavano prese e vanno mantenute. Chi mi definisce filoputiano mi diffama» – conclude deciso.
Letta ai candidati: “17 giorni per cambiare storia dell’Italia”
Enrico Letta parla ai candidati in un incontro via Zoom e lancia un allarme “per la democrazia italiana“: «abbiamo 17 giorni per cambiare la storia del nostro Paese ed evitare che l’allarme per la democrazia italiana diventi realtà».
«Ci sono tre percezioni sbagliate che si stanno diffondendo nel Paese che rischiano di far fare al nostro Paese un salto nel vuoto per i prossimi anni – prosegue. – La prima, una vittoria annunciata della destra e quindi di conseguenza un clima da liberi tutti: “La destra ha già vinto, quindi a quel punto perché votare un partito che è più in grado di batterla di altri?” Il rischio è che al posto del voto utile ci sia il voto della leggerezza, della superficialità. Il voto per le liste di Calenda e Conte è oggettivamente, oggi, un aiuto per la vittoria della destra: uno vuol fare il governo con Meloni, l’altro ha il sostegno di Trump, l’abbiamo ascoltato ieri. Prima percezione sbagliata allora: ha già vinto la destra, è inutile combattere, tanto vale dare il voto con leggerezza e superficialità».
Continua: «fra le percezioni sbagliate che si stanno diffondendo nel Paese c’è quella secondo cui a destra vinceranno, ma non governeranno, perché si squaglieranno subito dopo e a quel punto si rimescoleranno le carte in Parlamento; sarà come una falsa partenza, ma poi tutto tornerà normale. Percezione sbagliatissima, perché con una vittoria larga della destra, le carte si rimescoleranno, ma all’interno della destra. Tutti coloro che sono fuori dalla destra non avranno nessuna voce in capitolo».
La terza, conclude, è «tanto l’Europa alla fine ci salva, tanto non ci possono far fallire, tanto comunque la sistemeranno loro, da Bruxelles. È una terza percezione sbagliatissima che mi ricorda molto quello che accadde nel Regno Unito prima del voto della Brexit. Pensarono in questo modo e alla fine tanti non andarono a votare, perché non pensavano sarebbe stato così decisivo. Eppure quel voto, una volta dato, è rimasto per sempre, come è giusto che sia. Perché il voto in democrazia non può immaginare una cancellazione successiva. Una volta che hai votato quelle sono le conseguenze. Ecco quindi la terza percezione sbagliata: dopo non ci salverà qualcun altro, sta a noi oggi, nella campagna elettorale e nel voto, salvare noi stessi, salvare l’Italia».
Alle parole di Letta risponde Matteo Salvini che a margine di un evento elettorale a San Daniele del Friuli afferma: «Letta vive su Marte. Se votano gli italiani non c’è nessun rischio per la democrazia perché il popolo è sovrano. Invito Letta domani a firmare a quattro mani il decreto energia da 30 miliardi per bloccare gli aumenti di luce e gas. L’unica emergenza che vedo in Italia è quella della disoccupazione, del freddo e della fame. Non vedo rischi di fascismo, razzismo e di altre robe strane».
Sul tema bollette, il segretario dem torna a ribadire che non trovare una soluzione sulle bollette “non fa parte delle cose possibili, perché vuol dire che l’azienda Italia chiude. Bisogna riuscirci a tutti i costi”.
In merito alla parità di genere in politica, Letta ha affermato che “non è vero che non c’è mai una donna, nel Pd una donna guida il gruppo alla Camera e una il gruppo al Senato. La campagna elettorale accanto a me la sta facendo una donna, Elly Schlein. Sono convinto che la nostra comunità mette in evidenza talenti sia maschili che femminili. C’è stato un problema ma oggi non c’è”.
