La scena e la musica techno della Capitale tedesca è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il genere musicale, però, nasce molto lontano, nella “città dei motori”
L’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) ha inserito la scena techno di Berlino nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Si tratta di un fenomeno artistico, musicale e culturale che si snoda tra i club, le street parade e i rave che si tengono nella Capitale tedesca. La decisione è stata presa dalla Commissione dell’UNESCO di concerto con il Ministero della Cultura tedesco: la ministra di Stato per la Cultura e i Media tedesca Claudia Roth in un comunicato ha sottolineato che la club culture “rappresenta valori come la diversità, il rispetto e il cosmopolitismo”.
L’Agenzia delle Nazioni Unite ha inserito altre cinque tradizioni tedesche nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità, che comprende forme e processi culturali ma anche tradizioni che vengono tramandate all’interno di una comunità e di generazione in generazione. Questi nuovi ingressi, oltre alla techno, sono la tradizione canora della città di Finsterwalde, il sidro di mele Viez, l’alpinismo in Sassonia, la parata invernale bavarese Kirchseeon Perchtenlauf e lo stile di cucitura degli arazzi Schwälmer Weißstickerei tipico della regione dell’Assia.
I primi ad avere l’idea di inserire la scena berlinese nella lista del patrimonio culturale UNESCO erano stati nel 2014 il matematico e musicologo Hans Cousto e il dj Dr. Motte, co-fondatore della LoveParade, la più grande manifestazione che ha portato la techno prima nelle strade della Germania poi in quelle di tutto il mondo. Il team dell’associazione Rave the Planet ha, poi, presentato ufficialmente la domanda nel 2022. La proposta è stata sostenuta anche da Clubcommission, un network di club, promoter e musicisti di Berlino. Quest’anno il riconoscimento è finalmente arrivato. «Un’altra pietra miliare per i produttori techno di Berlino, per gli artisti, per i gestori di club e per gli organizzatori di eventi – ha affermato Lutz Leichsenring del comitato esecutivo di Clubcommission – La decisione ci aiuterà a garantire che la cultura dei club sia riconosciuta come un settore prezioso degno di protezione e di sostegno».
La musica techno è parte di un fenomeno culturale più ampio basato sulla valorizzazione del rispetto, della consapevolezza e dell’inclusione, indipendentemente da provenienza geografica, genere, etnia e orientamento sessuale. Come ha dichiarato al Guardian il dj e produttore musicale berlinese Peter Kirn la techno “è diventata un rifugio per le persone emarginate e c’è una naturale attrazione per Berlino come uno spazio libero e sicuro per chi proviene da contesti illiberali, autoritari o meno permissivi”.
La techno ha una lunga storia che, però, non inizia a Berlino, ma a Detroit, negli Stati Uniti.
Gli inizi a Detroit
La techno inizia a diffondersi nella città tedesca poco prima della caduta del Muro. E qui è arrivata da Detroit, considerato il luogo di nascita di questo genere musicale. I precursori, però, possono essere rintracciati proprio nei tedeschi Kraftwerk, pionieri della musica elettronica, negli anni Settanta, ma anche nella Kosmische Musik conosciuta anche con il termine meno felice krautrock) Le origini della techno possono essere fatte risalire ai primi anni Ottanta, nei dance club della città industriale del Michigan, tra automobili e catene di montaggio. Questo genere musicale si diffonde grazie al lavoro di alcuni dj afroamericani Juan Atkins, Kevin Saunderson e Derrick May, provenienti dal sobborgo di Belleville e per questo chiamati Belleville Three. La techno è caratterizzata da tempo in quattro quarti, loop di sintetizzatori, pattern ritmici creati dalle drum machine e una velocità generalmente tra i 120 e i 140 bpm (anche se in alcune correnti aumenta). Le influenze sono molto vaste, dal funk dei Funkadelic e dei Parliament al rock dei Tangerine Dream, precursori della futura musica elettronica. Il primo a usare il termine “techno” è proprio Atkins: nel 1984 con i Cybotron – gruppo in cui milita insieme a Rick “3070” Davis – pubblica il brano Techno City. Quella che è considerata la prima vera canzone techno, però, esce nel 1985: si tratta di No Ufo’s di Model 500, un altro progetto di Juan Atkins.
