Il presidente russo: “il popolo ha fatto la sua scelta”
«Il popolo ha fatto la sua scelta». Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin ha aperto la cerimonia di annessione delle Regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. «Oggi firmiamo l’accordo per l’adesione della Repubblica popolare di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. Sono convinto che la formazione di nuove quattro regioni della Russia, di nuovi quattro soggetti della Russia avverrà con legge costituzionale perché è la volontà di milioni di persone».
Putin ha celebrato il risultato ottenuto dichiarando che si è trattato di un diritto indiscutibile: «è certamente il loro diritto, il loro indiscutibile diritto sancito nell’articolo uno della carta delle nazioni unite dove si parla del diritto dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione dei popoli. Un diritto imprescindibile, conquistato dai nostri predecessori, coloro che nel corso dei secoli hanno creato e protetto la Russia».
Putin ha poi ricordato le persone cadute durante la guerra: «noi ricorderemo sempre gli eroi che hanno combattuto per mantenere la fede, la cultura, la storia del Donbass, le vittime degli attacchi terroristici costruiti dal regime di Kiev». Il leader del Cremlino ha chiesto un minuto di silenzio per quelli che ha definito gli “eroi” che combattono in Ucraina.
Si è poi rivolto al Governo di Kiev e all’Occidente: «Voglio che mi sentano a Kiev, che mi sentano in Occidente: le persone che vivono nel Lugansk, nel Donetsk, a Kherson e Zaporizhzhia diventano nostri cittadini per sempre». Putin ha chiesto a Kiev di rispettare questo, smetterla con le armi e tornare a sedersi al tavolo dei negoziati. «Kiev deve cessare il fuoco cominciato nel 2014, siamo pronti a tornare al tavolo dei negoziati. Ma la scelta dell’annessione della popolazione delle quattro regioni ucraine non è più in discussione».
Putin ha evocato la caduta dell’URSS dichiarando che è stata una tragedia e che non si può tornare indietro ma sostenendo anche che il Paese si è ripreso. «La Russia si è ripresa e ha riconquistato il suo posto nel mondo dopo “i tragici anni ’90”, quando nel Paese la gente moriva di fame».
Il leader del Cremlino si è poi scagliato contro la Nato e gli Stati Uniti ampliando il confine della guerra: «l’Occidente vuole renderci una colonia, vuole defraudarci, non vuole una cooperazione. Anche la nostra cultura li spaventa, il nostro fiorire è un pericolo per loro. Sta portando avanti una guerra ibrida contro la Russia. L’Occidente ha cercato e sta cercando una nuova occasione per indebolire e distruggere la Russia, sono ossessionati dall’esistenza di un Paese così grande è un delirio, un inganno vero e proprio, con doppi e tripli standard. Con tutte queste regole false la Russia non ha intenzione di vivere».
«Tutti i Paesi che vogliono avere autonomia contro egemonia della NATO vengono bollati come nemici. I piani dell’occidente sono neocoloniali e vengono portati avanti con ipocrisia: passando da una strategia all’altra di fatto volendo una sola cosa, far saltare i centri sovrani di sviluppo. Da anni sentiamo parlare di Paesi che diventano nemici appena qualcosa non piace agli Stati Uniti».
«L’economia russa è stata colpita da sanzioni dall’invasione dell’Ucraina a febbraio, con l’Unione Europea che ha cercato di emanciparsi dalle importazioni di gas. Sono stati gli Usa a pretendere da Italia e Germania e altri paesi che impongano nuove sanzioni».
Al termine del suo discorso, Vladimir Putin ha firmato i trattati di annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, alla presenza dei leader separatisti di questi territori, che hanno siglato a loro volta i documenti.
«La verità trionfa! La Grande Russia è rinata!», è stato il commento del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev pubblicato su Telegram insieme a una foto di Vladimir Putin e dei quattro leader filo-russi delle regioni ucraine appena annesse dalla Russia che incrociano le mani sorridenti.
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/GAVRIIL GRIGOROVSPUTNIK
