Un vice ispettore della polizia penitenziaria era accusato di aver aggredito brutalmente un detenuto durante una perquisizione
La Cassazione ha confermato la condanna per lesioni a carico di un vice ispettore della polizia penitenziaria per aver brutalmente picchiato un detenuto nel carcere di Marassi a Genova. Il vice ispettore è stato accusato in concorso con un assistente capo, imputato in un processo differente.
La difesa ha sostenuto che non si è trattato di un’aggressione ma “dell’esercizio di un dovere di perquisizione, sconfinato involontariamente in lesioni a causa del comportamento di opposizione assunto dal detenuto”.
Al vice ispettore era accusato di aver condotto il detenuto nella stanza delle perquisizioni dopo averlo fatto spogliare, preso a schiaffi e, dopo che la vittima si era rannicchiata a terra con le braccia sulla testa per proteggersi dai colpi, di averlo colpito con calci sulla schiena, sulla testa e sul braccio sinistro. Le percosse avevano causato lesioni, un edema, escoriazioni, eritema, con circa 20 giorni di prognosi.
Secondo la Cassazione “la tesi dell’adempimento del dovere non riesce ad estendersi alla condotta effettivamente addebitata all’imputato, perchè, anche a voler ammettere che la perquisizione fosse legittima, è la successiva, violenta aggressione fisica contro un soggetto inerme (riferita anche da due testimoni oculari esterni di cui l’imputato sembra dimenticarsi) a non trovare alcuna giustificazione”.
di: Francesca LASI
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