Mentre il cdx non trova l’intesa per il nome del (o della) premier, Letta incontra Di Maio e Sala. Crippa si dimette da capogruppo M5S
Si svolgerà domani alle 17 a Montecitorio il vertice del centrodestra. Oltre a Silvio Berlusconi per Forza Italia, Matteo Salvini per la Lega e Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia, anche Lorenzo Cesa e Antonio De Poli dell’Udc e Maurizio Lupi di Noi con l’Italia.
SALA INCONTRA LETTA E DI MAIO: “CERCO DI DARE UNA MANO”
In questo clima teso da campagna elettorale ormai entrata nel vivo, si è concluso oggi pomeriggio un incontro tra il segretario del Pd Enrico Letta, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il sindaco di Milano Beppe Sala.
Il sindaco dopo l’incontro ha dichiarato: «pronto a fare una lista nazionale? No, sto solo cercando di dare una mano, è chiaro che Letta è il segretario di un partito che per me è un riferimento, non essendo il mio partito, ed è un amico da tanti anni, quindi più che altro volevo capire la situazione. Io non sarò parte di questa partita ma questo l’ho detto molte volte. Da qua a disinteressarmi per un momento così delicato per questo Paese ce ne passa».
«Ripeto, io non sarò parte diretta della creazione di nulla, però il mio interesse a capire il mondo del centrosinistra, come sarà e come affronterà questo momento delicato, c’è. Ci sono principi fondamentali – ha spigato Sala – che sono alla base del mio modo di vedere la politica, i miei valori, l’idea di dare importanza e peso al ruolo dell’ambiente, a un credo europeista totale: queste sono le cose che porto sempre al mio amico Letta».
GRILLO: NO A DEROGA DUE MANDATI
Da Beppe Grillo arriva un no secco e senza possibilità di fraintendimenti in merito alla possibilità di modificare la regola dei due mandati. I Cinque Stelle che dovranno salutare la politica, dato che Grillo non intende valutare nemmeno l’idea di una microderoga, sono i volti più noti: Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia; Paola Taverna, vicepresidente del Senato; Roberto Fico, presidente della Camera e Virginia Raggi, ex sindaca di Roma.
CONTE NON CERCA ALLEATI
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle, sottolinea l’intenzione di non cercare alleanze. «Saremo soli, saremo il terzo polo, il terzo campo, il campo giusto, dove c’è la dignità della persona, di chi lavora, la dignità sociale di chi in un momento di difficoltà può essere aiutato dallo Stato senza essere umiliato, bullizzato da politici che vivono di privilegi. Noi non tradiremo mai i cittadini che ci voteranno. È l’impegno che voglio anticipare per questa campagna elettorale».
Secondo Conte quello dei due mandati “non è un diktat: Grillo ha sempre sostenuto questo principio, e io condivido il suo fondamento. Siamo in situazione complicata, una fase in cui alcune esperienze gioverebbero molto al Movimento” e ha annunciato che se ne sta discutendo all’interno del M5S e verrà sciolta a breve la riserva.
Arriva l’attesa dimissione da capogruppo alla Camera di Davide Crippa, in rotta con il Movimento 5 Stelle dopo la decisione di aprire la crisi di governo. «Non avendo condiviso la linea politica adottata dai vertici del Movimento 5 Stelle – ha spiegato Crippa – che ha causato la crisi del governo Draghi e i suoi drammatici effetti economici su famiglie e imprese, nonché la conseguente, prevedibile rottura di quel progetto ambizioso del campo progressista che ci aveva visti protagonisti di una importante svolta politica dentro e fuori dal M5S, ritengo non sia più opportuno proseguire nel ruolo di rappresentanza che svolgo, dopo essere stato eletto per tre volte, alla guida del gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati».
PD VS FDI, LETTA: “O NOI O LORO”
Secondo il segretario del Pd Enrico Letta non è possibile che queste elezioni si chiudano con un pareggio: “sarà o noi o Meloni”, assicura. «Mai come in queste elezioni il voto italiano sarà il più determinante di sempre nella storia europea. Il voto darà un risultato chiaro e andrà in una direzione o nell’altra, il pareggio non è contemplato. Non c’è pareggio, o vince l’Europa del Next generation Eu, dell’Erasmus, della speranza e del coraggio o vince l’Europa dei nazionalismi, di Orban di Marin Le Pen. Non ci sono terze vie. Per questo dico che la scelta è tra noi e Meloni».
Sulla premiership, Letta non vuole nemmeno entrare: «Derubrichiamo questa assurda discussione della premiership ma, se serve, assumo il ruolo di front-runner della nostra campagna elettorale, questa responsabilità, con la massima determinazione».
E per quanto riguarda il M5S, Letta assicura che non c’è pentimento: «Dobbiamo combattere, mettercela tutta. È un momento bellissimo, ci siamo preparati da tempo a questo appuntamento. Ci siamo preparati dal 2018, quando abbiamo capito cosa ha voluto dire perdere la sintonia con il Paese. Non dobbiamo rinnegare i tre anni che abbiamo dietro le spalle. Sono stati tre anni al servizio del Paese. E voglio dire con chiarezza che senza il lavoro al fianco del M5s non ci sarebbe stato il governo Draghi. Lo dico a chi ci chiede pentimenti, non c’è nessun pentimento su questo. Senza il lavoro con i Cinque Stelle non ci sarebbe stato il governo Conte 2 che poi ha reso possibile il governo Draghi».
