Ogni anno oltre 12 milioni di ragazze si sposano prima dei 18 anni. Dietro il matrimonio precoce non c’è soltanto una scelta sentimentale sottratta, ma scuola, salute, autonomia economica e, spesso, la possibilità stessa di decidere chi diventare.
Essere bambine dovrebbe significare avere tempo. Il matrimonio precoce lo toglie a milioni di ragazze
Tempo per studiare, sbagliare, giocare, fantasticare su cosa fare da grande, immaginare una vita diversa da quella che altri hanno previsto. E soprattutto tempo per diventare adulte prima che qualcuno chieda loro di comportarsi come tali.
Eppure, nel mondo, circa 650 milioni di donne e ragazze oggi in vita sono state sposate prima dei 18 anni. Ogni anno se ne aggiungono più di 12 milioni. UNICEF definisce il matrimonio infantile una violazione dei diritti umani e ricorda che, sebbene possa riguardare anche i ragazzi, tra le ragazze è circa cinque volte più frequente.
Il numero è impressionante. E il rischio è che, proprio perché enorme, rimanga soltanto un numero. Dietro quei 650 milioni ci sono altrettante storie nelle quali l’infanzia ha smesso di appartenere interamente a chi la stava vivendo.
Sposarsi troppo presto significa scegliere troppo poco
Parlare di matrimonio precoce fa pensare subito alla libertà di scegliere con chi sposarsi, ed è certamente una parte del problema, ma non l’unica. Quando una ragazza si sposa da minorenne cambiano spesso molte altre cose insieme, e UNICEF le collega a gravidanze precoci, isolamento sociale, interruzione degli studi, minori opportunità economiche e maggiore esposizione alla violenza domestica, con un’aggravante ulteriore quando la ragazza viene data in sposa a un uomo più grande e lo squilibrio nella possibilità di decidere della propria vita si allarga ancora.
Il punto, allora, non è soltanto chiedersi a quale età una persona dovrebbe sposarsi, ma quante decisioni importanti possano essere prese liberamente quando non si dispone ancora degli strumenti economici, culturali e sociali per scegliere davvero.
Il matrimonio non trasforma una violenza in un consenso
C’è un aspetto di cui si parla meno, perché è più difficile da dire. Una ragazza sposata da minorenne, spesso con un uomo molto più grande di lei, non subisce soltanto una limitazione della sua libertà. Può subire una violenza sessuale.
UN Women ricorda che le ragazze sposate giovani sono esposte al rischio di stupro e di violenza fisica, e che il consenso non può essere libero e pieno quando una delle parti non è sufficientemente matura. Non è una forzatura delle parole. Quando una ragazza non ha il potere di decidere se, quando e con chi avere un rapporto, e quando chi le sta accanto ha su di lei una forza economica, sociale e fisica che lei non ha, il fatto che quella relazione abbia un nome e una cerimonia non ne cambia la natura.
Il quadro più ampio lo offre UNICEF, secondo cui più di 370 milioni di ragazze e donne oggi in vita, una su otto, hanno subito uno stupro o un’aggressione sessuale prima dei 18 anni, con 79 milioni solo in Africa subsahariana, la regione con il numero più alto di vittime. Sono cifre che non riguardano soltanto le spose bambine e che non vanno attribuite al matrimonio, ma che dicono quanto l’infanzia sia esposta alla violenza sessuale, dentro e fuori dalle case in cui viene chiamata famiglia.
E quando un rapporto sessuale avviene con una minorenne che non ha avuto alcuna possibilità reale di dire no, chiamarlo matrimonio non lo rende diverso. In questi casi il matrimonio non protegge. Copre.
La scuola è spesso la prima cosa che si perde
I dati che l’UNESCO ha diffuso in occasione della Giornata internazionale raccontano un paradosso. A livello globale il divario tra maschi e femmine nell’accesso all’istruzione si è ridotto fino a raggiungere la parità nelle iscrizioni, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria superiore, ma questo non significa che tutte le ragazze abbiano le stesse possibilità di completare gli studi.
Nel 2025 il 18% delle ragazze nel mondo risultava sposato prima dei 18 anni, contro il 25% del 2000, e in Africa subsahariana la quota arriva ancora al 31%, mentre l’UNESCO indica proprio il matrimonio precoce e la maternità adolescenziale tra i principali ostacoli alla prosecuzione degli studi.
