Nel loro primo tour italiano, dopo Milano e Bologna, hanno infiammato la capitale con una data bollente all’Auditorium Parco della Musica lo scorso 17 Giugno, complici il clima tropicale e un’attesa cresciuta online giorno dopo giorno.
Ma da dove è partito questo ciclone incomprensibile di energia, rabbia e sfrontata ironia?
Partiamo dall’inizio o quasi, è il 2024 quando mezza Europa si accorge di “Kneecap” uno strano lungometraggio firmato da Rich Peppiatt e impreziosito dalla partecipazione di Michael Fassbender, che ottiene 6 nomination ai BAFTA (i più celebri premi del cinema made in UK – ndR) e desta fin da subito interesse: potremmo definirlo un biopic ultra realistico, o forse dovremmo parlare di mockumentary (un falso documentario – ndR) dato il taglio action-comedy della narrazione, in cui tre teppisti di Belfast dediti all’hip-hop più crudo, i Kneecap appunto, interpretano loro stessi mentre conducono le loro esistenze tra produzione musicale, guai quotidiani e arresti, mentre vivono insomma, ma vivono da irlandesi orgogliosi delle loro origini e poco inclini ad accettare autorità straniere e coloniali, fino al rifiuto di parlare in inglese con le autorità, rivendicando il diritto ad esprimersi in irlandese, lingua che è stata riconosciuta ufficialmente in UE solo nel 2022.
Da qui in poi, la partecipazione nel 2025 al Coachella e il sold out al Glastonbury Festival, un singolo ben assestato come “Liars Tale” e la notizia delle accuse di terrorismo e antisemitismo rivolte dal governo inglese contro Mo Chara (poi archiviate), che hanno portato al divieto per il trio ad esibirsi in paesi come Canada e Ungheria, hanno contribuito alla creazione di un contenuto esplosivo e il pubblico affamato di emozioni autentiche non è rimasto a guardare.
È a questo punto che l’uscita di Fenian (maggio 2026, per Heavenly Recordings) estende la dimensione Kneecap a qualcosa di più completo, di più sensato pur, ricordiamolo, trattandosi di un album quasi incomprensibile (è scritto per lo più in irlandese, ovvio – ndR).
I temi sono i consueti, dalla rivalsa all’esclusione sociale, passando per la Palestina e l’attualità irlandese ma emergono anche altri aspetti, forse più intimi, come nel brano “Irish Goodbye”, una perla che chiude il disco, che Móglaí Bap dedica alla madre scomparsa, realizzato in collaborazione con Kae Tempest.
L’energia è travolgente per tutto l’album e lo stile super riconoscibile. La produzione, firmata da Dan Carey (già al lavoro con Black Country, Geese e Fontaines D.C.) è una ulteriore garanzia e infatti fioccano le recensioni entusiastiche che tracciano una traiettoria di continuità tra questo album e il suono di band come Prodigy e Rage Against the Machine, a detta dello stesso Tom Morello!
Per dovere di completezza, dovremmo forse spendere alcune parole sulla loro estetica, che passa dalle macchine della polizia in fiamme al balaclava in stile Troubles (i conflitti irlandesi a cavallo degli anni ’70 – ndR), che Dj Próvaí riesce a tenere indosso durante l’intero live nonostante le temperature romane, ma per quello c’è già Instagram (qui l’account ufficiale). Dovremmo forse approfondire la loro esigenza di parlare del genocidio in Palestina, sempre e su ogni palco per ricordare che i popoli vittima di oppressione sono fratelli a qualsiasi latitudine del globo, ma per questo ci sono narratori migliori di me. Quello che posso aggiungere io è che lo show è stato pazzesco, il pubblico scatenato per le canzoni e per i cori antifa che hanno scandito il concerto e i nostri tre eroi sinceramente divertiti, forse quasi stupiti, di quanto calore l’Italia avesse in serbo per loro.
Il Fenian Tour proseguirà tutta l’estate, con date a Istanbul, Oslo, Parigi e Zurigo, solo per citarne alcune, e se vi state chiedendo se è il caso di prevedere una piccola deviazione dal vostro piano vacanze, per includere un loro concerto, la risposta è una sola: Sì certo.