CALENDA PUNTA AL DRAGHI BIS
Carlo Calenda di Azione invece, punta al Draghi Bis: «Noi pensiamo a un Governo Draghi bis con una forte componente riformista e ci candidiamo a far questo, ma un Paese non si può fermare solo ad una persona per cui se domani Draghi dicesse che non è disponibile allora mi candiderei io. Spiegheremo come intendo governare questo Paese».
CARFAGNA E L’ADDIO A FORZA ITALIA
Dopo l’addio di Mariastella Gelmini e Renato Brunetta si fa sempre più probabile l’addio a Forza Italia di Mara Carfagna. La ministra per il Sud rivolge un’accusa senza mezzi termini a Berlusconi e al centrodestra nella sua interezza, che bolla come irresponsabile e instabile. «Tirerò le somme a breve – ha detto, anche se una decisione sembra essere già presa – la riflessione che sto facendo parte da due dati di fatto: gli applausi di Putin alla crisi e le centinaia di messaggi di sindaci e imprenditori che da giorni mi dicono “ma siete impazziti?” Ora mi chiedo: ha un senso proseguire una battaglia interna? O bisogna prendere atto di una scelta di irresponsabilità e instabilità, fatta isolando chi era contrario, e decidere cosa fare di conseguenza?».
Nell’intervista a Repubblica dichiara: «bisognava mettere in sicurezza le cose pratiche, concrete, prima del voto del marzo prossimo e rivendicare come successi un minuto dopo. Era questo l’esame di maturità che FI avrebbe dovuto chiedere a Lega e FdI: dimostriamo agli italiani, all’Europa e all’Occidente che siamo un fronte responsabile, serio, capace di rispettare i patti fino in fondo. Si è fatto il contrario. Ciò che conta ora è ripristinare l’affidabilità italiana, messa gravemente a repentaglio dalla crisi e da chi l’ha provocata. Meloni ha tutto il diritto di proporre la sua premiership: se l’è guadagnata, guida un partito che ha ampiamente sorpassato la Lega e ha il triplo di voti di FI. A Draghi si è sempre opposta, per molti versi è la più coerente. Ma la sua idea dell’Italia non è la mia. Io penso che l’Italia non debba somigliare all’Ungheria di Orbán, ma alla Germania di Merkel.
Penso che Steve Bannon sia un cattivo maestro. Penso che l’integrazione politica ed economica europea siano un’ancora di salvezza, non un pericolo per il nostro Paese. la mancata fiducia a Draghi indica la rinuncia a ogni autonomia della componente liberale dalla destra sovranista. Fino al 19 luglio FI non avrebbe avuto alcun dubbio sulla linea in caso di problemi del governo: favorire la conclusione ordinata della legislatura, mettere in sicurezza famiglie e imprese, sostenere il premier più rispettato d’Europa per poi poterne rivendicare i successi in campagna elettorale. Dal 20 luglio il Rubicone è stato varcato. È stata fatta una scelta di totale discontinuità con la nostra storia e con le nostre relazioni europee e occidentali».
NODO PREMIER, IL CENTRODESTRA ESITA
Dopo l’aut-aut di Giorgia Meloni, che ha dichiarato che non si può pensare a un accordo se non si è d’accordo sul nome del candidato premier, Silvio Berlusconi ha riportato la palla a centro campo affermando che “la scelta all’interno del centrodestra è un tema che non” lo “appassiona”. «Non mi sembra che a sinistra abbiano indicato alcun candidato – ha dichiarato, tenendosi lontano dalle polemiche – agli italiani interessano le nostre proposte per uscire dalla crisi, per dare speranze ai giovani e sicurezza agli anziani, per ridurre le tasse e creare occupazione, per tagliare la burocrazia, per difendere l’ambiente», ha concluso.
«La difficoltà sarà governare questo Paese che avrà una crisi economica in autunno, non saranno rose e fiori. Noi la affronteremo con l’idea di investire sul lavoro – ha affermato invece Salvini, che svincola dal discorso sulla premiership – meno tempo si passa a litigare e meglio è. Chi prende un voto in più sceglie, vince e governa, non capisco dove sia il problema. Nella riunione di domani inviterò Berlusconi e Meloni a parlare di temi, a concentrarsi su una idea di Italia, li inviterò a concentrarci su cosa faremo dal 26 settembre».
RENZI: OBIETTIVO 5%
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, continua ad accarezzare “al momento” l’idea di correre da soli.
Intervistato da Adnkronos Renzi ha affermato che “l’obiettivo è arrivare al 5%, siamo convinti di poterci arrivare“. Secondo il numero uno di IV: «abbiamo superato i 2mila volontari in un giorno e mezzo. Stiamo preparando la Leopolda, che si svolgerà nei giorni 1, 2 e 3 settembre e si chiamerà ‘Dammi il 5’: chiederemo a ciascuno di portare 5 amici. C’è grande entusiasmo attorno a questa iniziativa».
PARTITA REGIONALE
Diverse le condizioni a livello regionale, dove il Pd apre al M5S: «per la Lombardia, anche in virtù della legge elettorale, bisogna davvero chiamare a raccolta tutti coloro che credono che questa giunta abbia fatto male – ha detto il capogruppo lombardo del Pd in Consiglio regionale, Fabio Pizzul – la partita nazionale è una cosa, ed è chiaro che con i 5 Stelle per le Politiche è impossibile qualsiasi alleanza, ma se le Regionali saranno sfasate rispetto alle politiche, ci potranno essere ragionamenti anche di diverso tipo».
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI

