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    Home » Archivio Storico » 2022 » Assoluzione Mori, giudici: “trattativa Stato-mafia ci fu”
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    Assoluzione Mori, giudici: “trattativa Stato-mafia ci fu”

    Alessia MalcausDi Alessia MalcausAgosto 6, 2022
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    Così si legge nelle quasi 3.000 pagine che motivano l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato degli ex ufficiali del Ros

    Questa mattina i giudici della corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, hanno depositato le motivazioni della sentenza di assoluzione degli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, accusati nel processo sulla Trattativa Stato-mafia di violenza o minaccia a un Corpo politico dello Stato.

    Nelle 2969 pagine depositate i magistrati sostengono che, sebbene la trattativa ci fu, i carabinieri imputati volevano solo fermare le stragi. Come si legge, la corte ha scartato l’ipotesi “di una collusione dei carabinieri con ambienti della criminalità mafiosa” e quella “che abbiano agito per preservare l’incolumità di questo o quell’esponente politico” e definito la trattativa come “un’improvvida iniziativa” e “un disegno certamente ambizioso che si collocava in posizione intermedia tra la vera e propria trattativa politica e una mera trattativa di polizia“.

    «Vito Ciancimino fu contattato, prima da De Donno poi anche da Mori personalmente, sì, certamente per acquisire da lui notizie di interesse investigativo, ma, nel contempo, anche con il dichiarato intendimento di tentare di instaurare, attraverso lo stesso Ciancimino, un dialogo con i vertici mafiosi finalizzato a superare la contrapposizione frontale con lo Stato che i detti vertici mafiosi avevano deciso dopo l’esito del maxi processo e che era culminata già, in quel momento, con la gravissima strage di Capaci» – prosegue il documento.

    «Il tentativo di insinuarsi in una spaccatura che si sapeva già esistente all’interno di Cosa Nostra e sovvertire gli assetti di potere interni all’organizzazione criminale per favorire indirettamente lo schieramento che, per quanto sempre criminale, appariva tuttavia, ed era, meno pericoloso per la sicurezza dello Stato e l’incolumità della collettività rispetto a quello artefice della linea stragista – aggiunge. – V’erano indicibili ragioni di ‘interesse nazionale’ a non sconvolgere gli equilibri di potere interni a Cosa Nostra che sancivano l’egemonia di Provenzano e della sua strategia dell’invisibilità o della ‘sommersione’, almeno fino a che fosse stata questa la linea imposta a tutta l’organizzazione. Un superiore interesse spingeva a essere alleati del proprio nemico per contrastare un nemico ancora più pericoloso. Quindi se Mori e Subranni potevano avere interesse a preservare lo status libertatis di Provenzano, esso ben poteva essere motivato dal convincimento che la leadership di Provenzano, meglio e più efficacemente di qualsiasi ipotetico e improbabile patto, avrebbe di fatto garantito contro il rischio del prevalere di pulsioni stragiste (mai del tutto sopite, potendo Salvatore Riina contare sempre su un vasto consenso e su non pochi sodali rimasti a lui devoti) o di un ritorno alla linea dura di contrapposizione violenta allo Stato».

    ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO

    di: Alessia MALCAUS

    FOTO: ANSA/FRANCO LANNINO

    assoluzione ex ufficiali ros corte appello palermo stragi di magia trattativa stato mafia
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    Alessia Malcaus

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