Di Lenardo Vineyards nasce nel 1878 quando il bisnonno Giuseppe Di Lenardo decise di acquistare e ristrutturare la villa napoleonica del 1735
55 ettari, 5000 viti per ettaro: un terreno vasto nel cuore del Friuli Venezia Giulia, ad Ontagnano, mitigato da un clima che consente di realizzare vini perfettamente equilibrati e di alta qualità. A raccontarci il trascorso è il titolare Vittorio Di Lenardo.
– Come avete affrontato la pandemia? Quali sono i mercati di punta?
«Occupandosi di vendita esclusivamente indirizzata al mercato Horeca, abbiamo avuto fin da subito un blocco del lavoro. Grazie al mercato maturato all’estero negli anni precedenti, siamo riusciti a rimanere a galla. Il 70% del nostro fatturato è estero mentre il 30% è italiano. Per nostra fortuna ci sono stati mercati, per noi quello olandese ne è esempio, che non avendo avuto delle chiusure rigide come altri, hanno potuto meglio resistere alle problematiche di questi anni e in alcuni piacevoli casi sono addirittura riusciti a crescere di valore. Tra questi casi virtuosi, troviamo la maggior parte dei mercati asiatici, che ad eccezione di una prima fase legata ad un periodo di chiusure totali sono indubbiamente riusciti a riemergere prima di molti altri mercati occidentali».
– Ci stiamo avvicinando alla ripartenza in concreto. Quali sono i vostri obiettivi?
«Sicuramente attueremo una politica di mercato indirizzata all’export, al fine di diventare un’azienda primaria in questo settore. Non vediamo l’ora di poter viaggiare direttamente. Secondariamente, continueremo a mantenere un metodo tradizionale supportato dalla tecnologia. Da quest’anno saremo un’azienda certificata a produzione integrata. Infine punteremo alla digitalizzazione locale piuttosto che nazionale».
Un’azienda vinicola inarrestabile, pronta ad innovarsi e ad investire sul futuro tecnologico, lasciando l’occhio sempre vigile sulla tradizione.