Nella seconda metà degli anni Ottanta la techno esplode anche grazie alla compilation Techno! The new dance sound of Detroit del dj e giornalista Neil Rushton, pubblicata nel 1988. L’anno successivo nasce un altro collettivo fondamentale per la “Detroit techno”, gli Underground Resistance, che usano la musica come strumento politico, di liberazione ed emancipazione della gioventù colpita dal declino della società industriale statunitense, ma anche per evidenziare le radici black delle sonorità. È un periodo fertile per la musica elettronica negli USA: parallelamente a Chicago nasce anche l’house, che prende il nome dal locale Warehouse, il cui resident dj è Frankie Knuckles, pioniere del genere. L’house si differenzia però dalla techno per diverse caratteristiche, come quella, ad esempio, di avere una maggiore componente melodica.
La techno comincia a diventare un fenomeno culturale più ampio, in cui trova spazio l’autodeterminazione delle soggettività marginalizzate – come la comunità afroamericana e non solo – tra ambientazioni e atmosfere robotiche futuristiche: la techno inizialmente si diffonde soprattutto nelle periferie, nelle fabbriche abbandonate, lontane dal centro città.
L’arrivo a Berlino
Alla fine degli anni Ottanta la techno esce fuori dai confini statunitensi e approda in Europa e, quindi, in Germania. Già dalla fine degli anni Settanta il club Dorian Gray anima Francoforte sul Meno con la disco music, il funk e il soul per poi aprirsi alla techno già dalla metà del decennio successivo. Nel 1983 ad Amburgo apre il Front, club intorno al quale si raccoglie la scena queer, che negli anni Novanta ospiterà la techno. Uno dei punti di riferimento per la techno (ma anche della house) a livello mondiale è l’Omen, club fondato nel 1988 a Francoforte sul Meno e chiuso dopo dieci anni, nel 1998.
Questo nuovo suono elettronico proveniente da Detroit ha avuto risonanza soprattutto a Berlino. Ancora prima della riunificazione, Berlino è stata fondamentale per lo sviluppo delle culture giovanili e della musica in generale, ed è stata fonte di ispirazione per molti artisti, basti pensare alla cosiddetta Trilogia berlinese di David Bowie, composta dagli album Low (1977), Heroes (1979) e Lodger (1979). Bowie si era trasferito a Berlino Ovest, nella Repubblica Federale Tedesca (RFT): in questa parte della città la musica circolava più liberamente ed era più semplice entrare in contatto con suoni nuovi, anche quelli provenienti dagli Stati Uniti. Già negli anni Settanta, come anticipato, sono molti gli artisti tedeschi che si avvicinano alla musica elettronica, sperimentale e d’avanguardia grazie a un nuovo uso dei sintetizzatori: non solo i già citati Kraftwek, ma anche i Neu!, il compositore Klaus Schulze (tra i fondatori dei Tangerine Dream), gli Amon Düül II e Agitation Free. In quegli stessi anni l’italiano Giorgio Moroder, pioniere della musica elettronica e e della disco music, contribuisce a plasmare il Munich Sound. Mentre il lato ovest brulica di creatività, a Berlino Est, nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT, DDR in tedesco) la diffusione della musica è più complicata: lo Stato deteneva il monopolio sull’organizzazione degli eventi musicali, ad esempio, era necessario un permesso statale speciale per esibirsi, oltre al fatto che i contenuti delle canzoni venivano controllati dagli organi di censura dell’Unione Sovietica. La musica, però, arriva lo stesso e molti e molte giovani decidono di suonare, nonostante le difficoltà, tra cui anche quella non trascurabile di riuscire a procurarsi la strumentazione necessaria. A Berlino Est molte persone riescono ad ascoltare clandestinamente le stazioni radio della parte Ovest: anche in questo modo si diffonde la musica elettronica.
