L’Onu condanna il passo indietro di Ankara dal trattato internazionale contro la violenza sulle donne
La decisione della Turchia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale a difesa delle donne, è stata amaramente recepita dall’Onu. Il relatore speciale delle Nazioni unite sulla violenza contro le donne Reem Alsalem ha invitato Ankara a “riconsiderare questa decisione“.
La scelta di ritirarsi dalla Convenzione è stata confermata la scorsa settimana dal Consiglio di Stato turco. Già dopo il primo annuncio del ritiro, avvenuto nel 2021, migliaia di persone erano scese in piazza per protestare contro il Governo, suscitando anche lo sdegno dei partner occidentali della Turchia.
Ankara aveva giustificato la decisione accusando la convenzione di incoraggiare l’omosessualità e di minacciare la struttura della famiglia tradizionale.
L’invito è stato rilanciato con la presentazione delle conclusioni preliminari di un rapporto sulla situazione dei diritti delle donne nel Paese, che pur avendo “fatto importanti riforme per prevenire la violenza” di fatto schiera risorse ancora insufficienti per una tutela effettiva delle donne.
Secondo questo report infatti in Turchia oggi esistono sulla carta delle tutele dei diritti delle donne; queste tutele si scontrano però con la realtà dei fatti, dall’accesso all’aborto alle condizioni di salute sessuale, fino ai diritti civili. Basti pensare alle ong femministe perseguite per “attività immorale”.
Secondo l’Onu il ritiro dalla Convenzione non farà che indebolire l’applicazione delle leggi esistenti.
Stando alla piattaforma We Will Stop Femminicide, dall’inizio del 2022 in Turchia sono già state uccise 236 donne, la maggior parte per mano di un familiare. L’anno scorso le vittime di femminicidio sono state 423.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/AKHTAR SOOMRO /DC