Berlusconi sulle multe: “bisogna mettere un tetto alle ammende”
Silvio Berlusconi torna a parlare del suo programma elettorale, ponendo l’accento sulla pace fiscale. «Oggi parliamo delle multe che vengono comminate agli automobilisti – esordisce in video. – E le ragioni ci sono tutte: immaginiamo una famiglia che mentre deve far fronte all’inflazione galoppante, al caro bollette e alle prime scadenze fiscali si vede recapitare dall’agenzia delle entrate una cartella con una multa da pagare. È una brutta sorpresa, perché non si tratta di non aver pagato le tasse ma di non aver pagato multe che spesso gli enti locali infliggono in una logica interessata visto che le multe nei loro bilanci sono quasi considerate alla stregua di entrate fiscali. La sorpresa è ancora più spiacevole se si tratta di cartelle che riguardano anche multe vecchie di anni. Ora nessuno vuole dare l’idea che non si debba multare una sosta in divieto o una infrazione al codice stradale ma se la violazione è avvenuta 10 anni fa e lo Stato non è riuscito a riscuotere la multa, buonsenso vorrebbe che si arrivasse ad un compromesso. Anche perché negli ultimi due-tre anni è cambiato il mondo. È successo di tutto. Due anni di pandemia e ora una guerra accompagnata da una congiuntura economica negativa che si preannuncia come molto grave, costituiscono una vera e propria emergenza. Un funzionario pubblico mi ha detto: è come se nel secolo scorso lo Stato avesse tentato di riscuotere nel 1946 una multa per divieto di sosta del 1939 con una guerra mondiale di mezzo. Sarebbe stato il colmo. E allora: il nostro Paese è un Paese che ha bisogno di ripartire, di tracciare una linea che segni un nuovo inizio e quindi può accettare che il passato possa essere liquidato pagando il 10-20% dell’ammontare della multa. Ma anche per il futuro bisogna mettere un tetto alle ammende: non si può comminare ad un cittadino che guadagna 1200 euro al mese una multa di 200 euro. Anche perché molte delle multe riguardano cittadini che, nella gran parte dei casi, l’automobile la usano per andare al lavoro e per accompagnare i figli a scuola. Si deve passare da una logica di abuso a una logica di educazione, di prevenzione e di investimento. Per questo abbiamo chiesto ai Comuni di ridurre l’entità delle multe e che almeno la metà dei loro proventi sia spesa per asfalti, sicurezza, educazione stradale e non per rimpinguare le loro casse» – spiega il leader di Forza Italia.
Della Vedova: “scelta tra Putin e Europa, chi sta in mezzo favorisce destra”
Il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova esclude la possibilità di un accordo di Governo con Fratelli d’Italia: «trovo inaudito, a 20 giorni dal voto, aprire a un governo di qualsiasi natura con Giorgia Meloni. +Europa è in campo per battere Meloni, non per farci un governo: siamo per una alternativa al governo sovranista, populista e reazionario di Meloni e Salvini – dice il sottosegretario agli Esteri a Rtl 102.5. – Il 25 settembre la scelta è tra un’Italia che guarda a Putin e Orban e un’Italia che resta tra i grandi Paesi europei: chi sta in mezzo, favorisce la destra. Lo dice questa legge elettorale, che non è proporzionale e dunque non contempla la neutralità perché il singolo voto vale doppio, per il proporzionale ma anche per i 225 seggi maggioritari che saranno decisivi: a Milano, per esempio – spiega – all’uninominale dove sono candidato io per il centrosinistra, c’è Tremonti per Fratelli d’Italia. Sono abbastanza sicuro che, dovendo scegliere, un elettore del Terzo Polo non voterebbe mai Tremonti, ma l’effetto del voto proporzionale, sui collegi uninominali sarebbe esattamente quello di far vincere i candidati di destra».
Renzi: “Pd sta perdendo la sua storia”
Matteo Renzi risponde alle critiche di Enrico Letta sul Jobs Act: «il Jobs Act è quell’insieme di riforme del mercato del lavoro che ha creato oltre un milione di posti di lavoro in più di cui la metà a tempo indeterminato. Orlando e il Pd non ce l’hanno con il Jobs Act che hanno votato e non capito, ma sono dominati dai rancori personali per quella stagione in cui il Pd vinceva – dice a Radio Leopolda. – Quando il Pd dice vogliamo il reddito di cittadinanza e non il Jobs act non sta cambiando idea ma sta cambiando volto. Potrebbe cambiare nome e chiamarsi M5S a questo punto. Trovo imbarazzante la permanenza dei riformisti in questo Pd. Tommaso Nannicini ha scritto il Jobs Act: come fa a fare campagna elettorale quando io suo capo dice no al Jobs Act e sì al reddito? Spieghiamo ad Orlando che Martina ha fatto ostruzionismo per non avere il reddito. Tempo 20 giorni e il Pd inizierà l’ennesima analisi della sconfitta. Potevano perdere le elezioni e stanno perdendo la loro storia» – conclude.