Il 1989 è stato un anno fondamentale per questo genere musicale. A luglio, quattro mesi prima della caduta del muro, a Berlino Ovest si tiene la prima LoveParade per iniziativa del dj Matthias Roeingh, soprannominato Dr. Motte. La LoveParade è la capostipite di tutti gli eventi legati alla EDM (electronic dance music) e alle sue correnti in Germania e nel resto del mondo, una manifestazione che è anche festival e corteo che si snoda attraverso le strade della città. Negli anni la parata è stata ospitata da diverse città tedesche e nel resto del globo, come San Francisco, Leeds, Città del Capo, Vienna, Santiago del Cile, con un’affluenza altissima. L’edizione del 2010 è stata la prima a svolgersi in uno spazio chiuso, nell’area di una vecchia stazione merci. A causa del sovraffollamento del tunnel di ingresso si creò una calca nella quale morirono 21 persone e 510 rimasero ferite. Dopo la strage gli organizzatori annunciarono che quella sarebbe stata l’ultima edizione della LoveParade. Nel 2022 Dr. Motte ha fondato Rave the Planet, festival che prende il nome dall’associazione non-profit fondata per promuovere e preservare la musica elettronica e la cultura rave.
È proprio negli anni Ottanta che si instaura il legame tra techno e rave party. Alla fine del decennio si tengono i primi rave (o free parties), eventi musicali autogestiti all’interno di aree industriali abbandonate o in campi e spazi aperti durante i quali si suona non solo techno ma anche drum and bass, acid house, trance e goa I rave vengono rivendicati come zone temporaneamente autonome (Temporary Autonomous Zone, TAZ), che eludono al controllo delle istituzioni e delle strutture sociali, per creare una dimensione non gerarchica in cui autodeterminarsi, senza imposizioni, Le TAZ fanno parte di una tattica socio-politica ideata dal filosofo e scrittore anarchico statunitense Hakim Bey nel saggio T.A.Z. Zone temporaneamente autonome del 1991.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la riunificazione, in città nascono molti club, come il Tresor, che in breve tempo diventa punto di riferimento per tutti i e le clubbers berlinesi (e non solo). È proprio grazie al Tresor, infatti, che si diffonde in Germania e in Europa la Detroit techno: poco dopo inizia la collaborazione tra il club e Jeff Mills, uno dei fondatori degli Underground Resistance, che porta alla fondazione di una casa discografica, la Tresor Records. Nel 2011 nascerà il progetto Detroit-Berlin Connection, organizzazione non-profit con sede nella città statunitense che promuove iniziative ed eventi volti a sostenere la crescita cultura ed economia di Detroit.
La diffusione della techno e delle sue correnti a Berlino si deve anche all’apertura di alcuni negozi di dischi specializzati, come l’Hard Wax, fondato nel dicembre 1989 nel quartiere Kreuzberg. Grazie all’intersezione tra questi eventi Berlino sviluppa, così, il proprio suono e la propria scena.
L’esplosione della techno arriva negli anni Novanta, quando in Germania (e nel resto del mondo) si moltiplicano i club, gli eventi, gli artisti: la techno approda, così, al mainstream. Nel frattempo la techno si ramifica in molti sottogeneri e stili come l’hardgroove, l’hard techno o schranz, di origine tedesca, la stomping techno, l’harcore, l’acid (intesa come l’acid techno, derivata dall’acid house), la Chicago techno, la techno minimal e altri.
La techno ottiene attenzione a livello internazionale anche grazie alla figura di alcuni e alcune dj. Tra questi c’è Paul Kalkbrenner, nato a Lipsia e cresciuto a Berlino Est, che nel 2008 è protagonista di Berlin Calling, film cult per gli appassionati di techno e techno minimal, che ha contribuito a rafforzare lo status di Berlino come Capitale della techno europea.
Oggi sono ovviamente tantissimi i club che animano la Capitale tedesca. Tra questi citiamo il Berghain, considerato uno dei più noti e più importanti club underground al mondo. Fondato nel 2004, si trova nei locali di una ex centrale elettrica della vecchia Berlino Est, vicino alla stazione ferroviaria Berlin Ostbahnhof.
di: Francesca LASI
FOTO: SHUTTERSTOCK/TINT MEDIA