Una ragazza che lascia la scuola perde istruzione, certamente, ma può perdere anche competenze, relazioni, accesso al lavoro e quindi indipendenza futura, e l’effetto non finisce necessariamente con l’adolescenza, ma realisticamente la accompagnerà per tutta la vita adulta.
Avere un diritto non significa sempre poterlo esercitare
C’è un altro dato che mostra quanto la questione sia complessa. Secondo i dati UNESCO del 2026, il 58% dei Paesi garantisce nel proprio ordinamento il diritto all’istruzione senza discriminazioni basate sul sesso o sul genere, ma solo il 35% protegge esplicitamente il diritto allo studio delle ragazze incinte o già madri.
Persino quando la legge consente di tornare a scuola, la realtà può renderlo raro. Nel 2024, in Africa subsahariana, circa 6 milioni di ragazze incinte o giovani madri tra i 10 e i 19 anni erano fuori dal sistema scolastico, e oggi meno del 5% riesce a tornarvi, nonostante almeno 38 Paesi africani abbiano politiche pensate per aiutarle a rientrare dopo una gravidanza. Il Rapporto GEM dell’UNESCO non ne spiega le cause nel dettaglio, ma ricorda che trasporto, divise, libri di testo e alloggio possono rendere l’istruzione irraggiungibile per una famiglia e che in molti Paesi la pressione sociale spinge ancora a sposarsi e a diventare madri.
È la differenza tra possedere formalmente un diritto e avere davvero la possibilità di usarlo.
Il matrimonio precoce non è inevitabile
La buona notizia è che qualcosa sta cambiando. UNICEF stima che negli ultimi 25 anni siano stati evitati 68 milioni di matrimoni infantili grazie agli investimenti nell’istruzione delle ragazze, alle riforme legislative e alla protezione sociale, e anche la quota globale di ragazze sposate prima dei 18 anni è diminuita. Ma il progresso non procede allo stesso ritmo ovunque, e crisi, conflitti e sfollamenti continuano ad aumentare il rischio.
Per questo parlare di matrimonio precoce soltanto come di una tradizione appartenente a luoghi lontani rischia di essere fuorviante. Le tradizioni non esistono fuori dalle condizioni sociali che le mantengono, e povertà, mancanza di istruzione, disuguaglianza di genere e assenza di alternative possono trasformare ciò che viene presentato come una scelta familiare in una strada quasi obbligata. Ciò che ci sembra naturale lo è quasi sempre meno di quanto crediamo, come abbiamo provato a raccontare parlando di maschi di una volta e dei modelli che si credevano immutabili, e vale anche per i ruoli che altri hanno stabilito per le ragazze.
Il diritto di diventare qualcuno prima di diventare la moglie di qualcuno
Forse è questo l’aspetto che quei 650 milioni rendono più difficile ignorare. Un matrimonio precoce non sottrae a una bambina soltanto il diritto di scegliere un marito, ma può sottrarle il tempo per capire chi è, per studiare, per sbagliare, per desiderare un lavoro, per vivere un’adolescenza che non abbia già il peso delle responsabilità adulte, per costruire un’indipendenza economica e per decidere se diventare madre e quando farlo.

È per questo che il matrimonio infantile non riguarda soltanto il matrimonio.
Riguarda la libertà. E una libertà reale comincia molto prima del momento in cui qualcuno ci chiede di scegliere, comincia dall’avere abbastanza tempo, istruzione e possibilità perché quella scelta possa davvero appartenerci.
Quanto tempo serve per diventare adulte? Quello che basta a ciascuna per deciderlo da sola.
In copertina – Una mano di bambina in quella di un adulto (immagine di repertorio). Crediti: Dapo Abideen / Pexels
Domande frequenti sul matrimonio infantile
È un matrimonio formale o un’unione informale prima dei 18 anni. UNICEF lo definisce una violazione dei diritti umani e ricorda che, pur riguardando anche i ragazzi, tra le ragazze è circa cinque volte più frequente.
Più di 12 milioni, circa una ogni tre secondi. Nel mondo circa 650 milioni di donne e ragazze oggi in vita sono state sposate prima dei 18 anni, secondo le stime UNICEF.
Sì, ma non ovunque allo stesso ritmo. UNICEF stima 68 milioni di matrimoni evitati negli ultimi 25 anni, e per l’UNESCO la quota di ragazze sposate prima dei 18 anni è scesa dal 25% del 2000 al 18% del 2025. Conflitti, crisi e sfollamenti continuano ad aumentare il rischio.