“Nessuna lite con Meloni al Governo”, dice Salvini
Matteo Salvini esclude la possibilità di litigi nel centrodestra in caso di vittoria. A Radio Capital ha dichiarato: «assolutamente nessuna divisione con Meloni in caso di Governo, abbiamo cinque anni impegnativi. Poi abbiamo origini e culture diverse ma è un impegno, non vedo l’ora arrivi il 25 settembre in cui per cinque anni saremo giudicati dal nostro lavoro. Berlusconi è stato, è e sarà un grande protagonista della politica, dell’impresa, della cultura dello sport. Poi Forza Italia deciderà chi farà cosa, non penso abbiano il problema di scegliere persone all’altezza» – ha aggiunto sulla possibilità di destinare una poltrona dell’Esecutivo per Marta Fascina.
Sulle sue critiche alle sanzioni alla Russia e sulle dichiarazioni del Cremlino su come queste siano destinare a rovinare l’Europa dice: «Putin ha torto marcio: ha scatenato una guerra orrenda, ha invaso un Paese, ha riportato morte e distruzione nel continente europeo. Bisogna punirlo, fermarlo, metterlo in ginocchio. Ma le sanzioni sono operative da sette mesi e in ginocchio ci siamo noi e non Putin, e la guerra va avanti».
Durante un appuntamento elettorale al Sacrario di Redipuglia ha detto: «rischiamo una strage. Il Covid ha fatto strage di vite, la crisi energetica rischia di fare strage di posti di lavoro. Mi spiace che la Lega sia una voce isolata o quasi a chiedere un intervento immediato all’Europa. Questa ha imposto delle sanzioni alla Russia, bene; doveva fermare la guerra, non è accaduto; dovevamo mettere in ginocchio Putin, non ci stiamo riuscendo. In ginocchio ci sono milioni di lavoratrici e lavoratori in Italia e in Europa. L’Europa che ha imposto sanzioni deve proteggere i lavoratori italiani, le famiglie italiane, come ha fatto col Covid».
Intanto la Lega si scaglia contro Facebook perché “oscura i contenuti”, aggiungendo che “oggi èstato depositato oggi un esposto all’Agcom per chiedere chiarimenti e interventi urgenti per sanzionare la condotta scorretta del gruppo Meta in campagna elettorale. La Società di Zuckerberg in Italia sta arbitrariamente oscurando e inibendo la divulgazione di contenuti delle pagine dei parlamentari della Lega e in generale di gruppi riferiti al Centrodestra“, annuncia il Carroccio
Ucraina, Orlando: “tornare indietro su sanzioni sarebbe un errore”
Sulle sanzioni alla Russia interviene anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: «tornare indietro, sfilarsi da una posizione europea non solo sarebbe sbagliato ma creerebbe più problemi di quelli che potrebbe risolvere. Non c’è alternativa: quello che c’è da fare in più è costruire degli strumenti a livello europeo per gestire l’impatto della crisi determinata dal conflitto, ripartendo in maniera equa i pesi. Noi insistiamo da tempo sull’esigenza di rendere strutturale l’ammortizzare Sure che è stato usato durante la pandemia perché la guerra ha impatti diversi sui diversi Paesi, a seconda della loro natura manifatturiera e a seconda del mix di approvvigionamenti. E quindi è giusto trovare gli strumenti attraverso i quali mutualizzare i costi e gestire gli shock che si stanno determinando: questa – ha concluso – è la strada maestra».
Sul tema dell’energia aggiunge: «al momento i segnali sono tenui. Tuttavia è chiaro che, tanto l’andamento della cassa integrazione, quanto le grida d’allarme che ci arrivano da alcune filiere, ci dicono che i prossimi mesi saranno molto difficili. Per questo abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a proteggere il lavoro».
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO
